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Ferito alla testa, iniziò a vedere il mondo sottosopra: l'assurda storia del paziente M

Ferito alla testa, iniziò a vedere il mondo sottosopra: l’assurda storia del paziente M

Per la storia di oggi adottiamo almeno inizialmente la prospettiva del diretto interessato. A seguito del golpe contro il governo repubblicano, scoppia la guerra civile in Spagna. Voi siete poco più che un ventenne ed entrate nei ranghi dell’Esercito popolare repubblicano. Combattete per due anni, fino a che un giorno una pallottola franchista vi buca il cranio. Non morite, ma la vostra vita cambia per sempre. È il 1938 e all’ospedale Sanidad Militar de Godella inizia la vostra assurda storia: la storia del paziente M.

Ferito alla testa, iniziò a vedere il mondo sottosopra: l'assurda storia del paziente M

Nell’ospedale valenciano, specializzato nella cura dei feriti gravi durante il corso delle operazioni militari, il paziente M, di cui non si conosce il nome, viene seguito da vicino dal dottore Justo Gonzalo y Rodríguez-Leal. Si tratta di un medico neurologo molto in gamba, ma che non ha mai visto nulla di simile. O meglio, nessuno sembra aver mai visto o sentito nulla del genere.

Il proiettile aveva perforato la testa del giovane soldato repubblicano poco più sopra della nuca. La traiettoria aveva incontrato la corteccia occipitale, deputata all’elaborazione della visione, per poi uscire alla sommità posteriore del cranio, in un punto a metà fra la corteccia parietale e quella occipitale. In pratica sono aree del cervello adibite ai sensi quali tatto e vista.

paziente M dottor Gonzalo

Nel concreto, cosa significava questo trauma per il paziente M? Beh, vista triplicata, sdoppiamento tra forma e colore, visione capovolta del mondo circostante. Anche il tatto e l’udito soffrivano di queste alterazioni. Nel senso che se il dottore toccava la guancia destra del soggetto, quest’ultimo notificava il contatto sulla guancia sinistra. La cosa più assurda di questi sintomi, era la totale naturalezza con cui il paziente M li manifestava; era come se non si accorgesse della straordinarietà della questione: insomma, per lui era normale che la cucina fosse ribaltata e che il tavolo si trovasse dove noi di solito vediamo il lampadario.

Il neurologo Justo Gonzalo non poté spiegare la patologia particolarissima del paziente M con le teorie sul funzionamento del cervello del suo tempo. Mica perché non fosse possibile farlo, ma perché la condizione dell’ex soldato le contraddiceva tutte quante. La prospettiva dominante si basava sulla modularità della mente: in parole povere, il cervello è suddiviso in compartimenti stagni ben differenziati fra loro, e ognuno con funzioni precise. Alterare una singola parte avrebbe comportato un deficit altrettanto preciso e determinato.

paziente M parete occipitale

Con il caso M la teoria generale si scontrò con l’eccezione. Mettendo da parte il fatto che il giovane soldato non ebbe bisogno di particolari interventi chirurgici per sopravvivere e condusse una vita normalissima (oddio, normalissima…). Il dottor Gonzalo arrivò a formulare quindi la teoria della dinamica cerebrale. Secondo la stessa, il cervello non lavora a compartimenti stagni, bensì opera interconnettendo le sue diverse regioni. Quindi giusto mantenere una suddivisione in parti della materia cerebrale, ammettendo però che le sue funzioni sono distribuite in gradienti, quindi con transizioni graduali.

La teoria è passata parecchio in sordina negli anni centrali dello scorso secolo, tornando alla ribalta soprattutto nei primi 2000. La frequentazione tra il paziente M e il dottor Gonzalo proseguì fino alla morte del secondo, avvenuta nel 1984. L’uomo che nel 1938 prese un proiettile dritto nella testa, sopravvivendo e guardando il mondo da un’altra prospettiva, si è costruito una vita durante il franchismo, sposandosi e facendo figli. Il governo nuovamente democratico gli riconobbe negli anni ’80 anche una pensione in qualità di ex combattente repubblicano. Non sappiamo quando sia morto, certo è che il suo caso ha cambiato la storia della neurologia.