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Cosa fu l'Holodomór e perché la sua memoria storica è così divisiva?

Cosa fu l’Holodomór e perché la sua memoria storica è così divisiva?

Visti i tempi che corrono e la gravità di quanto accade alle porte dell’Europa orientale, si può affermare senza timore alcuno come l’Holodomór sia un argomento storico abbastanza spinoso da trattare. Da un secolo genera aspri dibattiti etici, politici, così come storici e culturali: e non potrebbe essere altrimenti. Parliamo di un evento catastrofico sul piano umano e sociale. Un ecatombe che tra Ucraina, Russia meridionale e Kazakistan riguardò non meno di 7 milioni di persone. Holodomór, letteralmente “sterminio per fame”, è il nome con cui gli ucraini hanno circoscritto la loro esperienza della più vasta carestia sovietica (1929/1932-33). Cercando di non abbandonare i nebulosi confini dell’imparzialità, cercheremo di analizzare assieme il fenomeno storico e le sue diverse letture.

Cosa fu l'Holodomór e perché la sua memoria storica è così divisiva?

La carestia che colpì ampie regioni geografiche dell’Unione Sovietica a cavallo fra anni ’20 e ’30 del Novecento fu una delle più devastanti dell’intera epoca contemporanea. A causare la fatale inedia di milioni di persone – uomini e donne, bambini e anziani, nessuno escluso – furono essenzialmente due fattori, sui quali gli storici concordano quasi all’unanimità (scontrandosi tuttavia sull’entità della loro incidenza): la politica stalinista della collettivizzazione forzata della terra e, in secondo appello, gli squilibri socio-ambientali.

Al di là della scellerata retorica nazional-semplicistica (termine coniato dal sottoscritto che spero renda abbastanza comprensibile il concetto), il nodo principale della questione è il seguente: il vertice politico e decisionista dell’Unione Sovietica (Stalin e i suoi più “fidati” collaboratori) provocarono la carestia intenzionalmente, così da eradicare il sentimento nazionalista ucraino alla base, o tutto fu l’accidentale frutto di una serie di politiche economiche poco oculate? In base a chi lo chiedete tra filo-ucraini e filo-russi, otterrete risposte diametralmente opposte.

Holodomór kolchoz in Ucraina

Necessario, anzi, doveroso fornire una cornice cronologica e storica per meglio inquadrare la riflessione. Nel 1928 Iosif Stalin, dopo aver consolidato il suo potere autoritario, diede avvio ad una rivoluzione produttiva interna all’URSS. Introdusse i famigerati piani quinquennali – il primo copriva il periodo 1928-1932 – i quali, nelle intenzioni del segretario generale del PCUS, avrebbero dovuto procedere secondo due paradigmi: collettivizzazione dell’agricoltura e industrializzazione. La prima in funzione della seconda.

Come fare? Da Mosca idearono un piano ben preciso. Istituire delle aziende pubbliche e suddividerle in due tipologie principali. Da una parte i kolchoz, ossia delle cooperative i quali membri avevano diritto al possesso di piccoli appezzamenti privati. Dall’altra spiccavano invece sovchoz, aziende modello del sistema collettivistico sovietico, gestite direttamente dallo Stato. Proprio perché l’agricoltura doveva essere il piedistallo sul quale erigere il successo industriale, Stalin nel 1929 rese obbligatoria per i contadini la cessione delle terre a suddette aziende e la compartecipazione alle cooperative.

Holodomór requisizioni forzate

I kulaki – proprietari terrieri – si opposero nella maggioranza dei casi alle politiche collettivistiche. Essi vivevano soprattutto nelle zone meridionali e occidentali dell’URSS, per l’appunto Ucraina, Russia caucasica e steppe centrasiatiche, nei territori dell’allora RSS Kazaka. In segno di dissenso, i kulaki arrivarono a bruciare i raccolti e uccidere il bestiame pur di non cedere nulla agli esattori. Ne risentì moltissimo la produzione.

