A quanto pare l’uso dei report sulla mortalità era in uso già in passato nel corso delle epidemie. Per esempio i londinesi sfruttarono i dati settimanali in merito alla mortalità per decidere dove andare, chi incontrare o se lasciare la città durante la peste nera del 1665.
Come sopravvivere alla peste nera del 1665

Uno studio, pubblicato da Sage e realizzato dall’Università di Portsmouth, ha rivelato che i londinesi sfruttavano le statistiche di mortalità pubblicate settimanalmente per prendere decisioni importanti durante la Grande Peste del 1665. Questi report all’epoca erano noti come Bills of Mortality.
La ricerca si è basata sul diario di Samuel Pepys e ha dimostrato come tali resoconti numerici divennero strumenti fondamentali per gestire la popolazione durante quella terribile epidemia. I Bills of Mortality erano report statistici settimanali che indicavano il numero dei decessi nelle parrocchie di Londra. Tali report elencavano sia il numero totale dei decessi che le cause della morte.
Secondo la professoressa Karen McBride dell’Università di Portsmouth, durante la Grande Peste (la quale uccise 100mila persone solamente a Londra), i Bills erano una lettura fondamentale di sopravvivenza per chi cercasse di orientarsi nella città dove imperversava la morte.

Nel suo diario Pepys citava la parola “peste” 150 volte durante questo periodo. Il che vuol dire che stava monitorando attentamente la progressione dell’epidemia. Ma Pepys non si limitava ad annotare dati sul suo diario: li sfruttava anche per stabilire come agire quotidianamente, valutando il livello di pericolo nelle diverse zone della città.
Questi resoconti influenzarono decisioni su spostamenti, sopravvivenza e interazioni sociali. Nel frattempo diversi progetti di legge giustificarono interventi governativi senza alcun precedente: le autorità pubbliche in pratica si assunsero responsabilità che in precedenza erano a carico di monarchia e Chiesa. Fra di esse figuravano misure di quarantena, restrizioni agli spostamenti e sospensione di alcune libertà quotidiane. Vi ricorda niente? Diciamo che non ci siamo inventati nulla.
Pepys registrava l’aumento dei decessi per peste, poi si segnava quali erano le parrocchie più colpite. Infine stabiliva di conseguenza dove andare e dove non andare. Per gli studiosi questo rappresenterebbe un “uso istintivo e rudimentale delle informazioni contabili” in modo da prendere decisioni fondamentali per sopravvivere.
Ovviamente non tutti potevano però permettersi di consultare i Bills of Mortality. Solamente i londinesi più ricchi come Pepys potevano leggerli. E solamente loro avevano le capacità e le competenze per interpretarli e agire di conseguenza.

Quando i londinesi dell’élite constatarono, dati alla mano, che i contagi stavano aumentando, ecco che decisero di lasciare la città in modo da rifugiarsi in campagna. I londinesi più poveri, invece, non avevano accesso a tali informazioni e avevano dunque meno possibilità di fuga. Fra l’altro vivevano spesso in condizioni di sovraffollamento e dunque avevano maggiori probabilità di ammalarsi di peste.
Erano anche coloro che erano maggiormente soggetti alle misure restrittive di quarantena. In pratica i dati in merito alla salute pubblica non fecero altro che acuire le disuguaglianze sociali già esistenti.




