Fotografia di Roger Fenton, Londra, Regno Unito, 1856. Il principe Arthur, di soli 6 anni, vicino al presunto spirito della sua nutrice. Si tratta di un esempio, forse fra i più famosi, di fotografia spiritica. Fenomeno tipicamente ottocentesco, estesosi nella sua forma evoluta anche ai primi anni del Novecento. Dispiace tantissimo deludere coloro che credono ai fantasmi, ma qui non si parlerà di apparizioni, bensì della storia delle sperimentazioni tecniche che (con risultati discutibili, mi permetto di dire) simularono il paranormale.

Ma perché non soffermarci prima sul nome del fotografo? A qualcuno dirà per forza qualcosa, visto che Roger Fenton è ricordato come il primo fotoreporter bellico della storia moderna. Colui che mostrò in fotografia gli scenari della guerra di Crimea, cosa inaudita per l’epoca, si dilettava a tempo perso a fotografare persone e fantasmi. Qui sopra noterete l’esempio del principe Arthur, duca di Connaught e Strathearn, settimo figlio della regina Vittoria, e della sua balia, morta qualche anno prima.
Per definizione la fotografia spiritica fu quel tipo di foto che si sviluppò fra Otto e Novecento e il cui scopo dichiarato fu quello di catturare immagini di fantasmi, o comunque di entità paranormali. Il “genere” ebbe un gran successo in Inghilterra e negli Stati Uniti. Inoltre rappresentò una spinta notevole a tutti quei movimenti definibili spiritualisti, rappresentati da medium e professionisti dell’occulto. La fotografia spiritica traeva linfa vitale dal fenomeno della doppia esposizione. Altre volte, invece, erano degli appositi ritocchi alla macchina fotografia a garantire l’apparizione dell’entità.

Negli stessi anni di Fenton, lo scozzese David Brewster – passato alla storia per aver perfezionato lo stereoscopio – a proposito della fotografia spiritica scrisse in un suo trattato: “A scopo di divertimento, il fotografo può trasportarci anche nei regni del soprannaturale. La sua arte… gli consente di dare un aspetto spirituale a una o più delle sue figure e di esporle come il “nulla” tra le solide realtà dell’immagine stereoscopica”.

Le opere stereoscopiche di Brewster funsero da pretesto per alcuni spettacoli teatrali a tema fantasmi in quel di Londra. Negli Stati Uniti la presero con più serietà. Durante la guerra di secessione, un uomo di nome William Mumler, di professione incisore di gioielli a Boston, accumulò una certa fama in virtù della sua “straordinaria capacità” di immortalare gli spiriti cari ai suoi clienti. L’attività fotografica piacque tantissimo. Sia a coloro che la interpretavano per quello che effettivamente era, ossia uno svago carino e senza pretese di realismo, sia a tutti quelli che invece credevano ciecamente all’esistenza delle entità.

Accusato di essere un truffatore, Mumler scappò a New York dove si fece una nuova vita, completamente diversa da quella precedente… non è vero! Sposò una medium e continuò a praticare la fotografia spiritica spacciandola per vera. Pensate che la sua fotografia più famosa vede la signora Mary Todd in primo piano, con la mano eterea del marito defunto sulla sua spalla. La mano apparteneva a un certo Abraham Lincoln.




