Durante il Medioevo ci furono migliaia di donne e uomini che scelsero di essere murati vivi. Costoro erano chiamati anacoreti: solitamente erano eremiti che sceglievano di essere seppelliti vivi. Ma perché adottavano questa pratica così estrema?
Chi erano gli anacoreti?

Tutto inizia con il Cristianesimo orientale. Gli anacoreti erano eremiti, sia uomini che donne, che si dedicavano in toto alla vita ascetica, ritirandosi dal mondo secolare e dedicandosi solamente alla preghiera. Facevano voto di vivere in un unico posto, spesso una cella annessa a una chiesa.
Le prime testimonianze di questi anacoreti risalgono a comunità cristiane dell’antico Egitto. Poi intorno al 300 d.C. alcune persone decisero di abbandonare le loro vite, famiglie e case per andare a vivere come eremiti nel deserto. Fra questi Padri del deserto un membro di spicco fu Antonio il Grande. Fra l’altro fu una delle persone che contribuì a diffondere il Monachesimo in Europa e nel Vicino Oriente.
Visto che cristo aveva chiesto ai suoi discepoli di lasciare tutto per seguirlo, ecco che gli eremiti decisero di fare lo stesso, dedicando tutta la loro vita alla preghiera. Erano dediti anche all’ascetismo, alla povertà e alla castità. Visto che parecchi fedeli decidevano di aderire a questo stile di vita, ecco che costruirono comunità con celle per garantire l’isolamento dei loro occupanti.
Questa forma di Monachesimo cristiano orientale si diffuse poi nel mondo occidentale durante la seconda metà del IV secolo. E il Monachesimo occidentale raggiunse il so apice nel Medioevo. Nacquero molti ordini religiosi, i quali cercarono di assorbire questi eremiti nelle loro comunità. In pochi continuarono a vivere come eremiti: molti preferirono unirsi a queste comunità religiose.
La vita eremitica, comunque, rappresentava la forma più elevata di Monachesimo nella Regola di San Benedetto di Benedetto da Norcia. Gli anacoreti erano assai diffusi fra l’XI e il XII secolo. Cercando di seguire le orme dei santi, migliaia di uomini e donne medievali decisero di abbracciare questo stile di vita alquanto difficile.
Abbandonarono tutto, predicarono la penitenza e la povertà, pregavano e si dedicavano al lavoro manuale. Molte persone povere si dedicarono a tale stile di vita. E la Chiesa? Beh, non era del tutto contraria agli eremiti, ma decise che dovevano essere sorvegliati. Questo perché gli eremiti tendevano di più agli eccessi rispetto ai monaci che vivevano nelle comunità.
Così la Chiesa costruì celle singole dove confinare gli eremiti, tenendoli sotto controllo. Così questi anacoreti medievali, sia uomini che donne, erano accuditi in queste celle al posto di essere abbandonati a loro stessi a una vita eremitica nei boschi o lungo le strade.

Spesso questi anacoreti non si limitavano a essere rinchiusi in un monastero, ma erano murati vivi per simboleggiare la loro morte per il mondo. Il loro impegno era irreversibile, a vita. L’unico modo per uscire da quelle celle era la morte.
Gli anacoreti non erano però del tutto abbandonati a loro stessi. Avevano una piccola apertura nel muro tramite la quale potevano comunicare con il mondo esterno. Questa apertura era protetta da sbarre e tende. Inoltre ricevevano dai monaci e dai fedeli cibi e cure. Ed erano sempre costoro che li aiutavano a smaltire i loro rifiuti. Se per caso la popolazione si dimenticava di loro, ecco che morivano di stenti.
Le celle avevano dimensioni ben precise, circa 0,75 metri quadrati. Gli anacoreti con celle annesse alle chiese avevano anche un secondo foro nel muro in modo da poter seguire le funzioni religiose. L’arredamento della cella, poi, era estremamente spartano. Molte avevano come pavimento una fossa nel terreno. L’eremita si posizionava in questa fossa quando veniva murato, in modo che dopo la sua morte potesse diventare la sua tomba.
L’eremita aveva anche a disposizione un tavolo, uno sgabello e alcuni oggetti di culto. Tuttavia c’erano eremiti con celle più grandi, addirittura con due o tre stanze disposte su due piani. Gli eremiti più estremi vivevano in celle non riscaldate, ma molte avevano camini incorporati.
Questi anacoreti facevano parte della vita cittadina. Molte celle erano annesse alle chiese, ma altre erano costruite a ridosso delle mura difensive della città, magari vicino a una porta. In pratica erano guardiani spirituali. A volte erano vicine a ponti, ospedali, lebbrosari o fra le tombe dei cimiteri.
Ma non era solamente il clero e gli abitanti delle città a prendersi cura di questi anacoreti. A volte erano anche le autorità o i sovrani a farlo. Ma chi erano le persone che sceglievano questa vita? Spesso erano poveri che non avevano nulla, neanche un’istruzione di base. Altre volte erano uomini ricchi che spendevano soldi per costruirsi le celle e che avevano un servitore che si prendeva cura di loro.
Spesso erano donne che cercavano il pentimento, ma in altri casi si trattava di donne prive di dote che non potevano sposarsi o non potevano permettersi di entrare in una comunità religiosa. C’erano vedove, mogli abbandonate e anche mogli di sacerdoti che intrapresero questa strada dopo che il Concilio Lateranense II del 1139 impose il celibato ai sacerdoti.

C’erano poi eremiti che continuavano le loro vite peccaminose, fingendo solamente di pregare quando i passanti si avvicinavano e che per il resto erano felici di essere nutriti e accuditi in tempi in cui molte persone morivano di fame. Ma c’era anche chi non riusciva a sopportare una vita del genere, finendo con l’impazzire e suicidarsi.
Gli anacoreti iniziarono a sparire poi alla fine del XV secolo, durante il Rinascimento. Probabilmente le guerre distrussero molte celle e la Chiesa non spinse poi troppo per preservare tale pratica, visto che da sempre considerava gli eremiti come a rischio. E alla fine del XV la reclusione divenne una forma di punizione, con l’Inquisizione che rinchiudeva gli eretici a vita per punizione.




