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Sopravvivere ad una caduta libera di oltre 10.000 metri? Chiedere alla hostess Vesna Vulović

Sopravvivere ad una caduta libera di oltre 10.000 metri? Chiedere alla hostess Vesna Vulović

Il 23 dicembre 2016 si è spenta a Belgrado la vita di Vesna Vulović. La sua esistenza però sarebbe potuta concludersi ben prima, addirittura nel 1972, quando di anni ne aveva solamente 22. Il suo nome quasi sicuramente non vi dirà nulla, ma se oggi ne parliamo, un motivo dovrà pur esserci. Se sfogliate il Guinness dei primati, alla voce “più alta caduta senza paracadute”, trovate due nomi: il primo è quello di Luke Aikins, che per ironia del destino, proprio nel 2016 ha stabilito il record del mondo nel lancio pianificato senza dispositivi di salvataggio (ben 7.620 metri); il secondo è quello della già citata Vulović, che invece sopravvisse da una caduta di oltre 10.000 metri non per sua volontà, ma a causa di un attentato. Questo è il racconto di quell’incredibile vicenda.

Sopravvivere ad una caduta libera di oltre 10.000 metri? Chiedere alla hostess Vesna Vulović

Vesna era di servizio in quel 26 gennaio 1972. L’attendeva il volo JAT Yugoslav Airlines 367, una traversata che da Stoccolma avrebbe fatto scalo prima a Copenaghen e poi a Zagabria, atterrando infine a Belgrado. Alle 16:01 una detonazione squarciò la pancia del velivolo, causandone la precipitazione e il conseguente schianto nei pressi del villaggio cecoslovacco di Srbská Kamenice. Dei 28 occupanti, solo uno si salvò: l’assistente di volo, Vesna Vulović.

Non appena l’aereo impattò col suolo, un uomo del posto, Bruno Honke, si recò nell’area per vedere cosa fosse accaduto. Per fortuna Honke aveva servito come medico di campo durante la Seconda guerra mondiale. Sentì delle urla fra i rottami in fiamme, ed erano quelle di Vesna. La tirò fuori e la tenne in vita con manovre di primo soccorso. Poi arrivarono le ambulanze e Vesna fu trasportata d’urgenza nell’ospedale più vicino. Se la cavò con fratture multiple al cranio, alle vertebre, agli arti inferiori, e uno stato comatoso durato 27 giorni.

Vesna Vulović tragitto aereo 1972

Come fu possibile? Come riuscì la hostess a cadere da un’altezza di 10.160 metri, senza alcun paracadute, salvandosi per il rotto della cuffia? Fortuna, semplice e sfacciata fortuna. Quando l’esplosione avvenne – frutto di un attentato terroristico, molto probabilmente orchestrato dai nazionalisti croati emigrati in Europa occidentale – la rapida depressurizzazione sbalzò fuori quasi tutti i passeggeri. Vesna Vulović invece rimase incastrata all’interno della fusoliera, si dice a causa del carrettino per servire il cibo. Questo, oltre all’angolo della caduta particolarmente favorevole, la graziò da fine certa.

Ci vollero mesi prima di riprendersi fisicamente dal trauma. Non riacquisì mai le piene funzioni motorie delle gambe; tuttavia tornò a lavorare per la stessa compagnia aerea, svolgendo mansioni d’ufficio e non di volo. Nel 1990 la JAT la licenziò per aver criticato il governo di Slobodan Milošević, ma le autorità non l’arrestarono. Sarebbe stata una cattiva pubblicità per il regime, visto che la Vulović era divenuta nel tempo un’eroina nazionale dell’ex Jugoslavia.

Vesna Vulović dinamica incidente

Nel 1985 Paul McCartney in persona consegnò alla donna il riconoscimento del Guinness dei primati. La tragedia del 1972 ebbe delle gravose ricadute psicologiche e l’ex assistente di volo si rifugiò nella religione, riscoprendosi una fervente cristiana ortodossa. Rilasciò poche interviste e morì in povertà, come già anticipato, in un fatiscente appartamento di Belgrado nel 2016. Soffriva di cuore.