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Foto del giorno: un asino in difficoltà

Foto del giorno: un asino in difficoltà

Fotografia degli Archivi del Ministero della difesa francese, Algeria, 1958. Un soldato, accompagnato da altri commilitoni, porta sulle spalle un asino mentre attraversa un campo. Lo scatto fotografico in quest’ultimi anni è circolato moltissimo, strappando un sorriso più per ciò che raffigura che per la vera dinamica dietro il gesto. Ed è su questo specifico punto che tuttavia sono sorte le speculazioni più varie. La fotografia del soldato e dell’asino merita delucidazioni, e il sottoscritto è qui per fornirle.

Foto del giorno: un asino in difficoltà

Parto col dire che la teoria più diffusa, ma meno accreditata, vuole la scena essere parte dello scenario nordafricano durante la Seconda guerra mondiale. Una didascalia che spesso accompagna l’immagine sostiene che il soldato stia trasportando l’asino sulle spalle per evitare che l’animale, non comprendendo il concetto di “campo minato“, metta a repentaglio la sua vita e quella di tutti i presenti andandosene in giro spensierato.

Naturalmente la prospettiva del campo minato decade non appena si analizza leggermente meglio l’immagine. Se davvero fosse un campo minato, i soldati, addestrati come sono, procederebbero in formazione sparsa e non secondo una disposizione allineata? Allora è necessario scavare tra le fonti storiche a disposizione e vederci meglio. La ricerca ci porta anzitutto a fornire dettagli sul luogo e la data.

Quelli che vediamo non sono militari della Seconda guerra mondiale, ma soldati della 13ª Mezza-Brigata della Legione straniera (13e Demi-brigade de Légion étrangère, talvolta abbreviata in 13e DBLE). L’unità dell’esercito francese venne formata nel 1939 e combatté in numerosi teatri di guerra su scala globale. Ad esempio è ben noto il suo impegno nella guerra d’Indocina (1946-1954) e successivamente nell’accesissima guerra d’indipendenza algerina (1954-1962).

asino articolo giornale

Con una certezza prossima al 100%, si può affermare come lo scatto immortali un momento della guerra d’Algeria. In un frangente non meglio specificato del conflitto, comunque in un’area non troppo distante dalla città di Jebel, i soldati della Legione straniera si imbatterono in un asinello solo e malnutrito. Vedendolo in quelle condizioni, ebbero pietà e decisero di prenderlo con loro. Forse nel tragitto verso il campo base si scattò la fotografia di cui si parla, la quale passò nelle mani dei giornalisti del britannico Daily Mirror (potete osservare la pagina dell’edizione del 19 settembre 1958).

Gli uomini della 13e DBLE chiamarono l’asino “Bambi” in onore dell’omonimo lungometraggio Disney, asserendo che gli occhi dell’animale ritrovato avessero qualcosa in comune con quelli grandi e profondi del cervo animato. Sotto l’ala del reggimento di fanteria, Bambi si riprese rapidamente, diventando addirittura la mascotte dell’unità. Alcune delle più grandi associazioni animaliste (soprattutto americane e inglesi) si adoperarono per dare un nome ed un cognome sia all’autore dello scatto, sia al soldato che portava in spalla il povero puledrino.

La volontà del corpo militare fu quella di mantenere l’anonimato dei militari coinvolti. Nonostante ciò, si è fatta strada l’ipotesi che l’uomo in fotografia fosse un harki, ossia un algerino lealista che combatte per i francesi. Non sarebbe un’affermazione così peregrina, visto che la 13ª Mezza-Brigata all’epoca disponeva di parecchi contingenti ausiliari algerini.

asino 13ª Mezza-Brigata della Legione straniera

Dopo la diffusione della fotografia, di Bambi si seppe poco altro. Ad esempio è certificata la presenza dell’asino al fianco dell’unità nella città di Sidi Bel Abbès, nel 1959. La città all’epoca era il quartier generale della semibrigata. Lo storico Douglas Porch riportò in un suo libro le parole di un portavoce della Legione straniera, secondo cui Bambi avrebbe accompagnato i suoi salvatori fino alla fine delle operazioni, condividendo con loro razioni di cibo e persino ingenti quantità di birra. Non è chiaro cosa ne sia stato di Bambi in seguito. Una fonte suggerisce che alla fine Bambi sia finito alla “Ferme de Legionnaire“, una fattoria della legione vicino a Sidi Bel Abbès.