Almanacco del 28 marzo, anno 845: guerrieri norreni comandati da Ragnar Lothbrok assediano e saccheggiano la città di Parigi. L’episodio passato alla storia come assedio di Parigi dell’845 rappresenta una delle incursioni vichinghe più spettacolari del IX secolo. E se la storiografia lo ricorda è prevalentemente per un motivo: segnò profondamente la percezione della vulnerabilità del mondo carolingio. Alla fine di marzo di quell’anno una grande flotta di guerrieri scandinavi risalì la Senna e giunse davanti alla città, che allora consisteva essenzialmente nell’isola fortificata della Île de la Cité. I nordici, guidati da un capo chiamato nelle fonti latine Reginherus – spesso identificato con la figura leggendaria di Ragnar Lodbrok, anche se tale identificazione resta discussa tra gli storici – occuparono e saccheggiarono la città.

Le incursioni vichinghe non erano una novità nel mondo franco. Già dalla fine dell’VIII secolo gruppi provenienti dalla Scandinavia avevano iniziato a colpire le coste del Mare del Nord e dell’Atlantico, sfruttando le loro navi drakkar. Dopo il famoso attacco del 793 al monastero di Lindisfarne, gli scandinavi avevano rivolto sempre più spesso la loro attenzione verso le ricche abbazie e città mercantili del continente.
Il regno dei Franchi, già sotto Carlo Magno, aveva cercato di contenere il fenomeno organizzando sistemi difensivi lungo le coste e le foci fluviali. Dopo la sua morte nel 814 tali misure si indebolirono. Nel giro di pochi decenni gli attacchi si moltiplicarono. Città come Rouen, Anversa e Dorestad vennero più volte devastate, mentre nel 843 una flotta normanna aveva già compiuto un massacro a Nantes.

Nel marzo dell’845 una flotta vichinga di circa 120 navi (secondo alcune stime con fino a 5.000 guerrieri) penetrò nell’estuario della Senna e iniziò a risalire il fiume. Carlo il Calvo tentò di fermare l’avanzata radunando un esercito, ma commise un errore strategico fatale. Infatti divise le sue forze tra le due rive della Senna per proteggere l’importante abbazia reale di Saint-Denis. Ragnar Lodbrok sfruttò immediatamente la situazione e attaccò il contingente più debole dei Franchi, sconfiggendolo duramente.
Dopo questa dimostrazione di forza, la resistenza franca crollò. L’esercito superstite si ritirò e la flotta vichinga poté avanzare fino alla città. Tra il 28 e il 29 marzo 845, mentre la popolazione celebrava la Pasqua, i guerrieri scandinavi entrarono a Parigi e la saccheggiarono. La città non era una grande metropoli ma un centro urbano relativamente modesto, concentrato sull’isola centrale della Senna; proprio per questo risultò particolarmente vulnerabile a un attacco improvviso. Le fonti non descrivono nel dettaglio le operazioni militari, ma è chiaro che i vichinghi riuscirono rapidamente a impadronirsi della città e a depredarne le ricchezze.

Carlo il Calvo si trovò allora davanti a una scelta difficile. Non disponeva delle forze necessarie per affrontare l’esercito vichingo in campo aperto e temeva che la devastazione potesse estendersi all’intera regione. Decise quindi di negoziare. Il sovrano offrì a Ragnar un enorme tributo di 7.000 livre d’argento. In cambio del pagamento i vichinghi accettarono di lasciare la città e di ritirarsi lungo la Senna.
L’episodio ebbe conseguenze politiche durature. Molti contemporanei criticarono aspramente Carlo il Calvo per aver pagato il tributo, ritenendo che tale gesto incoraggiasse nuove incursioni. In effetti il timore non era infondato: nei decenni successivi i sovrani franchi furono costretti più volte a versare altri pagamenti analoghi ai vichinghi.

L’attacco del 845 dimostrò in modo drammatico quanto il sistema politico carolingio fosse ormai fragile. Le rivalità tra aristocratici, le guerre dinastiche e la crescente autonomia dei grandi feudatari indebolivano la capacità di difesa del regno. Ciò accadeva proprio mentre le incursioni nordiche diventavano sempre più organizzate e profonde. Parigi sarebbe stata nuovamente minacciata nei decenni successivi, fino al celebre assedio dell’885-886. L’evento del 845 rimase comunque uno dei primi grandi traumi della storia della città medievale, segnando l’inizio di un lungo confronto tra il mondo franco e i guerrieri scandinavi che avrebbe trasformato profondamente la geografia politica dell’Europa occidentale.




