Una cosa del genere non capita certo tutti i giorni. Gli scavi presso la necropoli occidentale dell’accampamento militare di Nove, vicino a Svishtov, in Bulgaria hanno riportato alla luce una lastra tombale appartenuta niente meno che a un centurione della Legio I Italica.
Questo centurione della Legio I Italica ci parla dal passato

Fra l’altro la scoperta è stata del tutto accidentale. Un residente del posto, infatti, ha subito allertato le autorità quando, a seguito della caduta di un albero sradicato nella sua proprietà, si è accorto che ciò aveva riportato alla luce quelle che sembravano essere proprio delle tombe antiche.
Sul posto si sono subito precipitati gli archeologi dell’Istituto Municipale di Svishtov e del Museo Regionale di Storia di Veliko Tarnovo. Hanno così scoperto che quell’albero sradicato aveva rivelato la presenza di ben cinque strutture funerarie: due tombe a cisti in pietra calcarea (con camere rettangolari costruite con lastre di pietra), una tomba con pareti in mattoni e pietra, una fossa tombale semplice e una fossa a gradini con tracce di combustione.
Già di per sé questo sarebbe un ritrovamento degno di nota. Ma non era finita lì. Esaminando meglio le tombe, gli archeologi si sono accorti che in una delle tombe a cisti era presente una lapide parzialmente conservata appartenente al centurione Gaio Valerio Verecondo. Questa lastra era stata riciclata come materiale da costruzione.

Sulla lastra era presente un epitaffio in verso, il quale ricordava come il centurione era stato “fortemente oppresso dal destino”. Questo fra l’altro conferma che le tombe più antiche della necropoli erano già state smantellate e riutilizzate in passato.
Nella medesima struttura, infatti, erano presenti altre lapidi, lastre e monumenti con iscrizioni. Fra di essi, per esempio, c’era la lapide di Marco Mario Patro, un veterano della Legio I Italica originario di Iconio in Asia Minore (la moderna Konya, in Turchia).
Una lastra del tetto, invece, non era niente altro che una stele con inciso l’epitaffio di Elia Basilia, descritta come “sorella virtuosissima”. A erigere il monumento fu il fratello, tal Publio Elio Basso, a sua volta veterano e benefattore della legione.
Prove di riutilizzo erano presenti anche nella seconda tomba a cisti. La parete orientale era formata quasi in toto dalla lapide ben conservata di un certo Gaio Alpinio Secondo, figlio di Gaio. Costui arrivava da Colonia Claudia Ara Agrippinensium (la moderna Colonia, in Germania) e di un soldato della Legio XI Claudia.

Un’altra lastra del tetto riportava parte di un epitaffio commemorativo di un veterano morto all’età di 60 anni e che aveva prestato servizio per 25 anni.
In tre delle lapidi sono presenti ghirlande decorative, rami e foglie d’edera. Un monumento in onore di Marco Mario Patrono, invece, presenta degli stendardi militari intagliati. Purtroppo tutte e cinque le tombe riportano segni di saccheggio.
Per questo motivo gli archeologi hanno potuto recuperare pochi resti. Fra di essi spiccano un ago d’osso, un frammento di fuso e due fibule di bronzo. I resti scheletrici ritrovati, invece, sono in attesa di esami.




