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L’Endurance aveva qualche problemino strutturale

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Polar Record, Jukka Tuhkuri, professore di Meccanica dei solidi presso l’Università di Aalto in Finlandia ha rivelato che non solo l’Endurance, la purtroppo celebre nave di Ernest Shackleton affondata in Antartide, aveva diversi problemini strutturali. Ma anche che, diversamente da come pensato in precedenza, non era stata costruita appositamente per affrontare un viaggio al Polo. E il suo proprietario, verosimilmente, era a conoscenza dei suoi difetti.

L’Endurance non era adatta per un viaggio al Polo Sud

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Crediti foto: @Underwood & Underwood, copyright claimant, Public domain, via Wikimedia Commons

Sappiamo che l’esploratore Ernest Shackleton salpò a bordo dell’Endurance nel 1914, rotta verso l’Antartide. L’idea della spedizione britannica era quella di arrivare al Polo Sud e attraversare il continente a piedi.

Ma qualcosa andò terribilmente storto. I ghiacci del Mare di Weddell intrappolarono la nave per ben 10 mesi, fino a quando l’imbarcazione non affondò, presumibilmente a causa del timone strappato via dai ghiacci.

Ma il nuovo studio rivela qualche nuovo dettaglio. Secondo Tuhkuri, infatti, l’Endurance presentava diverse carenze strutturali se paragonata ad altre navi costruite per viaggiare fino in Antartide. Il che non solo getta alle ortiche la narrazione romantica secondo la quale questa nave polare fosse la più resistente del suo tempo, ma smentisce anche l’idea che il suo punto debole fosse solamente il timone.

Tuhkuri, per esaminare il relitto, si è unito nel 2022 all’Endurance22, la spedizione che è riuscita a localizzare la nave affondata. Il professore ha potuto così analizzare la struttura della nave, in modo da capire come avrebbe potuto reagire ai movimenti dei ghiacci che, inevitabilmente, avrebbe compresso e deformato lo scafo.

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Crediti foto: @Frank Hurley, Public domain, via Wikimedia Commons

Inoltre ha anche potuto esaminare i diari di alcuni membri dell’equipaggio e le lettere che Shackleton aveva inviato alla moglie e agli altri marinai.

Così facendo è riuscito a evidenziare alcuni problemi strutturali che potrebbero aver contribuito al naufragio dell’Endurance. Per esempio, la nave aveva una sala macchine molto ampia, assai difficile da rinforzare. Il che vuol dire che indeboliva lo scafo.

Inoltre, a differenza di altre navi polari dell’epoca, l’Endurance era priva di travi diagonali installate per sostenere e rinforzare lo scafo. Pure i diari dell’equipaggio sembravano suggerire che la perdita del timone non fosse affatto la responsabile dell’affondamento.

Certo, di sicuro perdere il timone non aiutò, ma mentre era intrappolata fra i ghiacci la nave subì diversi danni gravi allo scafo, alle travi del ponte, alla chiglia e alla poppa. Le analisi strutturali hanno dimostrato che non avevano progettato l’Endurance per sopportare la pressione dei ghiacci.

All’epoca, però, sapevano come progettare una nave adatta a viaggiare fra i ghiacci. Quindi perché Shackleton scelse di partire con una nave non rinforzata e chiaramente non adatta a subire la compressione dei ghiacci?

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Crediti foto: @State Library of New South Wales, Public domain, via Wikimedia Commons

Alcuni documenti precedenti alla spedizione indicano che Shackleton non prese tale decisione per ignoranza. In una lettera inviata alla moglie nel 1914, infatti, l’esploratore si lamentava del fatto che l’Endurance non fosse robusta quanto altre navi su cui aveva navigato in precedenza.

Inoltre nel 1911 aveva raccomandato lui stessi di aggiungere delle travi diagonali alla nave polare Deutschland, la quale grazie a questo riuscì a sopravvivere alle medesime condizioni che poi affondarono l’Endurance.

Il mistero rimane: perché Shackleton non pretese di installare i medesimi supporti anche sulla Endurance? Lo fece, ma lo ignorarono? Ci furono problemi di soldi? Avevano fretta di partire? Probabilmente non lo sapremo mai.