Storia Che Passione
Accadde oggi: 22 marzo

Accadde oggi: 22 marzo

Almanacco del 22 marzo, anno 1848: a Milano si conclude la celebre insurrezione popolare, passata alla storia come le “Cinque Giornate”, che portò alla temporanea liberazione della città dal dominio austriaco. La rivolta ebbe inizio il 18 del mese, ma fu solamente nel 22 marzo che avvenne la concatenazione di tre eventi decisivi. In ordine temporale questi furono: la vittoria degli insorti dopo giorni di guerriglia urbana; la conseguenziale ritirata austriaca ordinata dal feldmaresciallo Josef Radetzky; l’istituzione del Governo Provvisorio di Milano, il quale assunse la guida della città libera. Svisceriamo nel dettaglio questi episodi risorgimentali cruciali per la storia d’Italia.

Accadde oggi: 22 marzo

La sera del 22 marzo 1848 segnò il momento decisivo delle Cinque Giornate di Milano. A seguito dei lunghi e faticosi combattimenti urbani, le truppe imperiali del feldmaresciallo Josef Radetzky compresero che la permanenza in città era ormai insostenibile. Gli insorti avevano progressivamente conquistato il controllo delle strade e, cosa più importante, erano riusciti ad aprire un varco nelle difese urbane con la presa di Porta Tosa (poi ribattezzata Porta Vittoria) dove issarono il tricolore tra le rovine della porta incendiata.

La situazione militare appariva ormai compromessa. La popolazione della campagna circostante aveva bloccato le vie di rifornimento, mentre all’orizzonte si profilava la possibilità dell’intervento dell’esercito sabaudo. Per evitare il rischio di essere accerchiat, Radetzky ordinò la ritirata verso le fortezze del cosiddetto Quadrilatero. Ripetiamolo assieme come se fosse una filastrocca: Mantova, Verona, Peschiera e Legnago. Nella notte tra il 22 e il 23 marzo circa 20.000 soldati austriaci lasciarono Milano portando con sé anche alcuni ostaggi civili, mentre la città passava definitivamente nelle mani degli insorti.

22 marzo dipinto delle Cinque Giornate di Milano

La vittoria ebbe immediatamente una dimensione politica. Già nella notte precedente era stato costituito un governo provvisorio presieduto dal podestà Gabrio Casati e sostenuto da figure come Carlo Cattaneo e Cesare Correnti. Tuttavia la vittoria militare non risolse le profonde divergenze strategiche tra le diverse anime del movimento patriottico.

I democratici guidati da Cattaneo ritenevano che la rivoluzione lombarda potesse proseguire autonomamente e che l’intervento del Regno di Sardegna dovesse avvenire solo in condizioni di piena parità politica. I moderati, invece, consideravano indispensabile l’appoggio militare del sovrano piemontese. Proprio mentre Milano celebrava la liberazione, fu quindi inviata a Torino la petizione che chiedeva a Carlo Alberto di Savoia di intervenire contro l’Impero austriaco.

Questa richiesta ebbe conseguenze decisive per l’intero quadro politico italiano. Il sovrano sabaudo, che già da giorni concentrava l’esercito in Piemonte, trovò nella sollevazione milanese il pretesto diplomatico per entrare in guerra contro l’Austria. Il 23 marzo 1848 dichiarò ufficialmente guerra all’Impero asburgico, dando inizio alla Prima guerra d’indipendenza italiana, che avrebbe trasformato un’insurrezione cittadina in un conflitto internazionale. Ora, però è necessario fare non uno, bensì due passi indietro e chiedersi il perché di quanto accaduto tra il 18 e il 22 marzo del 1848.

22 marzo lettera ai piemontesi

Quell’esplosione rivoluzionaria non affiorava così, dal nulla. Milano era capitale del Regno Lombardo-Veneto, uno dei territori più ricchi e sviluppati dell’Impero austriaco, ma anche uno dei più inquieti politicamente. Il malcontento si era intensificato negli anni ’40 dell’Ottocento. Esso era alimentato dalle speranze suscitate dalle prime riforme del pontificato di Pio IX e dalla crescente diffusione delle idee liberali e nazionali.

Episodi apparentemente marginali contribuirono a esasperare il clima. Cito ad esempio l’ingresso nel 1847 del nuovo arcivescovo italiano Carlo Bartolomeo Romilli, accompagnato da manifestazioni patriottiche represse dalla polizia. Mentre nei primi giorni del 1848 scoppiò il celebre “sciopero del fumo”, con cui i milanesi decisero di non acquistare tabacco per colpire le entrate fiscali dell’amministrazione austriaca. La reazione dei soldati imperiali, che provocarono i cittadini fumando ostentatamente sigari e aggredendo i passanti, degenerò in scontri sanguinosi.

22 marzo armeria Milano

La situazione precipitò quando le notizie delle rivoluzioni europee raggiunsero Milano. Nel marzo 1848 le insurrezioni di Vienna costrinsero alle dimissioni il potente cancelliere Klemens von Metternich, simbolo della Restaurazione. Quando la notizia arrivò in città il 17 marzo, i patrioti milanesi decisero di organizzare una grande manifestazione il giorno successivo per ottenere libertà di stampa, l’abolizione della polizia politica e la creazione di una guardia civica cittadina. Il 18 marzo la protesta davanti al palazzo del governatore degenerò rapidamente in scontro armato, dando inizio alle Cinque Giornate.

I combattimenti furono una delle più celebri guerre urbane del Risorgimento. In pochi giorni la popolazione eresse circa 1700 barricate utilizzando carri, mobili e materiali da costruzione. I tetti e le finestre delle case furono trasformati in postazioni di tiro e perfino i ragazzi degli orfanotrofi – i celebri Martinitt – vennero impiegati come staffette. Mancavano le armi, ma gli insorti recuperarono vecchi fucili da musei e arsenali abbandonati, mentre molti combattenti combattevano con pistole, coltelli o utensili improvvisati. Gli austriaci, pur meglio armati, si trovarono progressivamente isolati all’interno della città e incapaci di controllare il territorio circostante.

22 marzo palla di cannone Milano

Quando la ritirata di Radetzky sancì la vittoria degli insorti, Milano visse giorni di entusiasmo straordinario. Il 6 aprile 1848 si celebrò la liberazione con un solenne Te Deum nel Duomo. Tuttavia il successo militare nascondeva fragilità politiche profonde. La rivoluzione lombarda sarebbe stata presto inglobata nella strategia del Regno di Sardegna e, dopo alcune vittorie iniziali, l’esercito piemontese sarebbe stato sconfitto proprio da Radetzky nelle battaglie di Custoza e Novara. Gli austriaci sarebbero tornati a occupare Milano nell’agosto dello stesso anno.