Data la gravità della situazione, si decise per il pugno duro. Iniziarono le requisizioni a danno delle aziende agricole, le quali erano tenute a consegnare una percentuale prestabilita (ordinariamente alta) di raccolto affinché lo Stato sovietico potesse esportarlo o tenerlo in riserva. Mentre ciò accadeva, la siccità faceva la sua terribile comparsa. Fu la genesi dell’Holodomór nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Come anticipato, la carestia iniziò in Ucraina intorno al 1930, ma è nel 1932 che si toccano i picchi più drammatici. Infatti molti autori, anche con idee politiche agli antipodi, utilizzano il termine Holodomór solo per il biennio ’32-’33. Raccolti scarsi, l’inverno rigidissimo che fece seguito a mesi di siccità e la pressione statale scaturirono un quadro generale di fame dilagante, miseria e morte per stenti. Tante città ucraine (così come russe e kazake) iniziarono a fare i conti con i morti per strada, file interminabili di persone in condizioni di vita pressoché deteriorate, persino atti di cannibalismo.

Holodomór Lazar' Kaganovič a sinistra, Stalin a destra

Il fatto è che Mosca, di fronte alla calamità provocata, non tornò sui suoi passi. Lazar’ Kaganovič, al tempo braccio destro di Stalin – dal 1925 al 1928 fu segretario del Partito Comunista dell’Ucraina; dal 1930 al 1939 secondo segretario del PCUS – è ritenuto da molti il diretto esecutore delle politiche staliniste in Ucraina. Sua fu la responsabilità, ad esempio, del prosieguo delle requisizioni forzate in tempo di carestia. Ancora sua fu la volontà di punire con la morte chiunque avesse continuato a nascondere il grano o a eliminare il bestiame.

Dietro questo sterminio esistevano delle specifiche ragioni politiche; quelle sì che sono praticamente inequivocabili. Iosif Stalin e l’intera cerchia sovietica al potere vedeva nei kulaki dei “nemici di classe”, storici avversari del socialismo fin dalla prima ora. Le stime più attendibili indicano che circa 2 milioni di proprietari terrieri all’inizio del decennio ’30 finirono deportati nei gulag.

Holodomór bambino carestia Ucraina

Altro elemento indiscutibile riguarda la volontà del comunismo sovietico di depotenziare (se necessario, annullare con la forza…) i vari nazionalismi. Quello ucraino faceva testo. Ciò che invece non si può constatare con certezza matematica riguarda il grado di intenzionalità con cui il dittatore georgiano volle colpire gli ucraini in quanto popolo.

Finalmente nel 1933 si verificarono dei miglioramenti, che di fatto posero fine alla grande carestia. Il governo comunista si rese conto di non poter continuare con politiche proibitive e stringenti, perciò allentò la presa. Diminuì l’esportazione verso l’estero e, per brevi periodi, arrivò anche ad importare grano per sopperire al deficit. Contemporaneamente il clima migliorò e il raccolto del 1933 poté ritenersi abbondante.

Holodomór mappa spopolamento demografico 1929-1933

Arrivati a conclusione, potremmo soffermarci sulla conta delle vittime della grande carestia. Il problema però è di impossibile soluzione. Non si conoscono, a distanza di quasi un secolo, i numeri precisi. Se vogliamo affidarci alle ipotesi più plausibili e meno politicizzate, contiamo sulle 3-4 milioni di morti in Ucraina, 1-2 milioni in Russia e circa 2 milioni in Kazakistan.

Voglio tenere fede al titolo dell’articolo e affrontare il capitolo “memoria storica“. Le autorità sovietiche non riconobbero neppure l’esistenza di una carestia fino agli ’80 dello scorso secolo. Dopo averlo sdoganato, l’Holodomór è divenuto sia terreno di scontro politico e culturale fra Kiev e Mosca, così come elemento fondante del nazionalismo ucraino, poiché fattore differenziante fra un “noi, che abbiamo sofferto” e un “loro, che hanno impartito la sofferenza”. Da parte russa, questa interpretazione è rifiutata di netto, spostando il focus del problema altrove. Per via di questa asincronia (propagata in ambito internazionale, dove riconoscere o no l’intenzionalità dell’Holodomór significa esporsi ufficialmente) si dibatte ancora oggi sull’etichetta di genocidio.