Storia Che Passione
Accadde oggi: 30 marzo

Accadde oggi: 30 marzo

Almanacco del 30 marzo, anno 1842: negli Stati Uniti d’America viene eseguito il primo intervento chirurgico della storia con l’uso di un analgesico, l’etere. Ha inizio la storia dell’anestesia nella sua accezione più moderna. Fino a quel momento, la chirurgia era un’esperienza brutale. Si operava a paziente cosciente, e la rapidità del chirurgo era spesso l’unico modo per limitare sofferenze atroci. L’idea stessa di un intervento indolore apparteneva più alla fantasia che alla pratica clinica. In un 30 marzo di metà Ottocento cambiò tutto.

Accadde oggi: 30 marzo

Quel giorno, un uomo di nome James M. Venable si presentò nello studio di un giovane medico, Crawford Williamson Long, con un tumore al collo da rimuovere. Long viveva e operava a Jefferson, Georgia. Il dottore poco più che 27enne azzardò una proposta che all’epoca suonò rivoluzionaria. Disse al paziente che avrebbe potuto non sentire dolore grazie a una sostanza capace di alterare la percezione sensoriale: l’etere.

Nessuna invenzione da laboratorio, nessuno strano scherzo medico. Tutto proveniva da un’intuizione maturata con l’osservazione di un fenomeno sociale curioso, diffuso nell’America dell’epoca: i cosiddetti “ether frolics“. Vi spiego subito cosa erano. In pratica delle feste in cui i partecipanti inalavano etere per sballarsi (termine più tecnico di così…). In quelle occasioni, Long aveva notato come chi ne faceva uso potesse ferirsi senza avvertire dolore. Da qui l’idea: perché non sfruttare quella proprietà, magari nel magico mondo della chirurgia?

Venable accettò, come chi accetta la morte, dunque col terrore nell’anima. Long fece prima evaporare l’etere e poi lo fece inalare al paziente. Questo perse sensibilità e il dottore procedette all’operazione. In qualche ora rimosse il tumore con discreto successo. Venable riprese conoscenza e giurò di non aver avvertito alcun fastidio. Il 30 marzo 1842 si dimostrò per la prima volta nella storia l’efficacia dell’anestesia in ambito chirurgico.

30 marzo 1842 anestesia

Cerchiamo di cogliere adesso il significato ampio dell’accaduto, altrimenti marginale se lo si osserva solamente per ciò che fu in un piccolo centro abitato americano. Insomma, si apriva pur sempre la possibilità di interventi prolungati, decisamente più complessi e, soprattutto, più “umani”.

Long continuò a sperimentare l’etere con successo, utilizzandolo anche in amputazioni e persino durante un parto. Come sempre c’è un grande “però”. Il contesto culturale e sociale in cui operava non era pronto ad accogliere una simile innovazione. In una comunità provinciale, le sue pratiche suscitarono sospetti. Come minimo, visto che qualcuno si spinse ad accusarlo di stregoneria… Un clima del genere lo spinse a interrompere le sperimentazioni e, cosa più spiacevole, a non pubblicare immediatamente i risultati.

Esitazione che chiaramente ebbe conseguenze decisive. Quando Long rese pubbliche le sue osservazioni, nel 1849, altri avevano già ottenuto fama e riconoscimento. A Boston, nel 1846, il dentista William T. G. Morton aveva dimostrato pubblicamente l’uso dell’etere durante un intervento chirurgico eseguito da John Collins Warren. Un successone. Ma anche Morton non partiva da zero. Egli si era ispirato agli esperimenti del collega Horace Wells, che già nel 1844 aveva utilizzato il protossido d’azoto su sé stesso per un’estrazione dentaria indolore.

30 marzo Crawford Williamson Long

Nel giro di pochi anni, la ricerca si ampliò ulteriormente. Nel 1847, a Edimburgo, James Young Simpson introdusse il cloroformio in ostetricia, rendendo possibile il parto senza dolore. La legittimazione definitiva arrivò quando la regina Vittoria accettò l’uso dell’anestesia durante la nascita di uno dei suoi figli, contribuendo a dissipare le resistenze morali e religiose ancora diffuse.

Eppure, dietro questa rivoluzione medica si nasconde una storia segnata da rivalità, incomprensioni e destini tragici. I pionieri dell’anestesia si contesero a lungo il riconoscimento della scoperta, senza che nessuno riuscisse a imporsi definitivamente. Long morì nel 1878, dopo una vita dedicata alla medicina, senza aver ottenuto pieno riconoscimento per il suo primato. Wells, convinto di essere stato derubato della sua idea, cadde in una spirale di frustrazione che lo portò al suicidio nel 1848. Morton, dopo il successo iniziale, finì in disgrazia, segnato anche dalla dipendenza dalle sostanze che aveva contribuito a diffondere.