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orme romane

Una lotta contro il tempo per salvare le orme romane su questa spiaggia scozzese

Quando si dice lottare contro il tempo. O meglio: contro la natura e la marea. In pratica è quanto accaduto in questa spiaggia dell’Angus, in Scozia. Qui alcuni residenti hanno notato delle antiche orme sulla spiaggia. Allertate le autorità preposte, ecco che gli archeologi giunti in loco hanno stabilito che si trattasse di antiche orme romane. Solo che poi hanno dovuto lavorare in fretta e furia per documentarle visto la marea saliva velocemente, pronta a cancellarle.

Una corsa contro il tempo: le antiche orme romane sulla spiaggia scozzese

orme romane
Crediti foto: @Università di Aberdeen

Tutto inizia quando Ivor Campbell e Jenny Snedden, abitanti di Lunan Bay, stavano facendo una passeggiata insieme ai loro cani Ziggy e Juno. Camminando lungo la spiaggia, hanno notato un dettaglio insolito. La tempesta dei giorni precedenti aveva danneggiato le dune, riportando alla luce uno strato di argilla sul quale spiccavano delle strane orme.

Così Ivor contattò l’archeologo Bruce Mann. Costui, capendo l’importanza del ritrovamento e i problemi che sarebbero insorti di lì a poco, chiamò un esperto presso l’Università di Aberdeen. Qui la professoressa Kate Britton mise subito insieme un team di archeologi e si precipitò sul posto, fermandosi lungo la strada a recuperare alcuni materiali di cui sapeva che avrebbe avuto bisogno.

orma romana
Crediti foto: @Università di Aberdeen

Arrivati sulla spiaggia, il team, formato sia da docenti che da dottorandi, si trovò di fronte a uno scenario a dir poco complesso. Preservare la traccia delle impronte non sarebbe stato affatto facile: oltre al fatto che i venti soffiavano a più di 88 km/h, sollevando la sabbia, ecco che era chiaro che entro breve tempo la marea sarebbe risalita, riprendendosi ciò che era stato appena riportato alla luce.

Così gli archeologi si sono dovuti affrettare. Il tutto lavorando nelle peggiori condizioni in cui si fossero mai imbattuti negli scavi sul campo. Il mare si alzava velocemente e ogni alta marea si portava via per sempre parti del sito. Nel frattempo la sabbia trasportata dal vento danneggiava ciò che rimaneva.

In tutto ciò i ricercatori si affannavano a pulire, studiare e documentare le orme, in una sorta di corsa contro gli elementi. Enel giro di 48 ore, tutto il sito andò distrutto.

spiaggia scozzese

Ad aiutare gli archeologi, però, c’erano anche Jenny e Ivor. I due infatti, decisero di dare una mano ai ricercatori sia trasportando i secchi che organizzando gradite pause per il tè. Questo lavoro congiunto ha permesso ai ricercatori di registrare e mappare il sito, riuscendo anche a catturare modelli 3D e calchi fisici delle impronte.

Una volta tornati in laboratorio, poi, hanno esaminato i resti vegetali presenti nei depositi sotto le impronte. La datazione al radiocarbonio ha così confermato che quelle orme risalivano a circa 2mila anni fa. Accanto a quelle orme di epoca romana, poi, c’erano anche impronte di cervi, caprioli e altri animali.