La Grande Piramide di Giza torna a far parlare di sé. Questo perché in un nuovo studio pubblicato su Nature e sottoposto a revisione paritaria, si ipotizza che gli antichi Egizi riuscirono a costruire questa enorme struttura trasportando e sollevando milioni di blocchi di pietra non usando il metodo delle rampe esterne, bensì sfruttando delle carrucole a puleggia, azionate da contrappesi esterni. Ma c’è di più.
Come fu costruita la Grande Piramide?

Apparentemente l’aspetto più intrigante di questo studio è quello relativo alle carrucole. Tuttavia se effettivamente gli antichi Egizi usarono questo metodo di costruzione, ciò vorrebbe anche dire che la piramide è “cresciuta dall’interno verso l’esterno”.
In pratica i costruttori utilizzarono passaggi interni inclinati come rampe di scorrimento per generare la forza necessaria per attivare meccanismi di corde e travi che avrebbero permesso di sollevare i blocchi verso l’alto.
Secondo Simon Andreas Scheuring, autore dello studio, considerando che si ipotizza che ci siano voluti circa 20 anni per finire di completare la piramide, ecco che per spostare circa 2,3 milioni di blocchi, ci sarebbe voluta una velocità di spostamento e posizionamento notevole. E un ritmo del genere sarebbe insostenibile con il solo trasporto di questi blocchi pesanti su lunghe rampe esterne.
Per questo motivo Scheuring ha proposto un sistema di contrappesi. Questi sarebbero scivolati lungo un percorso interno inclinato, dado così una nuova interpretazione del Passaggio Ascendente e della Grande Galleria. Questi corridoi avrebbero funto da “rampa di scorrimento” continuo per generare una forza di trazione.

Il fulcro meccanico chiave, invece, sarebbe stata l’Anticamera vicino alla Camera del Re. Per tradizione, infatti, si pensa che questa fosse parte di una specie di sistema di bloccaggio. Per Scheuring, l’Anticamera era una sorta di stazione di sollevamento a forma di puleggia. Usata durante la costruzione, ecco che successivamente venne sigillata.
In effetti ci sarebbero diversi indizi in tal senso. Per esempio, la Grande Galleria presenta segni di usura compatibili con movimenti ripetuti e pesanti, non imputabili al solo calpestio umano.
Ma Scheuring è andato oltre. Ha fatto notare come la Grande Galleria e il Passaggio Ascendente siano allineati e abbiano la medesima, ripida pendenza (siamo sui circa 26,5°).
Per quanto riguarda l’Anticamera, invece, le scanalature e gli insoliti dettagli di costruzione potrebbero indicare che qui, un tempo, ci fossero corde, travi e meccanismi di frenaggio e ancoraggio utilizzati durante il sollevamento dei blocchi. Fra di essi potrebbero figurare anche alcuni elementi di granito molto pesanti, usati nella Camera del Re.

Secondo Scheuring se si potesse sollevare in sicurezza il pavimento dell’Anticamera, ecco che sotto di esso si potrebbero trovare tracce di un pozzo riempito o anche macerie compatibili con un precedente percorso atto a sollevare blocchi mastodontici.
Il modello di Scheuring è interessante perché cerca di adattare la fisica al ritmo. Il modello di costruzione classico, basato solo sulle rampe, presenta diverse criticità. Rampe abbastanza basse da permettere di trasportare agevolmente blocchi pesanti diverse tonnellate devono, per forza di cosa, essere molto lunghe e massicce. Ma le tracce archeologiche di queste mega-rampe a Giza sono assai discusse.
Il sistema di carrucole e pulegge, invece, avrebbe evitato ai costruttori di dover dipende da enormi terrapieni esterni. Inoltre offrirebbe anche alcune spiegazioni per alcune peculiarità interne che sembrano un po’ troppo atipiche e asimmetriche.
Ovviamente anche tale soluzione non è scevra di dubbi. Prima di tutto, rulli e travi di legno, per non parlare delle funi, non possono essere sopravvissuti allo scorrere del tempo e dunque è difficile confermare la loro presenza in loco. In secondo luogo, poi, trasformare questi corridoi interni in rampe per il trasporto dei blocchi, avrebbe creato qualche problemino tecnico relativo al traffico e alla sicurezza.




