Per qualche motivo, ho sempre trovato intrigante la storia di Castore e Polluce, gli eroi gemelli. Forse a causa del loro soprannome, i Dioscuri. Questi eroi spartani, a dire il vero, compaiono in molti miti greci, dalla ricerca del Vello d’Oro insieme a Giasone, passando per la caccia al cinghiale calidonio, fino ad arrivare al salvataggio della sorella, Elena di Sparta. Ma in tanti li ricordano soprattutto per la loro singolare morte.
Tutto quello che volevate sapere su Castore e Polluce, i Dioscuri

In molti miti della mitologia greca fanno capolino Castore e Polluce, i Dioscuri. Compaiono qua e là, ma chi erano davvero? Spesso ingiustamente trascurati, in realtà furono anche oggetto di culto in Grecia, soprattutto a Sparta, la loro città natale. Successivamente anche Roma adottò il culto di questi gemelli.
A venerarli erano soprattutto i guerrieri e i marinai. Ma per via delle loro peculiarità erano anche associati ai cavalli e all’equitazione. Eroi giovani, impavidi e coraggiosi, spesso raffigurati a cavallo, si amavano e rispettavano a vicenda. Erano amici inseparabili, si aiutavano di continuo e non litigavano mai.
Nell’antica Grecia erano il simbolo dell’amore fraterno, della lealtà e del cameratismo militare. Pur essendo gemelli, non erano identici. Castore era particolarmente affine ai cavalli e alle imprese militari: era un abilissimo cavaliere. Polluce, invece, era noto per la sua forza e la sua saggezza, essendo un bravissimo pugile.
Leda e il cigno – Castore e Polluce erano i figli di Leda, figlia di Testio, re di Pleurone in Etolia e di Zeus. Proprio così: i Dioscuri erano l’ennesima prole di quel donnaiolo di Zeus. Leda era sposata con Tindaro di Sparta. Questi, insieme al fratello Icario, era stato esiliato dal fratello Ippocoont, il neo incoronato re di Sparta. Re Testio ospitò Tindaro e Icario. I due in cambio lo aiutarono a difendersi dai suoi nemici.
In segno di gratitudine, diede la figlia Leda in sposa a Tindaro. Quando Ercole uccise re Ippocoonte e tutti i suoi figli (perché il re si era rifiutato di assolvere l’eroe dall’omicidio di Ifito di Ecalia), Tindaro e Leda divennero i sovrani di Sparta.
Leda era una delle donne mortali più belle della sua epoca. Inevitabilmente la sua bellezza non passò inosservata agli occhi di Zeus, il quale si trasformò in un cigno per sedurla. Nelle vesti di un cigno, Zeus atterrò in grembo a Leda, fingendo di scappare da un’aquila. Così diede vita a un atto di concepimento divino assai singolare visto che, subito dopo, Leda dormì col marito Tindaro quella stessa sera.
La gravidanza che ne seguì fu alquanto particolare. Al posto di partorire normalmente, Leda depose due uova. Da ciascun uovo nacquero due gemelli. Da un uovo nacquero Castore e Polluce, mentre dall’altro Elena e Clitennestra. A complicare le cose c’era il fatto che Elena e Polluce erano figli di Zeus, mentre Clitennestra e Castore erano figli di Tindaro.

Il primo rapimento di Elena – Possiamo considerare Elena come la Lady Isabel dell’antica Grecia. Entrambe erano costantemente vittime di rapimenti. Anche se forse nel mito di Elena manca il Pegasus di turno. E mancano anche i burroni. Ma torniamo al mito. Elena di Sparta era considerata unanimemente come la donna mortale più bella del mondo.
Quando era ancora bambina, prima dunque di tutta la vicenda di Paride e di Troia, fu Teseo di Atene a rapirla. Teseo e il suo amico Piritoo avevano entrambi appena perso le mogli e i figli. Così i due decisero di unire le forze per cercarsi delle nuove mogli. Erano così pieni di sé da decidere che solamente delle figlie di Zeus fossero degne di sposarli.
Piritoo puntò il suo radar su Persefone, la regina degli Inferi e moglie di Ade. Teseo, invece, puntò tutto su Elena che, all’epoca, era ancora una bambina. I due riuscirono a intrufolarsi a Sparta e a rapire Elena mentre danzava nel tempio di Artemide.
Teseo portò poi Elena dalla propria madre, Etra. Questo perché nel frattempo decise di accompagnare Piritoo negli Inferi per cercare di rapire pure Persefone. Tuttavia non avevano fatto i conti con le Furie, le quali li imprigionarono per il loro tentativo folle di voler rapire la Regina dei Morti.
A Sparta, però, non erano stati con le mani in mano. Castore e Polluce radunarono un esercito e marciarono su Atene. Solo che Teseo era ancora imprigionato negli Inferi e non aveva rivelato a nessuno ad Atene di aver nascosto Elena insieme alla madre.
Castore e Polluce non credettero agli ateniesi che sostenevano di non sapere nulla di Elena e così dichiararono guerra alla città. La città capitolò nelle mani dei gemelli, seguita poi dal resto dell’Attica.
Alla fine i Dioscuri riuscirono a salvare Elena, prendendo nel contempo prigioniera Etra, per vendicarsi. Etra divenne così l’ancella di Elena, rimanendo al suo fianco fino alla fine della guerra di Troia.
Poco dopo il salvataggio di Elena, Ercole liberò Teseo durante le sue ultime fatiche, non riuscendo però a salvare Piritoo. Nel frattempo i Dioscuri avevano messo sul trono di Atene Menesteo, il rivale di Teseo. Quest’ultimo tornò così mestamente in città: da amato eroe e re ormai era considerato un fallito che aveva abbandonato il suo regno per seguire i suoi desideri egoistici. Così dovette fuggire sull’isola di Sciro, dove morì.
I Dioscuri e gli Argonauti – I Dioscuri ad un certo punto si unirono anche all’euipaggio dell’Argo, salpando insieme a Giasone verso la Colchide, alla ricerca del Vello d’Oro. Fra l’altro nell’equipaggio figurava anche Ercole.
I gemelli si distinsero nella lotta contro il re Amico dei Bebrici. Amico amava il pugilato e sfidava chiunque passasse per il suo regno. Ovviamente Polluce lo sconfisse subito, permettendo così alla nave Argo di continuare il suo viaggio.
Essendo anche abili marinai, i Dioscuri tolsero dai guai l’Argo anche durante diverse tempeste.
La caccia al cinghiale calidonio – Dopo il viaggio sull’Argo, i Dioscuri decisero di partecipare alla caccia al cinghiale calidonio assieme a Meleagro di Calidone, un altro Argonauta. Artemide aveva inviato il mostruoso cinghiale per punire re Eneo, il padre di Meleagro, reo di non averle offerto adeguati sacrifici.
Alla caccia parteciparono altri nomi famosi, come Teseo, Piritoo, Atalanta, Giasone, Peleo (il padre di Achille) e il fratello Telamone (il padre di Aiace). A uccidere il cinghiale furono Atalanta e Meleagro, ma furono i Dioscuri a dargli la caccia a cavallo e riuscirono quasi a infliggergli il colpo mortale.

