Almanacco del 23 febbraio, anno 1453: a questa data, secondo la tradizionale interpretazione storiografica, viene associata la realizzazione della celebre “Bibbia di Gutenberg”. È un evento storico spartiacque, di rilevanza epocale, capace per l’appunto di segnare in modo netto un prima e un dopo nella cronologia dell’umanità. A partire da quel 23 febbraio 1453, nella città di Magonza si diede concretezza materiale al primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili. La specifica geografica non è casuale, e nel corso dell’articolo capirete perché.

Il nome da cui dover per forza di cose partire è quello di Johannes Gutenberg. Il lavoro era cominciato tre anni prima, nel 1450. A quel tempo risale infatti la collaudazione del suo torchio tipografico. Nell’arco di un triennio escogitò una tecnica specifica per la stampa, poi detta a caratteri mobili. Fu tutto frutto di una continua sperimentazione, radicale nella sua novità.
Essa ruotava attorno alla combinazione di caratteri mobili in lega metallica, ad inchiostri più viscosi rispetto a quelli manoscritti e a un torchio ispirato alle presse vinicole. La combinazione di suddetti fattori rese possibile una produzione seriale del testo, fino ad allora impensabile, almeno in Europa. Esatto, in Cina questa tecnica era cosa nota dall’XI secolo.
La scelta della Bibbia latina, nella versione della Vulgata di san Girolamo, lo comprenderebbe chiunque, era abbastanza scontata. Si trattava del testo più autorevole, richiesto e diffuso nel mondo. Stamparlo garantiva un mercato sicuro presso monasteri, capitoli cattedrali e università.

Il lavoro iniziato il 23 febbraio 1453 si protrasse per quasi tre anni, fino al 1455 inoltrato. Fu una vera e propria impresa proto-industriale. Nell’officina di Gutenberg, coadiuvato da Peter Schöffer, operarono probabilmente una ventina di persone. Ognuno impiegato in diversi compiti essenziali perché complementari. Vi erano compositori, stampatori, addetti all’inchiostrazione, alla preparazione dei fogli, alla piegatura.
Il confronto con il mondo manoscritto è impietoso: nello stesso arco di tempo in cui un amanuense avrebbe copiato una sola Bibbia, Gutenberg riuscì a produrne circa 180 esemplari, quaranta su pergamena e il resto su carta di canapa importata dall’Italia. La stampa non eliminò immediatamente l’estetica medievale. Al contrario, la Bibbia di Gutenberg imitava volutamente i codici gotici, con caratteri che riproducevano la scrittura libraria tedesca e spazi lasciati bianchi per rubriche e miniature, da completare a mano su richiesta dell’acquirente.

Il significato storico del 23 febbraio 1453 va dunque ben oltre l’inizio materiale di una stampa. Mettiamola così: il libro smette di essere un oggetto raro e lentissimo da produrre; diventa – non immediatamente, beninteso – un mezzo di diffusione ampia delle idee. Le conseguenze si manifesteranno nel giro di pochi decenni: l’espansione dell’alfabetizzazione, la standardizzazione dei testi, la circolazione rapida delle opere umanistiche, fino alla Riforma protestante, impensabile senza la stampa.
Non è un caso che l’UNESCO abbia inserito la Bibbia di Gutenberg nel registro della Memoria del mondo. Essa rappresenta il passaggio epocale tra il Medioevo manoscritto e l’Europa moderna della comunicazione di massa. Se il 1453 è spesso ricordato per la caduta di Costantinopoli, nello stesso anno, a Magonza, un evento forse meno appariscente ma altrettanto decisivo stava ridisegnando il futuro dell’Occidente. E tutto ebbe inizio, silenziosamente, il 23 febbraio.




