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Il giorno in cui la Russia finì tutta la vodka disponibile: troppo bello per essere vero...

Il giorno in cui la Russia finì tutta la vodka disponibile: troppo bello per essere vero…

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1945 l’Unione Sovietica ricevette la notizia che milioni di persone attendevano da quasi quattro anni: Hitler era morto e la Germania nazista si era arresa. A Berlino, il generale Wilhelm Keitel confermò la resa incondizionata firmata a Reims due giorni prima. A causa del fuso orario, l’evento corrispondeva già al 9 maggio a Mosca, data che sarebbe poi diventata il celebre Giorno della Vittoria nell’URSS e negli stati post-sovietici. Bisognava festeggiare, magari con della vodka

Il giorno in cui la Russia finì tutta la vodka disponibile: troppo bello per essere vero...

La notizia della capitolazione tedesca raggiunse le case della popolazione sovietica nelle prime ore del mattino, attraverso Radio Mosca. Alcune ricostruzioni indicano un annuncio poco dopo l’una di notte, mentre documenti ufficiali sovietici collocano la proclamazione solenne intorno alle 2:10 del mattino del 9 maggio 1945, quando venne letto l’atto di resa e il decreto che istituiva il Giorno della Vittoria. Quale che sia la verità, l’effetto fu immediato. Dopo anni di guerra devastante, con circa 27 milioni di morti sovietici tra civili e militari, la notizia scatenò un’esplosione di entusiasmo in tutta l’Unione Sovietica.

Le testimonianze dell’epoca descrivono scene di celebrazione spontanea nelle grandi città, soprattutto a Mosca. Molti cittadini scesero in strada nel cuore della notte, spesso ancora in abiti da casa, cantando, ballando e abbracciandosi. I festeggiamenti continuarono per ore fino al discorso ufficiale di Stalin, pronunciato la sera dello stesso giorno. La capitale celebrò la vittoria con una gigantesca salva d’artiglieria.

In questo contesto di esultanza collettiva si colloca l’aneddoto spesso citato. Lo stesso, di cui voglio parlarvi senza scadere in sensazionalismi, secondo il quale la Russia avrebbe bevuto tutta la vodka presente nel Paese. Ah, il tutto nel giro di 24 ore.

vodka giorno della vittoria

Vari racconti giornalistici e memoriali ricordano che le scorte disponibili nei negozi e nei punti di vendita vennero rapidamente esaurite durante le celebrazioni. Un reporter dell’epoca, citato in diverse ricostruzioni, affermò di essere stato fortunato a comprare un litro di vodka appena arrivato in stazione, perché il giorno successivo era ormai impossibile trovarne a Mosca. La sua frase suonò come: Non c’era vodka il 10 maggio; l’avevamo bevuta tutta.

Troppo russo e troppo bello per essere vero… Vero? Allora, mettiamo le cose in ordine: questa affermazione dobbiamo interpretarla con cautela. Anzitutto, non esistono prove che l’intera Unione Sovietica sia rimasta davvero senza vodka. Più probabilmente si trattò di una carenza temporanea nei negozi delle grandi città, dovuta all’enorme domanda improvvisa e alle difficoltà di distribuzione in un paese effettivamente devastato dalla guerra.

Prendiamo in analisi gli stessi studi divulgativi. Quelli che riportano l’episodio, riconoscono infatti che la Russia sovietica non fu realmente “priva di vodka”. Dicono invece che a causa delle celebrazioni le scorte disponibili nei punti vendita si esaurirono rapidamente. C’è una certa differenza tra le due affermazioni.

vodka soldati sovietici bevono

Per comprendere perché l’episodio sia plausibile bisogna considerare il ruolo storico della vodka nella società russa e sovietica. Fin dall’epoca zarista lo Stato aveva mantenuto un forte controllo sulla produzione e sulla vendita dell’alcol, perché le accise sulla vodka rappresentavano una fonte importante di entrate fiscali. Anche sotto Stalin il sistema rimase sostanzialmente un monopolio statale, e la produzione non fu mai completamente sospesa nemmeno negli anni più difficili della guerra. In parte ciò era dovuto a ragioni economiche. I proventi dell’alcol costituivano una quota significativa delle entrate pubbliche.

Durante il conflitto esisteva inoltre una pratica famosa nell’Armata Rossa: la razione giornaliera di vodka per i soldati al fronte, soprannominata “i cento grammi del commissario” (narcomovskie sto gramm), introdotta nel 1941 per sostenere il morale delle truppe. Questo rafforzò ulteriormente il legame tra la bevanda e la cultura militare sovietica. Quando arrivò la notizia della vittoria, dunque, era quasi inevitabile che la vodka diventasse il simbolo spontaneo della festa collettiva.

vodka Stalin discorso

Quanto a Stalin, è vero che il leader sovietico ritardò volutamente l’annuncio pubblico della resa rispetto agli Alleati occidentali. Il motivo non era semplicemente scenografico. Temeva che alcune unità tedesche sul fronte orientale potessero continuare a combattere. Preferiva perciò attendere la piena entrata in vigore dell’ordine di cessate il fuoco prima di proclamare la vittoria.

Volendo dare una conclusione accettabile all’intera narrazione, mi sento di dire ciò: il racconto secondo cui la Russia rimase senza vodka dopo l’annuncio della vittoria è basato su testimonianze reali, ma amplificate. Non tanto dai coevi, ma da chi lesse e reinterpretò l’aneddoto a posteriori. È molto probabile che a Mosca e in altre città le scorte di vendita si esaurissero rapidamente durante i festeggiamenti, ma non che l’intero paese fosse rimasto realmente senza vodka.