La morte dei Dioscuri – Castore e Polluce erano estremamente protettivi nei confronti delle sorelle. Dopo aver salvato Elena da Teseo, tennero in riga molti dei suoi pretendenti. Tuttavia, se fate mente locale, sono assenti durante il rapimento di Paride e durante la guerra di Troia. Il motivo? Beh, morirono poche ore prima che Paride rapisse Elena.
Tutto inizia con la faida fra i Dioscuri e i cugini Ida e Linceo, figli gemelli di Afareo, re di Messenia e Argonauti come loro (Linceo era una vedetta particolarmente abile). Anche i cugini parteciparono alla caccia al cinghiale calidonio.
I Dioscuri si erano innamorati delle sorelle gemelle Febe e Ilaira, figlie dello zio Leucippo, il quale viveva a Messeia. Ma le sorelle erano già promesse spose a Ida e Linceo. I Dioscuri decisero così di rapire le sorelle, portandole a Sparta e sposandole. Castore e Ilaira ebbero un figlio di nome Anogone, mentre Polluce e Febe un figlio di nome Mnesileo.
Le due coppie di cugini si incontrarono durante una razzia di bestiame in Arcadia. Per vendicarsi dei Dioscuri, Ida e Linceo li ingannarono proponendo una gara di abbuffate truccata. Dopo la razzia, i quattro cugini arrostirono una delle mucche. Prima del banchetto, Ida suggerì che, invece di dividere il bestiame equmente, avrebbero dovuto organizzare una gara. I primi due a finire per primi il loro pasto avrebbero ottenuto metà del bestiame.
I Dioscuri acconsentirono, non sapendo che i cugini avevano già mangiato la maggior parte del loro cibo. I Dioscuri persero la gara, ma si resero conto che erano vittime di un inganno solamente mentre i cugini se ne stavano tornando in Messenia insieme a tutto il bestiame razziato.
Inferociti per l’inganno, una volta tornati a Sparta si diressero a Messenia, per trafugare il bestiame. Ma nulla poteva sfuggire alla vista di Linceo che li colse in flagrante. Così scoppiò una battaglia furiosa. Ida ferì mortalmente Castore, mentre Polluce uccise Linceo. Ida allora cercò di colpire Polluce alle spalle, il quale fu salvato da Zeus che scagliò un fulmine che uccise Ida, salvando il figlio.
Dopo la battaglia, Polluce corse da Castore, ma le ferite del gemello erano mortali. Così Polluce implorò Zeus di salvare il fratello. Zeus non poteva però allontanare la morte da Castore, ma Polluce, in quanto figlio di Zeus, aveva diritto all’immortalità. Così Zeus, toccato dall’amore fraterno di Polluce, permise ai gemelli di condividere l’immortalità.
Polluce accettò e i Dioscuri divennero sia mortali che immortali, alternandosi fra l’Olimpo e gli Inferi. Purtroppo tutto ciò ebbe una conseguenza imprevista: i due dovevano alternarsi di continuo e dunque non potevano più vedersi. Così Zeus concesse loro di incontrarsi nuovamente riunendoli nella costellazione dei Gemelli.
E mentre i Dioscuri litigavano con i cugini, ecco che Paride ebbe campo libero per rapire Elena. E non poterono partecipare alla guerra di Troia perché impegnati in questa continua alternanza fra mortalità e immortalità.




