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pompei sopravvissuti

Cosa ne fu dei sopravvissuti di Pompei ed Ercolano dopo l’eruzione del Vesuvio?

A rispondere a questa domanda ci pensa Steven L. Tuck, professore di Storia presso la Miami University in Ohio che, nel suo nuovo lavoro dal titolo ” Escape from Pompeii: The Great Eruption of Mount Vesuvius and Its Survivors”, ha focalizzato la sua attenzione sui sopravvissuti che riuscirono a sfuggire alla distruzione di Pompei ed Ercolano. Tramite prove storiche e archeologiche Tuck ha cercato di capire cosa ne fu di loro.

Cosa fecero i sopravvissuti di Pompei ed Ercolano?

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Il libro del professor Tuck parte da una premessa semplice: ci furono dei sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.? E se sì, chi erano? Come scapparono? Cosa fecero dopo l’eruzione?

La percezione comune è che non ci siano stati sopravvissuti all’eruzione, ma non è così. Sopravvissuti ci furono, solo che non esistono resoconti di testimoni oculari. Le testimonianze che abbiamo sono le lettere che Plinio il Giovane scrisse allo storico Tacito, lettere in cui parlava delle sue esperienze e di quelle dello zio durante l’eruzione.

Fra l’altro Plinio scrisse delle reazioni degli abitanti di Miseno all’eruzione, cittadina a circa 45 km di distanza dal vulcano. Anzi: molto probabilmente la maggior parte della popolazione di Ercolano e Pompei è sopravvissuta all’eruzione. In realtà nelle due cittadine esistono diverse prove indirette della sopravvivenza della popolazione, soprattutto durante le prime fasi dell’eruzione.

ercolano

Per esempio, mancavano oggetti di uso comune e mezzi di trasporto come barche, carri e cavalli. Quindi qualcuno riuscì a fuggire in qualche modo. Ma chi riuscì a scappare? Beh, non solo le persone ricche. In molti pensano che a fuggire fossero solamente le persone ricche. Vedendo la malparata, costoro lasciarono le chiavi di casa a qualche schiavo o custode, fuggendo a game levate dalla città e abbandonando al suo destino la servitù.

Ma a quanto pare non andò affatto così. I sopravvissuti, infatti, appartenevano a una sezione trasversale della popolazione. A fuggire furono ricchi e poveri, uomini, donne, anziani e bambini. Difficile capire come riuscirono a scappare. Molti probabilmente abitavano nelle zone periferiche e dunque furono facilitati nella fuga. Altri invece in quei giorni magari si trovavano fuori città, forse anche al mercato di Pozzuoli.

Inoltre coloro che fuggirono non andarono tanto lontani. La maggior parte di costoro si stabilì lungo la costa della Campania, arrivando a Pozzuoli, Miseno e Cuma. Parecchi si stabilirono a Ostia, mentre gruppetti più piccoli arrivarono a Capua, Nola, Nuceria e Aquinum.

vesuvio

Le prove suggeriscono che i sopravvissuti si inserirono in altre comunità, basandosi anche sulle loro conoscenze sociali o economiche. Il governo romano non aiutò in tal senso. O meglio: non si occupò direttamente di trovare una nuova casa e una nuova comunità agli sfollati, ma inviò comunque dei soccorsi. E non si occupò neanche del salvataggio (tranne per quanto riguarda la flotta romana a Miseno e l’intervento di Plinio il Vecchio).

Quello che questi sopravvissuti fecero fu integrarsi in altre comunità, ricostruendo le loro vite, ma non abbandonando mai del tutto la loro identità e cultura.