Sì, gli antichi Romani avevano anche una dea che presiedeva specificatamente agli alberi da frutto e ai frutteti. E no, questa dea non aveva nulla a che fare con Cerere. La divinità in questione era Pomona, dea esclusivamente romana e che non aveva alcuna controparte nel mondo greco.
Pomona, la dea dal pollice verde

A dire il vero talvolta Pomona era paragonata a Demetra, la dea greca dei raccolti. Tuttavia non erano la medesima divinità. Questo anche perché Demetra aveva una specifica controparte nella mitologia romana: Cerere. In generale, nel mondo dell’arte, Pomona era rappresentata come una giovane fanciulla, bella, che indossava una corona di frutta e che impugnava un coltello da potatura.
Chi era Pomona? – Nella mitologia romana Pomona è descritta come un’amadriade, una ninfa dei boschi. La sua missione nella vita era prendersi cura degli alberi da frutto, una sfera di pertinenza molto precisa e specifica. Di lei parla anche Ovidio nelle Metamorfosi, sostenendo che era la più abile nel prendersi cura dei giardini fra tutte le ninfe dei boschi del Lazio.
Nonostante la sua bellezza attirasse parecchi pretendenti, fra cui anche Silvano e Pico, Pomona preferiva rimanere da sola, coltivando i suoi alberi sacri in campagna.

Pomona e Vertumno – Uno dei pretendenti più determinati di Pomona fu Vertumno, l’ingannevole dio delle stagioni, del cambiamento, della crescita delle piante e dei giardini. Ovidio ci racconta che Vertumno aveva la capacità di trasformarsi in diverse persone. E sfruttò questa sua dote per conquistare Pomona.
Quest’ultima, infatti, si era rinchiusa nel suo frutteto, nel quale non poteva entrare nessun uomo. Vertumno, allora, si trasformò in una vecchia signora e in tal modo convinse Pomona a farlo entrare nel suddetto sacro frutteto. Qui raccontò alla ninfa la tragica storia di Ifi e Anaxarette, ammonendola sui pericoli incorsi rifiutando un pretendente.
Non è ben chiaro come, ma questa storia conquistò il cuore di Pomona. Alla fine i due si sposarono, diventando divinità complementari che apportavano abbondanza e crescita. In quanto divinità dell’abbondanza, spesso nell’arte era raffigurata immersa in un giardino paradisiaco e lussureggiante, pieno di vita e colori.
Gli strumenti di Pomona – In quanto dea degli alberi da frutto, dei frutteti e dei giardini in generale, L’attributo principale di Pomona era il coltello da potatura. Nei dipinti la vediamo spesso con in mano tale coltello, insieme a una cornucopia o a un vassoio di frutta.
Ovidio sottolinea che la dea portava sempre con sé questo strumento apparentemente umile. Era un coltello ricurvo, non certo un giavellotto, ma con esso riusciva a tagliare la vegetazione, potava i rami, spaccava cortecce e inseriva innesti.

Festività romane – I Romani dedicarono a Pomona il 13 agosto, organizzando una festa in suo onore. La data fu scelta perché era quella in cui i primi frutti dei raccolti erano sufficientemente maturi da poter essere mangiati.
Ma non solo: ai Romani la dea piaceva parecchio, visto che per lei organizzavano una festa anche il 1 novembre. Per questo motivo in tanti associano tale festività all’origine della data odierna di Halloween. Durante la festività del 1 novembre, i Romani offrivano noci e mele agli dei in modo da ringraziarli per aver protetto i raccolti.
E in effetti ci starebbe questa associazione fra Pomona e Halloween, visto che molte tradizioni moderne di Halloween sono associate alle mele, i frutti sacri di Pomona (fra queste tradizioni ricordiamo la pesca delle mele e le mele caramellate).




