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i casoni

Identificato l’acquedotto che riforniva i “Casoni”

Gli sforzi congiunti della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma, della provincia di Rieti e del Gruppo Speleo-Archeologico Vespertilio hanno permesso di ritrovare, identificare e documentare l’acquedotto e le sorgenti che rifornivano di acqua l’antica villa romana nota come i Casoni, una delle ville padronali più importanti della Sabina romana.

Trovato l’acquedotto de I Casoni

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Crediti foto: @Ministero della Cultura

Lavilla romana I Casoni, di origine repubblicana, presentava una planimetria che si sviluppava su due terrazze discendenti. Nella terrazza inferiore c’era il giardino, corredato di ninfeo e piscina circolare. Nella terrazza superiore, invece, c’era la zona residenziale, a sua volta organizzata intorno a un portico, ai cubicoli e al tablino.

Da più di due secoli si sapeva che da qualche parte dovevano esserci delle strutture idrauliche che rifornissero il sito di acqua. Quello che non si sapeva era dove fossero esattamente. In realtà già nel 1790 lo studioso Sperandio aveva parlato nei suoi scritti di alcuni acquedotti molto antichi e di una sorgente chiamata Fonte Varrone.

Nel corso dell’Ottocento, poi, studiosi come Marocco, Guattani e Nardi confermarono tali informazioni, descrivendo in maniera più dettagliata le strutture visibili che sembravano appartenere alla villa. Nel Novecento toccò poi all’archeologo Lugli ribadire l’esistenza dell’acquedotto e della sorgente. Ma di nuovo nessuno sapeva menzionare dove si trovassero questi elementi. Questo almeno fino ad ora.

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Crediti foto: @Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti

Un certosino lavoro di ricerca topografica, seguito da rilievi sul campo, ha portato gli archeologi a scoprire sia dove si trovasse questa Fonte Varrone, sia dove si trovassero l’acquedotto e le sorgenti che, in origine, garantivano l’approvvigionamento idrico di tutta la villa.

Il passo successivo sarà quello di ricreare una mappa tridimensionale di tutto il sistema idraulico sotterraneo, sfruttando la tecnologia LiDAR. In questo modo si potrà capire anche quali siano i muri e gli ambienti della villa direttamente collegati a questo sistema.

La struttura appena scoperta si caratterizza per l’essere una complessa rete di gallerie, tutte scavate nella collina per fungere da sistema di drenaggio delle acque. E questo sistema si trova a circa 300 metri di distanza da I Casoni.

Le acque che provenivano da queste fonti (fino a qualche decennio fa queste acque riempivano ancora la Fonte Varrone) arrivavano a una cisterna tramite i cunicoli.

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Crediti foto: @Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti

La cisterna fungeva anche da bacino di decantazione: qui l’acqua sedimentava in modo da eliminare le impurità. Una volta sedimentata e ripulita, poi, era convogliata nelle terme, nelle fontane ornamentali, nel ninfeo e là dove fosse necessaria per le attività domestiche.

Secondo gli archeologi questa tipologia di costruzione indica che l’attivazione di questo sistema sia avvenuta prima della romanizzazione della zona. Quindi probabilmente faceva parte di un antico insediamento presente in loco e risalente a prima della costruzione della lussuosa villa di epoca repubblicana.