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La grande deportazione degli acadiani: un'anonima tragedia del XVIII secolo

La grande deportazione degli acadiani: un’anonima tragedia del XVIII secolo

La storiografia d’Oltralpe ha un nome emblematico per far riferimento agli eventi del 1755-1763: Grand Dérangement. Una traduzione letterale del termine non rende giustizia alla fattualità di quanto accaduto, poiché in italiano “Dérangement” possiamo convertirlo in “disturbo, inconveniente, disagio” o anche “disordine, scompiglio”. Ma se vi dicessi che dietro questa formula si nasconde una storia abbastanza anonima (a meno che non si padroneggi la storia nordamericana settecentesca) intrisa di dinamiche escludenti e discriminatorie – oltre che di processi dal profondo impatto socio-culturale, come lo furono deportazioni e una sostanziale pulizia etnica – voi come la prendereste? Perché in effetti la grande deportazione degli acadiani fu questo e molto altro.

La grande deportazione degli acadiani: un'anonima tragedia del XVIII secolo

Allora, ciò che accadde nell’odierno Canada (allora territorio conteso tra francesi e britannici) si può riassumere con poche battute. Tra il 1755 e il 1763, nel contesto della competizione imperiale tra Francia e Gran Bretagna culminata nella Guerra dei sette anni, migliaia di coloni francofoni stabilitisi da oltre un secolo in Acadia furono espulsi con la forza dalle loro terre. E ok, ma se siamo qui, è perché c’è volontà d’approfondimento, non credete? Chiediamoci dunque cosa fosse l’Acadia e chi fossero gli acadiani in quella metà del Settecento.

Se qualche informazione dell’articolo sulla scoppiettante esistenza della Nuova Francia vi è rimasta impressa, allora nulla di tutto ciò vi sarà nuovo. L’Acadia, fondata all’inizio del Seicento come colonia francese (con insediamenti come Port-Royal), passò ufficialmente sotto dominio britannico con il Trattato di Utrecht del 1713. La regione divenne la colonia della Nuova Scozia, ma la maggioranza della popolazione rimase francofona e cattolica.

grande deportazione degli acadiani espulsione

Gli acadiani avevano sviluppato una società agricola relativamente autonoma, fondata su comunità rurali compatte e su un sistema di bonifica delle terre paludose (le aboiteaux). Dopo il 1713, le autorità britanniche chiesero più volte un giuramento di fedeltà incondizionata alla Corona. Gli acadiani, timorosi di essere coinvolti in guerre contro la Francia o contro le popolazioni indigene alleate dei francesi (in particolare i Mi’kmaq), offrirono invece un giuramento di neutralità.

Nel 1730 Londra accettò una formula attenuata. Tuttavia, con l’inasprirsi delle tensioni a metà Settecento, la questione della lealtà tornò centrale. Alcuni governatori mantennero un atteggiamento relativamente prudente. Altri no, per così dire. Nella seconda categoria rientrò Charles Lawrence.

Nel 1755 le forze britanniche conquistarono Fort Beauséjour, un presidio strategico al confine tra territori francesi e britannici. Tra i difensori vi erano anche acadiani. L’episodio fu interpretato dalle autorità britanniche come prova dell’inaffidabilità della popolazione francofona.

grande deportazione degli acadiani Charles Lawrence governatore

Lawrence impose nuovamente un giuramento assoluto di fedeltà. Di fronte al rifiuto, decise l’espulsione sistematica degli acadiani dalla Nuova Scozia. L’operazione iniziò nell’estate del 1755: villaggi circondati, uomini arrestati con l’inganno durante assemblee pubbliche, famiglie separate, beni confiscati. La deportazione riguardò circa 7.000 acadiani solo in quell’anno. Nel complesso, tra il 1755 e il 1763, la popolazione – stimata in circa 23.000 persone prima delle espulsioni – si ridusse drasticamente. Migliaia morirono per malattie, fame e condizioni disumane a bordo delle navi-prigione o durante i trasferimenti.

I deportati furono dispersi lungo le colonie britanniche del Nord America, in Gran Bretagna, in Francia e nei Caraibi. Molti nuclei familiari furono smembrati. Si bruciarono le case e le fattorie lasciate indietro. Così si assegnò le terre ai coloni anglo-protestanti, i cosiddetti New England Planters. E se la mente è corsa alle piantagioni irlandesi, un motivo dovrà pur esserci. Vi furono tentativi di resistenza armata. L’esempio su cui la storiografia francese spesso e volentieri si sofferma è quello di Joseph Broussard, detto “Beausoleil”.

grande deportazione degli acadiani incendio Nuova Scozia

Una parte significativa degli acadiani trovò rifugio in Louisiana, allora passata sotto controllo spagnolo dopo il 1763 ma ancora profondamente segnata dall’eredità francese. Qui diedero origine alla comunità dei Cajun (da “Acadian”), sviluppando una cultura specifica che sopravvive ancora oggi nella lingua, nella musica e nelle tradizioni della Louisiana meridionale.

Arrivati a questo punto, dobbiamo porci la domanda delle domande: guardando alla grande deportazione degli acadiani del 1755-1763, si può in qualche modo tirare in ballo la definizione di “pulizia etnica”? Chi si è occupato del fenomeno, non ha avuto paura nell’utilizzarla. Più che altro per sottolineare il carattere sistematico dell’espulsione e la volontà di rimuovere una popolazione percepita come politicamente inaffidabile e culturalmente estranea. L’obiettivo britannico rispondeva a logiche di ridefinizione demografica, non di controllo militare. Insomma, piaceva e non poco l’idea di ridisegnare l’equilibrio etnico e confessionale della Nuova Scozia, rendendola stabilmente anglo-protestante.

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Il Grand Dérangement non fu dunque un episodio marginale della rivalità franco-britannica, ma un intervento radicale di ingegneria coloniale, che trasformò irreversibilmente la geografia umana dell’Atlantico nordamericano. Ancora oggi rappresenta un elemento centrale dell’identità acadiana e della memoria storica canadese.