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Ricordarsi di tutto e tutti: il curioso caso di Solomon Šereševskij

Ricordarsi di tutto e tutti: il curioso caso di Solomon Šereševskij

Ricordare (quasi) tutto, con una precisione che sfiora l’impossibile, non è soltanto un artificio letterario, per Solomon Šereševskij fu una realtà quotidiana. Straordinaria e faticosa assieme, per carità. Nato nel 1886 a Toržok, nella Russia centrale, “Š” – come lo chiamava il suo medico – divenne celebre a causa della sua prodigiosa memoria. La sua fu una mente capace di trattenere una quantità di informazioni virtualmente illimitata.

Ricordarsi di tutto e tutti: il curioso caso di Solomon Šereševskij

Giornalista di professione e musicista mancato a causa di un problema all’udito (non si può avere tutto nella vita, eh) Šereševskij entrò nella storia della psicologia quasi per caso, quando il suo direttore si accorse che non prendeva mai appunti e, interrogato, seppe ripetere parola per parola un’intera riunione. Da lì l’incontro decisivo con Aleksandr Romanovič Lurija, uno dei padri della neuropsicologia sovietica, che per oltre trent’anni studiò sistematicamente il suo caso.

Lurija si trovò di fronte a un fenomeno che sfidava le categorie tradizionali della memoria. Solomon Šereševskij memorizzava senza sforzo liste di cinquanta o più parole in pochi secondi, lunghe sequenze numeriche, formule matematiche complesse, testi poetici e brani in lingue che non aveva mai studiato, inclusi passi della Divina Commedia. Oggi sappiamo che l’uomo fu affetto da ipertimesia.

Solomon Šereševskij memoria

Ancora più sorprendente era la stabilità del ricordo: a distanza di anni, Š sapeva rievocare non solo il contenuto dei test, ma anche il giorno, l’abbigliamento indossato, le domande precise che gli erano state poste. Lurija, verificando le proprie agende, dovette ammettere che quei ricordi erano accurati. Di fronte a un simile quadro, parlò di una «memoria praticamente illimitata», espressione che diede il titolo implicito al caso e che trovò la sua forma definitiva nel libro Una memoria prodigiosa (1968), destinato a diventare un classico della letteratura scientifica.

Col tempo emerse che la memoria di Šereševskij non era “fotografica” in senso stretto, né universale. Aveva difficoltà con i volti e con il linguaggio figurato. Per fare un esempio: metafore e astrazioni lo mettevano in crisi, perché ogni parola per lui evocava immagini concrete, spesso troppo ricche e intrusive. Il segreto e al contempo la condanna della sua memoria stava nella sinestesia. Ogni stimolo verbale o concettuale generava automaticamente una costellazione di colori, suoni, odori e sensazioni tattili.

Solomon Šereševskij giornalista satirico

Una parola non era mai solo una parola, ma una scena completa. Questo meccanismo rendeva i ricordi estremamente stabili, ma anche difficili da controllare. Le immagini si accumulavano, si sovrapponevano, impedendogli di dimenticare ciò che sarebbe stato necessario lasciare sullo sfondo.

Solomon Šereševskij utilizzava inoltre, in modo spontaneo e poi sempre più consapevole, la tecnica dei loci, un metodo mnemonico antico che organizza le informazioni all’interno di spazi mentali familiari. Le sue celebri “passeggiate mentali” erano veri e propri mondi interiori, popolati da oggetti e personaggi associati a dati, numeri e parole. Accanto alle capacità mnemoniche, Lurija osservò anche un controllo sorprendente delle funzioni corporee: Šereševskij riusciva a modificare volontariamente la temperatura delle mani o il ritmo cardiaco semplicemente evocando immagini mentali. Queste abilità, oggi riconducibili a forme avanzate di autoregolazione psicofisiologica, contribuirono a rafforzare l’idea di una mente in cui immaginazione, percezione e memoria erano profondamente intrecciate.

Solomon Šereševskij ipertimesia

Ma ciò che rese il caso Šereševskij davvero emblematico fu il suo lato oscuro. Incapace di fare silenzio nella propria mente, confuso dal continuo affollarsi di immagini, Solomon visse la sua condizione come un peso crescente. Tentò di liberarsene scrivendo, annotando pensieri su biglietti, ma senza trovare pace. L’alcol divenne una via di fuga, e nel 1958 morì prematuramente.