L’uso della palla come oggetto di gioco, rito e competizione attraversa la storia dell’umanità in modo sorprendentemente continuo e trasversale. Così tanto da suggerire che il gesto di rincorrere, colpire o controllare un corpo sferico risponda a un impulso profondamente radicato nella psiche umana. Le prime società organizzate, in regioni tra loro lontanissime come la Mesoamerica, il Mediterraneo e l’Asia orientale, svilupparono in modo autonomo giochi con la palla. E li caricarono di significati che andavano ben oltre il semplice intrattenimento, beninteso. Allora perché non dare un’occhiata alla storia del gioco della palla e alle sue diverse evoluzioni?

Le testimonianze archeologiche più antiche provengono dall’area olmeca, nel Messico meridionale, dove già intorno al 1600 a.C. venivano prodotte palle di gomma. Tutto mediante la lavorazione del lattice estratto dall’albero Castilla elastica. I ritrovamenti di Veracruz, in un’area probabilmente destinata a pratiche sacrificali, indicano che la palla non era soltanto uno strumento ludico. Addirittura un’offerta rituale, un oggetto dotato di valore simbolico e religioso.

Il cosiddetto “gioco della palla” mesoamericano, poi ereditato e trasformato da Maya e Mexica (Aztechi), rappresentava spesso la lotta cosmica tra forze opposte, e in alcune varianti aveva esiti drammatici. Da quelle parti “drammatico” faceva rima con “sacrificio umano“. Allo stesso tempo, il gioco poteva fungere da strumento politico e sociale. Dispute tra città o tra nobili venivano risolte sul campo anziché sul campo di battaglia. Mentre i campi da gioco, diffusi a migliaia in tutta la Mesoamerica, costituivano veri e propri spazi cerimoniali e comunitari.

In parallelo, anche nel mondo mediterraneo antico la palla occupava un posto rilevante nelle pratiche sportive. In Grecia, tra il IX e l’VIII secolo a.C., giochi come l’episkyros combinavano abilità atletica, contatto fisico e strategia. Anticipazione, per molti aspetti, di sport moderni come il rugby o il calcio. La palla, realizzata in cuoio e imbottita con materiali organici, diventava il fulcro di competizioni violente e spettacolari. Era vero, giusto per fare un esempio, nella realtà di Sparta, dove la durezza dello scontro rispecchiava l’ideologia bellicista della polis.
I Romani ereditarono e adattarono queste pratiche. Essi diedero vita all’harpastum, una versione ancora più brutale e dinamica, giocata con palle di dimensioni diverse e caratterizzata da prese, spinte e lotta corporea. Attraverso l’espansione dell’Impero, questi giochi si diffusero in tutto il mondo romano, comprese le province occidentali e le isole britanniche, contribuendo a creare una tradizione sportiva europea basata sulla competizione fisica e sul controllo dello spazio.

In Asia orientale, l’evoluzione del gioco della palla seguì un percorso in parte diverso, ma altrettanto significativo. In Cina, il cuju, attestato già nel III secolo a.C., nacque come esercitazione militare volta a migliorare la resistenza e la coordinazione dei soldati, in linea con la visione confuciana che legava l’attività fisica alla forza morale e bellica dello Stato. Con il passare dei secoli, soprattutto durante la dinastia Tang, il cuju si trasformò in uno sport professionistico e popolare. Lo praticavano tutte le classi sociali. Vi erano delle norme precise a regolamentarlo, come il divieto di usare le mani e l’obbligo di mantenere la palla in aria. La sua diffusione fu tale da influenzare culture vicine, come quella coreana e giapponese.
In Giappone, il kemari, sviluppatosi a partire dal VII secolo d.C., conservò un carattere decisamente più rituale e cooperativo: privo di vincitori e vinti, mirava a celebrare l’armonia tra i giocatori e la bellezza del gesto tecnico, trasformando il gioco della palla in una sorta di performance collettiva, apprezzata da nobili, samurai e, in seguito, anche dal popolo.

Nel complesso, la storia del gioco della palla mostra come civiltà diverse abbiano attribuito a un oggetto semplice significati complessi e stratificati: simbolo cosmico, strumento di addestramento militare, mezzo di risoluzione dei conflitti, forma di spettacolo e di coesione sociale. Dalle palle di gomma olmeca ai campi rituali mesoamericani, dalle arene greco-romane ai cortili imperiali cinesi e ai santuari giapponesi, il gesto di far rotolare, rimbalzare o volare una palla ha accompagnato l’evoluzione delle società umane per millenni.

Non sorprende, dunque, che ancora oggi gli sport con la palla rappresentino uno degli elementi più universali della cultura globale, eredi moderni di una tradizione antichissima che continua a rinnovarsi senza perdere il suo fascino originario.




