Nel corso dei millenni ci sono state donne, forti di fronte al pregiudizio, ostinate dinnanzi al divieto, che hanno sgomitato per trovare un proprio posto nel mondo, il più adeguato alle loro esigenze in qualità di essere umani. Un mondo che, lo sappiamo benissimo, ha quasi sempre visto il dominio degli uomini sull’altro sesso. Fra queste donne, in grado di scrivere una pagina di storia importantissima, spicca di Bertha Benz. Già il cognome è un programma, ma forse la sua storia sarà sconosciuta ai più.

Bertha Ringer Benz, nata nel 1849 nel Granducato di Baden, era una donna colta e indipendente, cresciuta in un ambiente agiato ma tutt’altro che incline alla ribellione femminile. Eppure, fin da giovane, mostrò uno spirito indomito, refrattario alle rigide aspettative del tempo. Studiò in via ufficiale e alla luce del sole tutto ciò che ad una donna era permesso. Quando il buio calava, assimilava nel garage di casa le lezioni di meccanica del padre. Le sarebbero tornate molto utili…
Durante una gita del club “Eintracht”, conobbe un giovane ingegnere squattrinato ma geniale: Karl Benz. Questi le parlò di un sogno visionario, di costruire una carrozza che si muovesse senza cavalli. Bertha rimase affascinata da quella mente vulcanica e decise di legare il suo destino al suo. Contro il volere della famiglia, sposò Karl e, con la propria dote, finanziò la fondazione della Benz & Cie., la compagnia che avrebbe dato i natali alla prima automobile della storia.

L’impresa, tuttavia, non fu facile. Nonostante il talento ingegneristico del marito, il prototipo della Patent-Motorwagen, brevettato il 29 gennaio 1886, non suscitò grande interesse. Il pubblico guardava con diffidenza quella carrozza rumorosa e instabile, mentre i possibili finanziatori la ritenevano un’invenzione senza futuro. Lo stesso kaiser Guglielmo II, amante dei cavalli, la considerava “antipatriottica”. Karl, demoralizzato, si chiuse nel silenzio. Ma Bertha, comprendendo il potenziale di quella creazione, decise di agire.
Senza dire nulla al marito, “rubò” letteralmente la sua stessa invenzione. All’alba del 5 agosto 1888, accompagnata dai figli Eugen (13 anni) e Richard (11 anni), spinse in silenzio la Patent-Motorwagen per qualche metro, affinché Karl non si svegliasse. Partì da Mannheim diretta a Pforzheim, lasciando un biglietto al marito con scritto “andiamo a Pforzheim a trovare la nonna”. Il viaggio di circa 106 km assomigliava più ad una sfida epica che ad uno spostamento. Le strade appartenevano a cavalli e carrozze, perciò non esisteva segnaletica, regole precise e norme comuni (per quelle si dovette aspettare William Phelps Eno, di cui già conosciamo la curiosissima storia…).

Durante il tragitto, Bertha dovette affrontare difficoltà meccaniche e logistiche di ogni sorta. Quando il carburante (all’epoca la ligroina) iniziò a scarseggiare, si fermò a Wiesloch, dove acquistò il solvente in farmacia. Solo lì lo poteva trovare. Se ci pensate è paradossale: una farmacia divenne involontariamente la prima stazione di servizio della storia. Quando il tubo del carburante si otturò, lo sbloccò con un fermaglio per capelli; quando il sistema di accensione cedette, utilizzò una giarrettiera per isolare il filo elettrico; e per rifornire il sistema di raffreddamento, dovette fermarsi più volte a riempire d’acqua il radiatore.
Il viaggio, durato circa dodici ore, fu un’autentica odissea; sì, ma di ingegno e perseveranza. Ogni sosta servì anche a studiare il comportamento del veicolo: Bertha comprese, ad esempio, che serviva una terza marcia per affrontare le salite e che i freni dovevano essere rinforzati con pelli di cuoio. Suggerimenti che Karl implementò nelle versioni successive del modello.

Quando finalmente arrivò a Pforzheim, Bertha inviò un telegramma al marito per rassicurarlo e annunciargli il successo dell’impresa. Tre giorni dopo, tornò a Mannheim, percorrendo altri 90 km. La signora Benz pianificò con più oculatezza il viaggio di ritorno, programmando le soste in base alle necessità della vettura. Aveva appena completato il primo viaggio di lunga distanza in automobile, dimostrando la praticità del mezzo e la solidità del progetto.
La notizia fece scalpore, attirando l’attenzione della stampa e dei curiosi. Quella che fino a pochi giorni prima sembrava una stravaganza d’officina divenne una prova vivente del progresso tecnico, e la famiglia Benz vide finalmente riconosciuta la portata rivoluzionaria della propria invenzione. Il coraggio di Bertha Benz fu tanto un atto d’amore verso il marito, quanto un’affermazione personale in un mondo che escludeva le donne da ogni forma di protagonismo tecnico o scientifico. Fu un gesto che intrecciò emancipazione femminile, visione imprenditoriale e modernità.

Bertha ottenne la patente di guida solo 36 anni dopo, ma ormai il suo nome era già leggenda. Nel 2008, per onorarne la memoria, è stata inaugurata la Bertha Benz Memorial Route, un percorso turistico di 194 km che ripercorre le tappe del suo storico viaggio, tra Mannheim e Pforzheim, simbolo di un’avventura che unì ingegno e audacia, tecnica e cuore.




