Storia Che Passione
Sparare sui civili per divertimento, la tragica storia dei safari umani di Sarajevo

Sparare sui civili per divertimento, la tragica storia dei safari umani di Sarajevo

Dove voi vedete cose ideali, io vedo cose umane, ahimè, troppo umane“. Questa frase di Friedrich Nietzsche riassumerebbe perfettamente ciò che vi stiamo per raccontare se l’aggettivo umano fosse sostituito con il suo contrario. Quella di oggi è una storia adatta solo ai più forti di stomaco e di cuore, una storia che definire disumana sarebbe riduttivo. Oggi parleremo di un episodio che recentemente, grazie ad indagini giudiziarie, sta tornando alla ribalta: i safari umani di Sarajevo. Una pagina di storia vittima dell’oblio che sta trovando or ora spazio nel dibattito pubblico e giudiziario. Pagine di racconti grondanti sangue, ma sangue di civili, donne, bambini e anziani.

Sparare sui civili per divertimento, la tragica storia dei safari umani di Sarajevo

Il contesto storico che fa da cornice alla vicenda è quello dell’Assedio di Sarajevo, il più lungo della storia bellica del secolo scorso. Dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996 tre forze si scontrarono sul campo di battaglia bosniaco. Da un lato il governo bosniaco stesso, che dichiarava l’indipendenza dalla Jugoslavia di Tito, dall’altro l’Armata Popolare Jugoslava appunto e le forze serbo-bosniache, che puntavano ad annettere il territorio bosniaco per creare una repubblica. Ma per la nostra storia, questo non è che un mero contesto e la guerra rischia di apparire anche come meno brutale di quello che stiamo per raccontare.

Nel quadro descritto rientra, purtroppo, anche la nostra nazione. Da Trieste infatti, segretamente, partivano nel fine settimana i cosiddetti “cecchini del week end“. Grazie alla connivenza dell’esercito serbo infatti, tra il 1992 e 1995, fu possibile recarsi in Bosnia per sparare sui civili. Così, per divertimento, come se ci si stesse recando al poligono di tiro. Alcuni pullman partivano anche da Milano e arrivavano, di solito, nei pressi di Pale, una cittadina a 17 km circa dalla capitale bosniaca. Da qui partiva la caccia all’uomo, non a quello armato che era nemico di guerra, ma a quello inerme, al civile che cercava di sfuggire da un lato alle bombe nemiche, dall’altro al fuoco di chi gli sparava per divertimento.

safari umani di Sarajevo foto cartello

Il lato più disumano di tutto ciò è che le vite dei civili bosniaci, secondo l’esercito serbo, avevano un prezzo ben definito. Diverse decine di migliaia di marchi tedeschi per sparare a uomini, donne, bambini o anziani. La lista dei prezzi variava inoltre in base alla tipologia di bersaglio scelto: sparare ad un bambino costava chiaramente di più che sparare ad un anziano. Come se si scegliesse un taglio di carne pregiato da consumare al ristorante. I gruppetti di cacciatori erano composti, secondo le testimonianza, da 5-8 persone che, arrivate sulle alture locali, sparavano con fucili di precisione. La decadenza del genere umano toccava uno dei suoi picchi massimi.

Figura chiave nella ricostruzione della vicenda è Edin Subasic, un agente segreto bosniaco facente parte dell’Esercito della Repubblica di Bosnia Erzegovina (ARBiH). A quanto pare, intorno al 1994, qualcosa iniziò a trapelare agli orecchi del SISMI, il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare italiana. Proprio in quel momento gli agenti italiani iniziarono il loro lavoro per porre fine a quelle pratiche barbariche che durarono però almeno fino all’anno successivo. Chiaramente ai safari partecipavano anche persone di altre nazioni e la ricerca dei colpevoli continua tutt’ora.

safari umani di Sarajevo immagine disperazione

Non si potrà mai capire cosa può portare l’uomo a compiere gesti simili. Voltaire diceva che “l’uomo vive nelle convulsioni dell’inquietudine o nel letargo della noia” ma, a parere di chi scrive, la semplice noia non giustifica gesti di tale disumanità. La ricerca giudiziaria in corso si prefigura quale obiettivo principale quello di trovare i colpevoli, qualora ancora in vita, ma anche se così fosse nulla cambierebbe di ciò che è stato. Una pagina vergognosa e macchiata col sangue di innocenti che già pativano una guerra è stata scritta, e ancora una volta gli italiani non furono brava gente!