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Si chiamava Eumachia ed era la donna più influente di Pompei

Si chiamava Eumachia ed era la donna più influente di Pompei

Tra i pochi nomi femminili dell’antichità romana che emergono con chiarezza dalle fonti epigrafiche e archeologiche, quello di Eumachia occupa sicuramente un posto di rilievo assoluto. Non apparteneva a una dinastia senatoriale, né proveniva dall’aristocrazia più antica di Roma. La sua fortuna era un’altra, ed è presto detta. Era il dinamismo sociale ed economico della Pompei tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C. Una città che abbiamo imparato a conoscere, poiché in piena trasformazione sotto il principato augusteo.

Si chiamava Eumachia ed era la donna più influente di Pompei

Figlia di Lucius Eumachius, produttore di anfore e laterizi (e se lo sappiamo, un enorme merito è delle attività documentate dall’archeologia a Pompei, oltre che dalle iscrizioni) Eumachia ereditò non soltanto un ingente patrimonio, ma anche una mentalità imprenditoriale che seppe sviluppare con notevole autonomia.

Il matrimonio con un ricco proprietario terriero, probabilmente legato alla pastorizia e alla produzione laniera nell’area degli Appennini lucani, consolidò ulteriormente la sua posizione economica. Proprio nel settore della lana, centrale nell’economia pompeiana, come dimostrano le numerose fulloniche scavate in città, Eumachia costruì la propria fortuna. I fullones, gli artigiani addetti alla follatura e alla lavorazione dei tessuti, costituivano una corporazione potente e ben organizzata. Non è un caso che siano proprio loro a dedicarle una statua onoraria, riconoscendola come patrona e benefattrice.

Eumachia Pompei casa

Il segno più evidente del suo potere resta però l’edificio monumentale che fece erigere nel foro di Pompei tra il 2 e il 3 d.C., in piena età augustea. L’Edificio di Eumachia, uno dei complessi più imponenti affacciati sulla piazza pubblica, era articolato in un ampio chalcidicum (portico d’ingresso), una vasta cripta e un grande cortile porticato. L’iscrizione dedicatoria, ancora oggi leggibile, recita: «Eumachia, figlia di Lucio, sacerdotessa pubblica, a nome suo e a nome del figlio Marco Numistrio Frontone, con il suo denaro costruì e dedicò alla Concordia e alla Pietà Augusta il calcidico, la cripta e i portici».

Il riferimento alla Concordia Augusta e alla Pietas Augusta rivela un’adesione esplicita all’ideologia imperiale. Eumachia si inseriva consapevolmente nel nuovo ordine politico promosso da Augusto, rafforzando il prestigio proprio e della propria famiglia attraverso la lealtà al princeps.

Il modello femminile cui guardava era chiaramente Livia Drusilla, moglie di Augusto, esempio paradigmatico di matrona virtuosa e figura centrale nella propaganda del regime. Le acconciature dei ritratti attribuiti a Eumachia ricalcano infatti quelle di Livia, secondo un linguaggio visivo che traduceva l’imitazione politica in stile personale. In una società in cui la partecipazione femminile alla vita pubblica era formalmente limitata, il sacerdozio rappresentava uno dei pochi canali di visibilità e legittimazione. Come sacerdos publica, Eumachia poteva presiedere culti ufficiali e intervenire nel tessuto urbano con atti di evergetismo, ossia di beneficenza civica.

Eumachia statua donna

Il riconoscimento della comunità non si esaurì in vita. I fullones, come si è detto poche righe più sopra, le dedicarono una statua con il capo velato, segno della sua dignità religiosa. Una copia moderna è collocata nella nicchia della cripta dell’edificio forense. Ancora più eloquente è il mausoleo di Porta Nocera, forse il più “monumentale” – passatemi il termine – della necropoli pompeiana. La struttura richiama scenografie teatrali e ninfei monumentali. È un linguaggio architettonico che traduce in pietra il prestigio sociale.

Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., seppellendo Pompei sotto ceneri e lapilli, congelò nel tempo anche l’immagine di questa donna straordinaria. Eumachia non fu un’eccezione isolata nel panorama romano, ma rappresenta uno dei casi meglio documentati di ascesa femminile attraverso ricchezza, religione e patronato civico. Cosa ci lascia la sua storia? Beh, non poco, visto che grazie al suo nome possiamo dimostrare come, nella provincia italica dell’Impero, il potere potesse declinarsi anche al femminile, purché sapientemente intrecciato con le strutture economiche e l’ideologia dominante del principato augusteo.