Fotografia di Emmy Andriesse, Amsterdam, Paesi Bassi sotto occupazione nazista, inverno 1944-1945. Un ragazzo magrissimo osserva attonito la vetrina di un negozio quasi vuoto ad Amsterdam durante l’occupazione tedesca. La fotografia di Emmy Andriesse è una delle più rappresentative di ciò che fu la carestia olandese del 1944. Essa fu capace di mettere definitivamente in ginocchio una popolazione stremata da anni di guerra.

In un vecchio articolo affrontammo un particolare risvolto dell’Hongerwinter, il nome con cui gli olandesi definiscono l’estrema penuria di cibo che si verificò nei Paesi Bassi occupati dal settembre del 1944 fino ai primissimi mesi del 1945. L’approfondimento riguardava un malizioso nesso tra l’inedia artificialmente causata dai tedeschi e progressi nella comprensione scientifica-sanitaria della celiachia. Oggi però il focus lo poniamo sull’evento storico in sé, e sulle conseguenze dirette che purtroppo partorì.
La prima cosa che è doveroso ricordare quando si affronta con sguardo analitico la carestia nei Paesi Bassi al fine del secondo conflitto mondiale è che questa fu provocato intenzionalmente come forma di ritorsione da parte del Terzo Reich. Nel settembre 1944, il governo nederlandese in esilio ordinò uno sciopero ferroviario generale per ostacolare i movimenti delle truppe tedesche e favorire l’avanzata alleata (la famosa Operazione Market Garden).

In tutta risposta il Reichskommissar dei Paesi Bassi Arthur Seyss-Inquart ordinò un embargo totale sui trasporti di cibo e carbone verso le città dell’ovest del paese. Vero è che i tedeschi revocarono parzialmente l’embargo a novembre; tuttavia l’arrivo di un inverno precoce e gelido bloccò i canali, impedendo ogni rifornimento.
In quel periodo, la razione giornaliera ufficiale per un adulto scese drasticamente; parliamo di numeri inferiori a 500-400 calorie al giorno. La popolazione arrivò a cibarsi di bulbi di tulipano e barbabietole da zucchero per placare i morsi della fame.
Si stima che circa 20.000 persone morirono di stenti, freddo e malattie correlate alla malnutrizione prima della liberazione nel maggio 1945.

Altresì necessario spendere due parole sull’autrice della fotografia di cui sopra. Emmy Andriesse scattò questa foto rischiando la vita. Essendo di origine ebraica, viveva sotto falsa identità con documenti contraffatti forniti dalla resistenza. Faceva parte del gruppo Ondergedoken Camera (traducibile in “Macchina fotografica clandestina”). Un collettivo di fotografi che documentava segretamente le atrocità dell’occupazione. Andriesse usava una fotocamera Rolleiflex nascosta sotto il cappotto, scattando spesso “al buio” senza guardare nel mirino per non farsi scoprire dalle pattuglie tedesche.




