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La verità dietro la “Principessa di Bagicz” torna a galla

Gli archeologi sono soddisfatti: dopo anni di dubbi e incertezze sono riusciti a svelare la verità (o quanto meno parte di essa) dietro alla cosiddetta “Principessa di Bagicz”, una delle sepolture antiche più straordinarie della Polonia. A quanto pare, infatti, i resti di questa misteriosa donna risalgono a circa il 120 d.C.

Chi era la Principessa di Bagicz?

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Crediti foto: @Karolina Gołębiowska e Natalia Laskowska

La scoperta della sepoltura della Principessa di Bagicz fu assolutamente accidentale. Tutto avvenne verso la fine del XIX, a Bagicz per l’appunto, in quello che attualmente è il Voivodato della Pomerania Occidentale. Un tronco di legno, che a posteriori si scoprì contenere resti umani, scivolò giù da una scogliera sul mare.

I ricercatori, all’interno di quella bara con coperchio ricavata da un unico tronco d’albero, rinvennero lo scheletro di una giovane donna, con annesso corredo funerario. Finora si tratta del più antico esemplare del genere di bara di legno mai trovata finora in Polonia.

All’interno della sepoltura erano presenti parecchi ornamenti in bronzo, fra cui una fibbia, braccialetti e una collana di perle di vetro. Trovati anche uno spillone d’osso, dei frammenti di indumenti di lana, un pezzo di pelle di bovino e anche un piccolo sgabello di legno. Quest’ultimo, in particolare, è un reperto assai raro nell’archeologia polacca.

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Vista la ricchezza degli oggetti e l’isolamento della tomba, ecco che gli archeologi hanno ribattezzato la donna come “Principessa di Bagicz”. Per decenni la datazione precisa di tale sepoltura è rimasta alquanto dubbia. Le analisi iniziali del corredo funerario indicavano la fine della prima metà del II secolo d.C.

Ma nel 2018 la datazione al radiocarbonio di un campione di dente sembrò contraddire quelle prime stime, sostenendo che la donna fosse già morta intorno al 30 d.C., quindi un secolo prima rispetto a quanto ipotizzato.

Per cercare di dirimere la questione, i ricercatori dell’Università di Stettino, dell’Università di Varsavia e dell’Università di Scienza e Tecnologia AGH hanno così deciso di rivolgersi alla dendrocronologia. Si tratta di un metodo di datazione del legno che si basa sull’analisi dei modelli di crescita degli anelli degli alberi.

Tramite una procedura mini invasiva, ecco che gli archeologi hanno estratto un piccolissimo pezzettino della bara. Poi lo hanno messo a confronto con le cronologie note degli anelli degli alberi nella Polonia nordoccidentale. Così è saltato fuori che l’abbattimento dell’albero usato per creare la bara risaliva a circa il 120 d.C.

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Visto che le comunità legate alla cultura Wielbark, a cui appartiene la donna, di solito usavano legno appena tagliato e non stagionato per le bare, ecco che, verosimilmente, costruirono la bara subito dopo il taglio dell’albero. Il che colloca la morte della misteriosa donna in quel periodo.

A questo punto ci si chiede perché la prima datazione al radiocarbonio abbia sbagliato così clamorosamente. Il fatto è che, successive analisi relative alla dieta della donna, hanno scoperto che costei consumava parecchio pesce di acqua dolce. Il consumo di pesci, però, può falsare la datazione in quanto gli ambienti acquatici possono contenere carbonio “vecchio”. Il che si traduce con datazioni erroneamente più precoci di quanto non siano realmente.