Almanacco dell’11 febbraio, anno 1929: la Santa Sede e il Regno d’Italia stipulano gli accordi passati alla storia come Patti Lateranensi. Essi, contenenti un trattato, un concordato e una convenzione finanziaria, normalizzarono i rapporti fra Stato e Chiesa, divenuti tesi a partire dall’Unità d’Italia e definitivamente saltati nel 1870, anno in cui il pontefice cessò di esercitare un potere temporale sulla città di Roma. Si può dire come una fase importantissima per la storia del nostro Paese sia iniziata proprio quell’11 febbraio 1929. Con quegli accordi che, seppur in parte revisionati, continuano a regolare la convivenza istituzionale, politica, giuridica, sociale ed economica fra lo Stato laico italiano e la religione cattolica, di cui il Vaticano è supremo rappresentante.

L’ingresso dei bersaglieri entro le mura aureliane di Roma il 20 settembre 1870 aveva dato inizio al braccio di ferro fra Santa Sede e il Regno d’Italia. La Questione Romana tenne botta a lungo, arricchendosi di anno in anno, fino al 1929 per l’appunto, di episodi storici importantissimi. Alcuni di questi li conosciamo molto bene. Si dica ciò per la Legge delle guarentigie. Ossia le garanzie che l’Italia nel 1871 riconobbe a papa Pio IX riguardo all’autonomia di quest’ultimo nell’esercitare le piene funzioni spirituali. Il papa non solo non le accettò, ma non riconobbe neppure lo Stato italiano, sollecitando tutti i cattolici della nazione a non impegnarsi politicamente, poiché sconveniente (non expedit).
I decenni smussarono gli angoli duri della Questione Romana. All’inizio del nuovo secolo, Pio X acconsentì alla presenza di deputati cattolici nel Parlamento italiano. Nel 1919 Luigi Sturzo, sacerdote e politico, fondò il Partito Popolare Italiano, per dare voce a tutti i cattolici italiani politicamente impegnati.

Il 1922 fu l’anno dell’avvento del fascismo in Italia. Benito Mussolini, anticlericale della primissima ora e da sempre avverso ad ogni forma di compromesso con la Santa Romana Chiesa, fece un veloce calcolo costi-benefici e capì di dover trovare una quadra con San Pietro. Ingraziarsi il pontefice era una mossa politicamente e propagandisticamente acuta, soprattutto per l’influenza della fede cattolica in Italia.
Il governo fascista dei primi anni non poté esimersi dallo stabilire contatti con la curia romana. Così come non poté distanziarsi dalla sua anima più brutale e repressiva. Le Camicie Nere si accanirono, fra gli altri, contro alcuni presbiteri e membri del PPI. Dopo mesi e mesi di trattative, in cui la Chiesa fece valere le sue ragioni – non si poteva giungere ad un accordo senza regolare prima lo status del cattolicesimo all’interno dello Stato; per questo si dice che il papa non accettava il trattato senza il concordato – l’11 febbraio 1929 si arrivò a capo della questione.

Nel Palazzo del Laterano, il Duce Benito Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri, rispettivamente firmatari per l’Italia e la Santa Sede, stipularono tre accordi. Questi sono riassunti nella formula dei Patti Lateranensi. I tre documenti furono:
- Un trattato, con cui si istituì lo Stato Vaticano, solo dietro la cessione di una porzione della città di Roma e il riconoscimento immediato dell’esenzione di tasse e dazi sulle merci importate.
- Un concordato, regolatore delle condizioni confessionali entro i confini del Regno d’Italia. Quindi attraverso il concordato si riconobbe il cattolicesimo come religione di Stato. Si stabilirono precisi privilegi fiscali ad alcune istituzioni religiose. Formalizzarono l’insegnamento religioso nelle scuole (in essere già dal 1923), e riconobbero il valore civile al matrimonio in chiesa.
- Una convenzione finanziaria che, nel concreto, si risolse in un risarcimento che il governo elargì alle casse apostoliche per tutte le spoliazioni dei beni ecclesiastici a partire dal 1861.

Le disposizioni concordate l’11 febbraio 1929, come già detto, sopravvivono quasi del tutto inalterate ancora oggi. L’eccezione riguarda una parte del concordato fra Stato e Chiesa e la convenzione finanziaria. Ad effettuare la rimodulazione furono diversi eventi. Tra questi i più importanti furono naturalmente la nascita della Repubblica Italiana e la stesura della Costituzione del ’48. Fu nel secondo dopoguerra che si esplicitò la laicità dello Stato italiano. Inoltre ricordiamo ad onor di citazione il cosiddetto “concordato bis” di Villa Madama, di cui però si è già discusso in passato.




