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Accadde oggi: 13 gennaio

Accadde oggi: 13 gennaio

Almanacco del 13 gennaio, anno 1915: avviene il terremoto della Marsica, tra i principali sismi mai verificatisi nel centro Italia, causa di morte per 30.519 persone secondo i dati forniti dal servizio sismico nazionale. Avezzano, il centro urbano dalle dimensioni maggiori nella regione storico-geografica della Marsica, in Abruzzo, patì il più alto numero di vittime. Morti, feriti e distruzione si registrarono dappertutto nella piana del Fucino e nelle immediate vicinanze. La catastrofe passò velocemente in sordina, sia nell’opinione pubblica nazionale, sia nei procedimenti di governo, dato l’imminente coinvolgimento della nazione nel primo conflitto mondiale.

Accadde oggi: 13 gennaio

Il terremoto della Marsica anticipò, almeno in Italia, gli scenari visivi della guerra che nel frattempo imperversava in Europa e altrove nel mondo. Assieme all’altrettanto tragico sisma messinese, di 7 anni precedente, l’evento del 13 gennaio 1915 mise in luce le fragilità strutturali, politiche, amministrative ed emergenziali di un Paese che voleva raccontarsi grande, quando in realtà era piccolo fra i giganti.

Ore 7:53 del mattino. Sul calendario è sottolineato in rosso il giorno 13 del mese di gennaio. Una violentissima scossa, oggi stimata di magnitudo momento 7.0, colpisce il cuore geografico dell’Italia. L’epicentro è nella piana del Fucino, bacino agricolo dell’Abruzzo. L’energia liberata è tale da produrre effetti superiori all’XI grado della scala Mercalli. Detto in parole spicciole: è la distruzione estrema, totale nel suo senso più lato. Come una racla fa col cemento fresco, il terremoto fece con gli edifici dei paesi marsicani.

13 gennaio mappa terremoto 1915

Oltre agli edifici rasi al suolo, dobbiamo immaginare l’impatto geomorfologico che il terremoto ebbe. I terreni si deformarono, cambiando fisionomia e alterando un paesaggio tutto sommato rimasto immutato nei millenni. Le fratture superficiali visibili comparvero un po’ ovunque (e le cicatrici sono chiarissime ancora oggi).

L’area interessata appartiene alla catena appenninica centrale, che fino al primo quarto di XX secolo era ritenuta essere “relativamente marginale” dal punto di vista sismico. Quando la terra tremò all’alba del 13 gennaio 1915, la convinzione si sgretolò in un attimo.

La Marsica, densamente abitata e caratterizzata da numerosi borghi storici, fu letteralmente annientata. In apertura si è fatto l’esempio di Avezzano, come detto il centro più importante dell’area. Esso divenne il simbolo della catastrofe: su oltre 11.000 abitanti, meno di 1.000 sopravvissero. Una città cancellata dalle mappe. Interi quartieri svanirono nel nulla. L’organismo urbano cessò di esistere, del tutto.

13 gennaio Avezzano rasa al suolo

Tra Fucino e Valle del Liri, si stimò un numero complessivo delle vittime pari a oltre 30.000 morti. La conta fa del sisma marsicano uno dei più letali mai avvenuti in Europa nello scorso secolo.

Alla scossa principale seguirono più di mille repliche nei mesi successivi, alimentando il panico tra i superstiti e ostacolando le prime operazioni di soccorso. Le condizioni ambientali non aiutavano di certo. In pieno inverno, con la neve e le strade impraticabili sia perché sconnesse sia perché ostruite da macerie e neve, nessuno poté precipitarsi nella zona. Per questo i primi soccorsi organizzati, i quali partirono da Roma e dall’Aquila, arrivarono con un giorno di ritardo ma si fermarono alla sola Avezzano, incapaci per giorni di raggiungere le altre località colpite. Molti paesi rimasero completamente isolati, e chi era sopravvissuto alle macerie morì per freddo, ferite non curate o mancanza di acqua e cibo.

13 gennaio giornale 1915

I militari inviati sul posto operarono in condizioni estreme, scavando a mani nude tra le rovine gelate. La Croce Rossa allestì ospedali da campo, mentre i feriti più gravi vennero trasportati nella capitale. Tuttavia, la risposta dello Stato fu lenta, disorganica e insufficiente rispetto all’ampiezza del disastro. Mancavano piani di emergenza, strutture antisismiche, e una reale conoscenza del rischio geologico.

Con il senno del poi, si può dire come la più drammatica mancanza dello Stato italiano fu la rapida rimozione dell’evento dalla memoria nazionale. A meno di un mese dalla catastrofe, l’Italia era ormai completamente assorbita dalle tensioni internazionali che avrebbero portato, pochi mesi dopo, all’ingresso nella Prima guerra mondiale. L’Italia di Gabriele D’Annunzio (abruzzese di nascita), del generale Luigi Cadorna, dell’interventismo, si proiettò verso la mobilitazione bellica, relegando il terremoto della Marsica ai margini dell’attenzione pubblica. Ma le macerie, i morti, il disagio, la fame e la povertà non svanirono nel nulla. Quelle rimasero, e a lungo anche.