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natale krampus

Quanto poteva essere terribile il Natale del passato? Spoiler: parecchio

Per molti quello natalizio è il periodo più bello dell’anno. Le feste in famiglia, le lucine, i regali, le tradizioni… Solo che non è sempre stato così. Anzi, in passato alcune tradizioni e usanze di Natale avrebbero fatto la gioia del Grinch.

Antiche tradizioni di Natale a dir poco terribili

natale krampus

Alcune antiche tradizioni natalizie erano alquanto discutibili. Anzi: in alcuni casi erano spaventose, quando andava bene e disgustose o violente quando andava male. Chi non ama particolarmente il Natale dovrebbe essere comunque grato che, al giorno d’oggi, queste tradizioni siano sparite. O quanto meno si siano attenuate o modificate.

Le carole natalizie – Chi ha letto l’ultimo romanzo di Antonio Manzini potrebbe essere d’accordo con Rocco Schiavone in merito ai canti natalizi. A maggior ragione quando si viene a sapere che, nei Natali passati, il rituale dei canta natalizi non era tanto una “gioia per il mondo” quanto una “minaccia per la società”.

Lo sa bene chi abitava a Boston nel XVIII secolo. Qui i canti natalizi erano solo un mero travestimento per ricatti, atti di vandalismo e violazione di domicilio. La pratica dei canti natalizi aggressivi, nota anche come “mumming”, prevedeva che cantanti (o presunti tali) e/o attori ubriachi si presentassero a casa della gente, rifiutando di andarsene via se non fossero stati pagati tramite soldi o alcolici.

In caso di rifiuto, questi pseudo cantanti/ricattatori iniziavano a lanciare sassi, picchiavano la gente, urlavano oscenità o rubavano cose. Tanto che alcune persone chiesero aiuto scrivendo lettere ai giornali e implorando la polizia di far cessare questa usanza natalizia.

canti natalizi
Crediti foto: @Internet Archive Book Images, No restrictions, via Wikimedia Commons

Giochi drastici a Natale – Una tradizione natalizia ancora in vigore adesso prevede, in fase digestiva post pranzo natalizio, di dedicarsi a giochi di carte o giochi da tavolo. La stessa cosa facevano in epoca Vittoriana, solo che si dedicavano a un gioco alquanto estremo.

Il gioco in questione si chiamava Snapdragon e prevedeva di dare fuoco a una ciotola di uvetta imbevuta di brandy. I concorrenti dovevano cercare di prendere l’uvetta in fiamme e ficcarsela in bocca. Inutile dire che le ustioni erano un risultato scontato.

Le figure natalizie torturavano i bambini – Col passare del tempo abbiamo trasformato Babbo Natale in un bonario vecchietto dalla barba bianca che con il suo “Oh Oh Oh” porta i regali ai bambini sulla sua slitta trainata da renne. Ma i predecessori di Babbo Natale avevano più di qualche spigolo da smussare.

Per esempio, alcune poesie su San Nicola sostengono che oltre a lasciare del carbone per i bambini che si erano comportati male, talvolta lasciasse anche un bastone affinché i genitori potessero picchiare i figli.

Per tacere poi del Krampus che, in Austria e Baviera, corredato di zanne e corna, puniva i bambini cattivi frustandoli con bastoni. E quelli che non potevano essere frustati o su cui la frusta non funzionava, erano infilati nel sacco del Krampus per essere portati nella sua tana.

Battaglie a palle di neve? No, sparatorie – Nei secoli passati capitava che le battaglie a palle di neve di Natale (possibili laddove a Natale nevichi, of course) si trasformassero in rapine e sparatorie.

Un articolo del 1880 pubblicato sul New York Times racconta di due episodi natalizi in cui alcuni giovani teppisti aggredirono delle persone. Nel primo scontro, dal lancio di palle di neve si passò ben presto ai colpi di pistola, con uno degli aggressori colpito da un proiettile sparato da uno dei lanciatori di palle di neve che cercava di colpire le persone che li inseguivano. Nel secondo scontro, ci fu una sorta di imboscata a una lavanderia a gettoni cinese che, fra una palla di neve e l’altra, finì con diversi feriti.

Pranzi di Natale da dimenticare – Fermo restando che le tradizioni culinarie mutano insieme ai cambi culturali (probabilmente fra qualche secolo ci sarà qualcuno che inorridirà vedendo cosa mangiamo oggi), ecco che alcuni pranzi natalizi potevano essere alquanto nauseanti.

Per esempio, nel Medioevo i ricchi a Natale cenavano con un pavone. L’uccello era cotto arrosto, anche se a volte era preparato a guisa di torta. Il tutto con coda e testa intatte. Le piume erano riattaccate, l’uccello scuoiato era rimesso nella sua pelle e le piume della coda erano del tutto spiegate. Il problema, però, era che il suo sapore era abbastanza terribile. Tanto che spesso i cuochi dell’epoca sostituivano la carne del pavone con quella di oca, infilandola poi nella pelle del pavone.

Un’altra tipica ricetta natalizia dell’epoca prevedeva di arrostire la testa di un cinghiale, salvo poi ricoprirla di strutto e cenere nera per simulare il pelo nero dell’animale.

pavone

Rivolte scolastiche a Natale – Al giorno d’oggi le scuole di tutti i gradi chiudono per le vacanze di Natale. Ma non è sempre stato così. Dal XVI al XIX secolo, infatti, in Gran Bretagna e America non era sempre prevista la chiusura natalizia delle scuole.

Così gli studenti mettevano in pratica uno specifico rituale natalizio: il Barring Out. In pratica si intrufolavano di nascosto nelle aule, chiudevano a chiave tutte le porte e si rifiutavano di far entrare insegnanti e presidi fino a che questi non avessero loro accordato il permesso di andare in vacanza per Natale.

E non pensiate che la procedura fosse del tutto innocua. Spesso durante il Barring Out erano esplosi colpi d’arma da fuoco, con feriti da ambo le parti. E talvolta ci scappava anche il morte, come successo in Scoia nel 1595. Un magistrato, infatti, stava aiutando un insegnante ad accedere alla scuola barricata dagli studenti, quando uno di essi gli sparò, uccidendolo.