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A dieta con i Tudor

Quando pensiamo alla dieta dei Tudor, ci immaginiamo ricchi banchetti a base di carne ed eccessi di ogni tipo. In effetti, lo stesso Enrico VIII soffriva di gotta e obesità, probabilmente causate anche da uno stile alimentare un tantino esuberante. Ma questo valeva per la nobiltà: la dieta della maggior parte delle persone che vivevano nell’Inghilterra dei Tudor era ben diversa.

La dieta ai tempi dei Tudor: cosa mangiavano veramente gli inglesi?

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Crediti foto: @William Hogarth, CC0, via Wikimedia Commons

Ovviamente Enrico VIII e gli alti ranghi della nobiltà potevano abbuffarsi a immensi e pantagruelici buffet. Ma la gente comune doveva per forza di cose seguire una dieta che era dettata dal ritmo delle stagioni. La maggior parte della popolazione aveva il pane come alimento base. Ma all’epoca la parola “pane” poteva indicare un’ampia gamma di alimenti.

Per esempio, nelle zone montane era difficile coltivare il grano. Inoltre i forni costavano parecchio, sia dal punto di vista della costruzione che dell’alimentazione. Così la gente comune utilizzava l’avena, più facile da trasformare in focacce piatte che non nelle tradizionali pagnotte. Fra l’altro queste focacce potevano essere cotte su una piastra ed essiccate davanti al fuoco, ovviando così alla necessità di avere forni costosi.

Con il termine pane, dunque, secondo la storica Ruth Goodman, si indicavano anche i diversi tipi di focacce d’avena, pane d’orzo e pane di segale. Ciascuna zona, poi, aveva le sue specialità. Quello che era comune a tutti, però, era il fatto che era il pane l’alimento più utilizzato.

Anzi: per molti era l’alimento principale. Lo si mangiava a colazione, pranzo e cena. Insieme al pane, poi, c’era spesso anche la minestra. Questo era probabilmente il secondo alimento più importante. Ma anche qui con il termine di minestra si indicavano varie cose. Traducete praticamente con “qualcosa cucinato in pentola”.

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Crediti foto: @William Henry Kearney, Public domain, via Wikimedia Commons

La minestra poteva essere liquida o densa, vegetariana o anche arricchita con carne o latticini. Ma era anche estremamente versatile: era più varia del pane e dipendeva strettamente da ingredienti stagionali. Il metodo di cottura era sempre lo stesso, quello che cambiava erano sapore, consistenza e profilo nutrizionale visto che gli ingredienti seguivano di pari passo i cambiamenti delle stagioni.

Ma non erano solamente i vegetali a cambiare con le stagioni. In epoca Tudor anche carni, pesci, uova, formaggi e burro avevano le stagioni. Per esempio ,la produzione di latte seguiva il ciclo riproduttivo del bestiame. Le mucche in inverno andavano in asciutta, dunque bisognava aspettare una nuova gravidanza e un nuovo vitello prima che potessero tornare a produrre latte. Questo voleva dire che il latte era disponibile soprattutto da marzo a ottobre.

In questo lasso di tempo, però, variavano anche i formaggi prodotti. Il primo latte, prodotto quando l’erba era ricca e rigogliosa, era assai ricco di grassi. Dunque era perfetto per produrre il burro. Il che voleva dire che il burro lo si trovava soprattutto in primavera e inizio estate. Questo a meno di non conservarlo con il sale.

Man mano che l’erba e il clima cambiavano, poi, il latte iniziava a presentare più caseina. Il che lo rendeva adatto per produrre formaggi. Questo significava che il picco della produzione di formaggi andava dall’estate in poi.

Pure le uova erano stagionali. Quando c’è poca luce, infatti, le galline depongono meno uova. E anche la produzione di carne seguiva precise stagioni. Era abbastanza insensato macellare una vacca incinta. Quindi la macellazione era attentamente programmata sia per evitare sprechi, sia per garantirsi una produzione futura.

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Idem dicasi per le pecore. Se si aveva un agnello di riserva, allora a Pasqua si macellava l’agnello. Ma per il resto dell’anno la maggior parte delle pecore erano utilizzate per la lana e il latte. Al massimo di mangiavano quelle più vecchie e i montoni nel caso fossero diventati meno produttivi.

Pure il pesce seguiva la stagionalità: diversi periodi dell’anno presentano diverse tipologie di pesce. Certo, i diversi metodi di conservazione come la salatura, l’affumicatura e la marinatura aumentarono l’accesso al pesce. Ma questi alimenti conservati servivano semplicemente come riempitivi. Se è vero, infatti, che si potevano conservare baccalà, aringhe marinate e aringhe affumicate tutto l’anno, questo non veniva fatto perché la gente conservava questi alimenti per fine inverno, quando avevano a disposizione meno cibo fresco.

Ovviamente la base delle minestre rimanevano le verdure che, anche qui, dipendevano dalla stagionalità e dall’orto. La minestra che si mangiava una settimana era diversa da quella della settimana prima e sarebbe stata differente da quella mangiata la settimana successiva. Questo perché i prodotti a disposizione cambiavano continuamente.