Almanacco del 12 marzo, anno 1171: l’ordine di arresto di tutti i veneziani presenti sul territorio bizantino causa lo scoppio delle ostilità tra la Serenissima Repubblica di Venezia e l’Impero romano d’Oriente. Il conflitto durò poco meno di quattro anni. Esso non si contraddistinse tanto per rilevanti ed effettivi scontri armati – che neppure vi furono – quanto per le conseguenze politiche, commerciali e militari sul medio-lungo termine nello scenario del Mediterraneo orientale.

Come si arrivò alla contesa in armi fra due potenze storicamente alleate ed egemoni dal punto di vista economico-commerciale nelle rispettive aree geografiche di competenza? La domanda non è banale, e anzi: dando una risposta alla stessa si comprende sia il contesto storico entro il quale Venezia e Impero romano d’Oriente si scontrarono, sia il tenore profondo delle conseguenze diplomatiche post 1175.
Nel 1167 Venezia aveva aderito alla Lega Lombarda contro l’imperatore germanico Federico I Barbarossa. Da buon stratega quale Manuele I Comneno era, e interessato a rientrare negli equilibri italiani, oltre che riaffermare l’influenza bizantina nel Mezzogiorno, l’imperatore romano orientale intervenne. Tuttavia, dietro la diplomazia si celava una tensione crescente. Ruotava tutto attorno ai soldi; avevate dubbi?

I privilegi concessi ai veneziani dalle crisobolle di Alessio I (del 1082) e Giovanni II (questa invece del 1126) avevano garantito esenzioni fiscali e quartieri autonomi a Costantinopoli, generando uno squilibrio commerciale che soffocava le entrate imperiali. Manuele tentò di riequilibrare il sistema favorendo Genova e Pisa, mentre Venezia, gelosa del proprio predominio sull’Adriatico, reagì con ostilità alle iniziative bizantine in Dalmazia e alle incursioni anconetane incoraggiate da Costantinopoli.
Prima del mese di marzo del 1171, i rapporti fra Venezia e l’Impero sotto la dinastia dei Comneni sembravano essersi normalizzati. Invece, come un fulmine a ciel sereno, arrivò la rottura. Questa ci fu quando, dopo l’incendio del quartiere genovese di Galata, il 12 marzo 1171 l’imperatore ordinò l’arresto di tutti i veneziani presenti nell’Impero e la confisca dei loro beni. Con una certa dose di presunzione, nella corte di Manuele si giudicarono i veneti colpevoli dell’incendio dannoso per i genovesi di Galata. L’incarcerazione di migliaia di mercanti e agenti finanziari, fortuna di San Marco, scatenò l’ira di Venezia, la quale non ci pensò due volte e dichiarò guerra.

Il doge Vitale II Michiel organizzò una spedizione imponente: in pochi mesi l’Arsenale allestì circa 100 galee e 20 navi tonde. Per sostenere lo sforzo finanziario si ricorse a prestiti pubblici e si pose le basi del Banco Giro, esperimento embrionale di banca pubblica.
La flotta salpò nel settembre 1171. Dopo aver colpito Ragusa, si diresse verso l’Egeo. A Negroponte i romei offrirono trattative, alle quali parteciparono figure destinate a un ruolo centrale nella storia veneziana: Sebastiano Ziani, Orio Mastropiero ed Enrico Dandolo. Sì, quell’Enrico Dandolo…
La tregua consentì a Manuele di guadagnare tempo. L’inverno colse la flotta veneziana a Chio, dove scoppiò una grave epidemia. Decimata dal morbo, la spedizione rientrò nella primavera del 1172 senza aver ottenuto risultati.
Il 28 maggio 1172, in un clima di esasperazione, Vitale II fu assassinato. La crisi militare si trasformò in rivoluzione istituzionale. Il potere dell’assemblea popolare fu drasticamente ridimensionato e il Maggior Consiglio divenne il perno del nuovo assetto aristocratico della Repubblica.

Il nuovo doge Ziani riaprì i negoziati, ma nel frattempo lo scenario mutava. Dopo l’arretramento bizantino contro i Selgiuchidi, l’Impero appariva indebolito. Venezia cercò nuove alleanze, persino con Barbarossa e con Guglielmo II di Sicilia. Nel 1175 si giunse alla pace. Manuele restituì libertà e beni ai veneziani, pagò un’indennità in oro e ripristinò i privilegi commerciali.
Il conflitto lasciò un’eredità pesante. Per Costantinopoli significò ulteriori difficoltà finanziarie, ma per Venezia segnò la definitiva affermazione del regime patrizio-oligarchico. Soprattutto alimentò una diffidenza crescente fra greci e latini. Di lì a poco si sarebbero susseguiti il massacro dei latini del 1182 e, nel secolo successivo, la celeberrima Quarta Crociata culminata nella presa di Costantinopoli nel 1204.




