In Italia potrebbe essere considerato quasi normale ritrovarsi con un’antica lapide romana in giardino. O anche in Europa. Pure in Nord Africa e in parte del Medio Oriente, a dirla proprio tutta. Ma ritrovare una lapide romana a New Orleans, beh, questa sì che è una cosa strana. Come caspita ci è arrivata una lapide romana nella Louisiana? Nel modo più semplice possibile: no, i Romani non avevano toccato l’America prima di Cristoforo Colombo. Semplicemente qualcuno la trafugò tempo fa (forse addirittura durante la Seconda Guerra Mondiale), portandosi così a casa un souvenir dall’Italia.
La singolare lapide romana di New Orleans

Sappiamo che la lapide romana non arriva da un qualche paese dell’Europa, dal Nord Africa o dal Medio Oriente: arrivava proprio dall’Italia. E questo perché è stata identificata come un reperto scomparso da un museo italiano.
Ma procediamo con ordine. A scoprire l’insolito reperto nel giardino di casa è stata una coppia di Carrollton, un quartiere di New Orleans. La lapide, risalente al II secolo, riporta inciso il nome di Sextus Congenius Verus, un marinaio.
Si pensa che qualcuno l’abbia rubata dal museo di Civitavecchia, forse durante la Seconda Guerra Mondiale. Attualmente la lapide si trova in custodia presso l’FBI, in attesa che sia rimpatriata in Italia.
A ritrovarsi con la lapide in giardino sono stati Daniella Santoro, antropologa presso la Tulane University e il marito Aaron Lorenz. I due stavano ripulendo il loro giardino dalle erbacce, quando sono incappati in questa lastra di pietra, delle dimensioni di circa 90×60, con inciso un testo latino ormai sbiadito.

Santoro, capendo subito di essersi imbattuta in un reperto importante, ha contattato il dottor D. Ryan Gray, archeologo presso l’Università di New Orleans. L’antropologa inizialmente pensava di aver trovato un cimitero interrato, visto che New Orleans ha dei precedenti di vecchia date con tombe similari.
Solo che esaminando l’iscrizione Gray ha stabilito che la frase “DM SEXTVS CONGENIVS VERVS NAVALIS” si riferiva a tal Sextus Congenius Verus, marinaio a cui gli eredi, Atilio Caro e Vettio Longino, avevano dedicato la lapide. Avendo riconosciuto l’origine romana del reperto, ecco che l’archeologo si è a sua volta rivolto a degli esperti internazionali per avere conferme.
Gli esperti hanno così confermato che la lapide riportava un’iscrizione funeraria. Risalente al II secolo d.C., probabilmente fu realizzata durante il regno di Adriano o di Antonino Pio. La lapide è originaria di Centumcellae, l’odierna Civitavecchia. La città all’epoca era un importante porto romano, distante solamente 80 km da Roma.
Queste lapidi erano solitamente collocate accanto alle strade delle necropoli, in modo che i passanti potessero versare offerte per i defunti.
Gray aveva inviato le immagini della lapide al professor Harald Stadler dell’Università di Innsbruck. Il fratello di costui, specialista in lingua latina, è colui che ha tradotto il testo. A ritrovare la sede di partenza della lapide, invece, è stata la dottoressa Susann S. Lusnia, docente di studi classici alla Tulane. Si deve a lei il collegamento fra la lapide e un inventario del museo di Civitanova che indicava il reperto come “disperso” dal 1954.

Il museo di Civitavecchia aveva acquisito la lapide nel XIX secolo, dopo il suo ritrovamento in alcuni scavi locali. Tuttavia i bombardamenti alleati subito nel 1943-44 avevano distrutto gran parte della città, in quanto era considerata un porto strategico dell’Asse. Così molti reperti erano andati perduti.
Probabilmente qualcuno aveva rubato la lapide durante la liberazione del 1944 da parte delle truppe statunitensi (forse la Quinta Armata). Nel caos del dopoguerra non era insolito che qualche soldato americano si portasse a casa un souvenir.
In effetti New Orleans, porto americano importante della Seconda Guerra Mondiale, ospitò parecchi soldati. Un soldato si portò a casa questo ricordino, salvo poi usarlo come lastra da giardino.




