Fotografia di Lori Grinker, Egitto, 1995. Nel cuore più antico e rumoroso del Cairo, a pochi passi dal brulicare incessante di Khan el-Khalili e dall’autorevole silenzio della moschea di al-Azhar, esiste da oltre mezzo secolo una realtà che sembra vivere in una dimensione parallela. In uno scantinato di una vecchia palazzina, mentre fuori si mescolano le voci dei mercanti e il richiamo del muezzin, prendono forma le prove dell’orchestra sinfonica Al-Nour Wal Amal, “Luce e Speranza”: l’unica orchestra al mondo composta esclusivamente da donne non vedenti.

La sua storia è inseparabile da quella dell’omonima associazione, fondata nel 1954 con l’obiettivo di restituire la dignità di vivere a donne cieche o socialmente vulnerabili in un Egitto che lasciava loro pochissimo spazio. Il centro accoglie stabilmente decine di ragazze e donne, mentre molte altre vi accedono quotidianamente per seguire corsi scolastici, professionali e di alfabetizzazione. Accanto a un’istruzione completa, pensata per favorire l’autonomia, la musica divenne progressivamente uno strumento di emancipazione inatteso e potentissimo.
L’intuizione maturò nel 1961, quando l’attivista Istiklal Radi decise di affiancare alla formazione tradizionale un corso musicale, sostenuta dalla musicologa Samha El-Kholy, allora preside del Conservatorio del Cairo e figura centrale della rinascita musicale egiziana del Novecento. Quella che inizialmente sembrava un’attività marginale si trasformò in pochi anni in un progetto ambizioso. Nacque così un’orchestra composta da giovani donne cieche, formate grazie alla dedizione di insegnanti volontari e a un metodo basato interamente sull’ascolto e sulla memoria.

Il primo concerto ufficiale, nel 1967, segnò una svolta. L’accoglienza calorosa del pubblico cairota dimostrò che l’orchestra trascendeva la compassione, approdando nella sfera dell’apprezzamento artistico. Da quel momento iniziò una crescita costante, che perdura ancora oggi. Seguirono a ruota inviti in scuole, università, teatri, ambasciate, fino alle prime tournée internazionali. Memorabile fu l’esordio europeo a Vienna. Nel gennaio 2025 si sono esibite anche a Roma.

Nel corso dei decenni, l’orchestra Al-Nour wal Amal si è esibita in oltre 25 Paesi, ricevendo premi e riconoscimenti internazionali. Il repertorio spazia da Bach, Mozart, Beethoven, Čajkovskij, Bizet e Ravel, fino ai compositori egiziani contemporanei come Abu-Bakr Khairat e Gamal Abdel-Rahim. Tutti i brani vengono eseguiti rigorosamente a memoria, senza spartiti, secondo una disciplina collettiva che affida la coesione non allo sguardo, ma all’ascolto reciproco. Spesso non è presente nemmeno un direttore d’orchestra. Basta il segnale iniziale, e la musica prende forma attraverso un equilibrio costruito nel tempo, prova dopo prova.

Dietro il successo artistico si cela però una realtà quotidiana complessa. Le orchestrali, terminate le prove o i concerti, tornano a una società che rimane profondamente patriarcale e poco inclusiva, dove l’indipendenza femminile – soprattutto se legata alla disabilità – è ancora vista con sospetto.

Negli ultimi anni, la situazione si è ulteriormente aggravata a causa della crisi economica e dell’instabilità politica che hanno colpito l’Egitto. Ciò ha ridotto drasticamente i finanziamenti alle attività culturali. Molti sponsor si sono ritirati, le tournée internazionali si sono interrotte e l’orchestra ha vissuto una fase di isolamento che ne ha messo a rischio la sopravvivenza.
Nonostante ciò, Al-Nour wal Amal continua a rappresentare un raro esempio di resistenza culturale e sociale. La musica, per queste donne, è prima di tutto un linguaggio di libertà in un contesto spesso ostile.




