Sparta fu una delle poleis greche più famose. Tutti siamo a conoscenza della sua eterna rivalità contro Atene (finita a favore di quest’ultima) e della famosa battaglia delle Termopili. Tuttavia ci fu qualcuno che riuscì a sconfiggere Sparta, pur non essendo ateniese: stiamo parlando di Epaminonda, politico e militare tebano.
Epaminonda, lo spauracchio di Sparta

Gli scontri continui con Atene e la Guerra del Peloponneso minarono notevolmente la potenza sia di Sparta che di Atene. Ad avere la peggio, però, fu Sparta: il suo dominio era giunto al termine. A questo punto, però, emerse Tebe. Durante tutto il precedente conflitto Tebe era rimasta neutrale, ma quando il dominio spartano vacillò, ecco che divenne una potenza dominanze nella penisola greca.
E fu tutto merito di Epaminonda. Costui fu un grande generale, forse un po’ oscurato da altri precedenti illustri condottieri, ma comunque una sorta di genio militare. Fu lui a guidare la Lega Beotica contro la Lega Peloponnesica capeggiata da Sparta, sconfiggendola sia a Leuttra che a Mantinea.
A dire il vero, la battaglia di Leuttra del 371 a.C. segnò proprio la fine della Lega del Peloponneso. Epaminonda mise in campo una serie di tattiche innovative che gli permisero di sconfiggere i temibili opliti spartani.
Epaminonda schierò l’élite del suo esercito, il Battaglione Sacro, contro le migliori unità di Sparta. Ma non solo: decise di schierare un numero di ranghi maggiore rispetto a quanto fatto finora, in modo da indebolire gli spartani. Inoltre la cavalleria tebana si dimostrò superiore agli opliti, permettendo così a Epaminonda di ribaltare le sorti della battaglia.

Scendendo un po’ più nel dettaglio, durante la battaglia di Leuttra l’esercito spartano poté contare su circa 10mila opliti, 700 dei quali appartenevano alle truppe scelte degli Spartiati. I Beoti, guidati da Epaminonda, contavano 6mila soldati, ma avevano una cavalleria migliore rispetto a quella della Lega del Peloponneso.
Gli eserciti greci di solito usavano una formazione a falange che tendeva ad avanzare verso destra durante la battaglia, in modo da intimorire gli avversari sfruttando la paura degli uomini per il lato disarmato. Così, di solito, una falange schierava le truppe scelte sul lato destro per tentare di contrastare questa tendenza.
E così accadde a Leuttra: gli Spartiati si trovavano a destra, mentre i soldati peloponnesici con meno esperienza si trovavano a sinistra. Fu qui che Epaminonda ebbe un lampo di genio.
Come prima cosa dispose le migliori truppe del suo esercito su 50 file sulla fascia sinistra (di solito erano 8-12 file), proprio di fronte agli Spartiati. Collocò il Battaglione Sacro all’estrema sinistra, ma non pago, decise di evitare di opporsi alla larghezza dello schieramento della Lega del Peloponneso. Avendo più soldati, quest’ultima era impossibile da affrontare direttamente.
Invece mise le truppe più deboli sul fianco destro, ordinando loro di non impegnarsi in battaglia, ma di ritirarsi gradualmente man mano che l’attacco nemico sarebbe avanzato. Mise in pratica in atto la tattica della falange obliqua, già teorizzata da Pagonda, un altro generale tebano. Ma fu tutta sua l’idea di evitare del tutto lo scontro da un fianco.
La battaglia iniziò con una vittoria schiacciante della cavalleria tebana su quella spartana, decisamente inferiore di numero. Quest’ultima dovette ritirarsi fra i ranghi della fanteria, creando caos nella falange.
Subito dopo, il lato sinistro dei Tebani, rinforzato dal Battaglione Sacro, marciò a velocità doppia per attaccare il prima possibile. E contemporaneamente il fianco destro si ritirò. Alla fine, il fianco destro degli Spartani iniziò a cedere, retrocedendo. Persero il loro re, Clemobroto, ma riuscirono a recuperarne il cadavere. Solo che i Tebani spezzarono il loro schieramento.
Gli alleati degli Spartani sul lato destro, vedendo questi ultimi in rotta, iniziarono pure loro a rompere le righe e a fuggire, aumentando il caos. Alla fine i Tebani vinsero: mille Peoloponnesiaci furono uccisi, contro 300 Beoti. Ma la cosa più importante fu che morirono 400 dei 700 Spartiati. Il che diede il colpo di grazia alla forza bellica di Sparta.

A causa di questa sconfitta, Sparta subì diverse invasioni e incursioni da parte dei Tebani. Da una di queste nacque la battaglia di Mantinea, nel 362 a.C. Epaminonda, sconfisse nuovamente Sparta e i suoi alleati, fra cui figurava anche Atene. Fra l’altro utilizzò tattiche simili a quelle sfruttate durante la battaglia di Leuttra.
Purtroppo però Epaminonda trovò la morte in questa seconda battaglia, sgretolando così il neonato predominio tebano. Le perdite subite a Mantinea e l’assenza di un leader degno di questo nome dovettero lasciare spazio a una nuova potenza emergente: i Macedoni di Filippo II. Ma questa è un’altra storia.




