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E se il “Mondo Perduto” si trovasse sotto il Mare del Nord?

Un nuovo studio realizzato dai ricercatori dell’Università di Warwick e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy o Sciences (PNAS) ha ipotizzato che sotto il Mare del Nord possa nascondersi quello che è poeticamente definito come il “Mondo Perduto”, ovvero un ampio paesaggio preistorico che un tempo ospitò foreste e fauna selvatica.

Il Mondo Perduto preistorico sotto il Mare del Nord

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Questo Mondo Perduto ha anche un nome: si chiama Doggerland. Un tempo questa massa continentale collegava la Gran Bretagna con l’Europa continentale. Secondo gli archeologi questo ambiente probabilmente ospitò piante, animali e forse anche le prime comunità umane, molto prima rispetto a quando le foreste si diffusero in Gran Bretagna e nell’Europa settentrionale.

Analizzando il DNA antico sedimentario, i ricercatori hanno provato a ricostruire l’ambiente di Doggerland. Le tracce genetiche conservate nei sedimenti marini hanno permesso di identificare le specie vegetali che vivevano in quella zona dalla fine dell’ultima era Glaciale fino al momento in cui l’innalzamento del livello del mare non ha sommerso il paesaggio.

I risultati hanno rivelato che boschi temperati con querce, olmi e noccioli erano già presenti nel Doggerland meridionale più di 16mila anni fa. E questo, cioè, accadeva parecchie migliaia di anni prima rispetto a quanto indicato dai dati pollinici della Gran Bretagna continentale.

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Crediti foto: @Centro di ricerca e paesaggi sommersi dell’Università di Bradford

Inoltre i ricercatori hanno anche trovato del DNA di tiglio, un albero che di solito ama i climi caldi. E questo DNA è stato ritrovato 2mila anni prima rispetto a quanto registrato precedentemente in Gran Bretagna. La scoperta più sensazionale, però, è quella riferita ad alcune tracce genetiche appartenenti a un Pterocarya. Si tratta di un albero imparentato con il noce che si supponeva esser scomparso dall’Europa nord-occidentale circa 400mila anni fa.

Aver trovato questa specie indica che potrebbe essere sopravvissuta in zona più a lungo di quanto ipotizzato finora. Robin Allaby, professore della School of Life Sciences dell’Università di Warwick, ha così spiegato: “Analizzando il seda DNA del Doggerland meridionale su una scala mai vista prima, abbiamo ricostruito l’ambiente di questa terra perduta dalla fine dell’ultima era glaciale fino all’arrivo del Mare del Nord.”. E ancora: “Abbiamo inaspettatamente trovato alberi migliaia di anni prima di quanto chiunque si aspettasse, e prove che il Mare del Nord si è formato completamente più tardi di quanto si pensasse in precedenza”.

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Le prove del DNA hanno anche suggerito che alcune parti di questo territorio rimasero al di sopra del livello dell’acqua anche dopo imponenti eventi alluvionali. E fra di essi figura anche lo tsunami di Storegga di circa 8.150 anni fa. Anzi: alcune zone potrebbero essere rimaste sotto forma di terraferma anche fino a 7mila anni fa.

La presenza persistente di questi habitat boschivi ha poi suggerito che qui sopravvivessero animali e, forse, anche le prime comunità mesolitiche. E questo ben prima che nascesse la più famosa cultura maglemosa, circa 10.300 anni fa.