Potešnye vojska, letteralmente “esercito giocattolo“. Questo era il nome del corpo militare d’addestramento nato nel 1683, quando il futuro autocrate di tutte le Russie, Pietro Alekseevič Romanov, aveva solamente 11 anni. Esatto, l’età giusta per apprendere i meccanismi tattico-strategici della guerra moderna, per avere una vaga idea di come funzioni il combattimento in campo aperto o lo schieramento delle truppe in base alla morfologia del territorio. Di lì a pochi anni, il Potešnye finirà per assumere i caratteri ben più marcati dell’unità d’élite, plasmando il nucleo originario della guardia imperiale russa.

L’anno prima della nascita dell’esercito giocattolo, Pietro aveva dovuto fare i bagagli in fretta e furia per fuggire da Mosca. Il perché è presto detto: un sanguinoso colpo di stato aveva portato al potere Sof’ja Alekseevna Romanova. La sorellastra del giovanissimo Pietro, autoproclamatasi per questo reggente dell’impero facente le veci del nipote. Il principe di Casa Romanov trovò nella residenza di Preobraženskoe, sobborgo moscovita, un luogo in cui poter vivere lontano dalle violente trame di corte. La cosa andò avanti per sette anni, dal 1682 al 1689.
Anche se distante dal centro del potere, Pietro risultava sulla carta il legittimo sovrano di Russia (assieme al povero Ivan V, il fratello che mai nessuno si è filato), e come tale necessitava di un’educazione militare. Ecco perché nel novembre del 1683 si costituì un primo contingente di Potešnye. La fantasia potrebbe giocarvi un brutto scherzo: non immaginatevi soldati fatti e finiti, temprati da decine e decine di battaglie, bensì aristocratici compagni di giochi della stessa età di Pietro, i quali – per l’appunto – giocavano “a fare la guerra”.

Così nasceva l’esercito giocattolo di Pietro, altresì detto “esercito da divertimento”. Le settimane si fecero mesi, i mesi si fecero anni, e il corpo militare d’addestramento cresceva tanto in numero quanto in età. Il giovane zar tirò dentro un po’ chiunque, persino i servi di Preobraženskoe. Arrivò un momento in cui Pietro (in realtà i suoi fidati consiglieri militari) dotò il corpo di unità di cavalleria e artiglieria, inscenando battaglie sempre più complesse e realistiche. Un piccolo aneddoto a tal riguardo è degli anni ’90 del XVIII secolo. Durante una simulazione bellica, Pietro – nel frattempo divenuto zar a tutti gli effetti – restò lievemente ferito dallo scoppio di una granata.
Quando nei manuali di storia trovate scritto “rivoluzione della Russia sul modello occidentale“, è sottinteso anche il suddetto aspetto. Per addestrare al meglio i membri del Potešnye, Pietro fece chiamare i migliori istruttori militari dell’Europa occidentale. Ciò creò un distacco qualitativo tra il suo “esercito giocattolo” (di nome, ma non più di fatto) e l’esercito russo propriamente detto, la cui organizzazione era ancora in gran parte semi-feudale.

Allo scoccare del 1685, quella che doveva essere una semplice “compagnia di bombardieri” contava sull’apporto di oltre 300 effettivi. Costoro vivevano in caserma e conducevano una vita prettamente marziale. L’anno della svolta fu però il 1687, quando vennero aggregate al piccolo esercito di Pietro delle guardie scelte provenienti dal corpo degli Strel’cy (ovvero i militari a difesa del Cremlino; un po’ come i pretoriani romani o i giannizzeri ottomani). L’aggiunta rese obbligatoria la riorganizzazione del corpo militare in due compagnie separate: Preobraženskij e Semënovskij, dai nomi dei rispettivi quartier generali.

Ancora una volta, a testimonianza della centralità di questa piccola branca elitaria dell’esercito zarista, ci basti osservare chi vi gravitò attorno e che fine fece. Un nome abbastanza indicativo è quello di Aleksandr Danilovič Menšikov. Egli fu un grande amico personale di Pietro il Grande, nonché futuro principe dell’impero e Generalissimo dell’esercito russo.
Finalmente nel 1689 Pietro decise di agire e afferrare le redini del governo. Con un colpo di stato in piena regola depose la sorellastra Sof’ja. Parteciparono all’azione anche i Potešnye. Negli anni a venire, le due compagnie proseguirono nella loro funzione d’addestramento per il monarca, anche se il destino avrebbe riservato loro un’ulteriore evoluzione. Visti i numeri di cui disponevano (un’esercitazione nel 1695 coinvolse qualcosa come 15.000 uomini), lo zar Pietro optò per una ridefinizione tecnica: assunsero il nome di reggimenti. I Reggimenti Preobraženskij e Semënovskij furono le prime due unità operative della futura guardia imperiale russa.




