Sappiamo tutti che l’antico Egitto fu governato per millenni da una serie ininterrotta di faraoni. E di alcuni di essi ricordiamo anche i nomi: Ramses II, Thutmose, Tutankhamon, Hatspeshut… Da sempre gli storici hanno suddiviso il periodo storico dell’antico Egitto in dinastie. Ma vi siete mai chiesti quale fu la dinastia che durò più a lungo?
La dinastia più longeva dell’antico Egitto

Con dinastia intendiamo un gruppo di sovrani che governarono l’antico Egitto in un determinato lasso di tempo o perché erano imparentati fra loro o perché il loro potere derivava dal loro predecessore.
Facendo due conti, pare che la dinastia che durò più a lungo in Egitto fu la XVIII, in carica per ben 250 anni. Gli scienziati hanno potuto stimare la durata della XVIII dinastia analizzando diversi documenti scritti e usando la tecnica della datazione al radiocarbonio.
Sappiamo che la XVIII dinastia ebbe inizio attorno al 1550 a.C., quando il faraone Ahmose riuscì a scacciare gli Hyksos dall’Egitto. Questi ultimi erano una popolazione originaria dell’Asia che aveva governato parte dell’antico Egitto per più di un secolo.
I sovrano che succedettero ad Ahmose riuscirono ad ampliare progressivamente il territorio controllato dall’Egitto, fino a trasformarlo in un vero e proprio impero che si estendeva da quello che oggi è il Sudan fino all’odierna Siria.
Fra i faraoni più famosi della XVIII dinastia troviamo, di sicuro, Tutankhamon, la cui tomba fu scoperta da un team archeologico britannico nel 1922. Solitamente gli storici tendono a suddividere la storia dell’Egitto in 30 dinastie. Ma come spiegato a Live Science da Michael Dee, professore associato di Cronologia isotopica presso l’Università di Groninga, in Olanda, queste “dinastie” egiziane sono in realtà solamente delle costruzioni retrospettive.

Infatti solamente intorno al 300 a.C. gli scrittori iniziarono a suddividere l’Egitto in dinastie. C’è anche da dire che molti faraoni avevano legami di parentela diretti all’interno di una dinastia. Tuttavia questa non era una regola fissa: non tutti erano parenti.
Secondo Marc Van De Mieroop, professore di Storia presso la Columbia University, le dinastie egizie erano formate da membri in successione della stessa famiglia, ma con alcune aggiunte. Il docente ha spiegato che a inventare le dinastie fu Manetone, il quale nel III secolo a.C. scrisse la storia dell’Egitto in greco.
Andando a guardare i faraoni della XVIII dinastia, erano tutti imparentati fra di loro per discendenza, salvo gli ultimi due che ebbero regni molto brevi.
C’è anche da dire, poi, che sebbene la XVIII dinastia sia stata la più lunga fra quelle individuate da Manetone, i periodi di dominio greco e romano furono decisamente più lunghi.

Considerate che il dominio greco in Egitto iniziò con la conquista di Alessandro Magno nel 332 a.C. Prima di tale conquista, la regione era controllata dagli antichi Persiani. Dopo la morte di Alessandro, nel 323 a.C., il suo impero crollò e Tolomeo, uno dei suoi generali, divenne il sovrano dell’Egitto. I suoi discendenti, poi, governarono l’Egitto per circa 300 anni, fino alla morte di Cleopatra VII, nel 30 a.C.
A seguito della morte di Cleopatra, l’imperatore romano Augusto annesse l’Egitto all’Impero Romano, facendo diventare il paese una provincia romana. Tecnicamente parlando gli imperatori romani visitavano assai di rado l’Egitto, ma le opere d’arte di quel periodo indica che, comunque, erano considerati alla stregua di faraoni.
E quando nel 476 d.C. l‘Impero Romano d’Occidente cadde, ecco che l‘Impero Romano d’Oriente (o Impero Bizantino), con capitale Costantinopoli, continuò a controllare l’Egitto almeno fino al 646 d.C. Quella fu la data in cui il Califfato di Rashidun, formatosi in Arabia dopo la morte di Maometto, conquistò l’Egitto.




