Non tutti sanno che i tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbero un temibile arci nemico: i piccioni. Ora, che i piccioni non siano universalmente amati, soprattutto nelle grandi città, è un dato di fatto. Ad Amsterdam, per esempio, ancora oggi questi volatili sono una notevole fonte di fastidio. Ma durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi erano letteralmente terrorizzati dal fatto che i colombi potessero essere usati per lo spionaggio.
La Brigata Piccioni durante la Seconda Guerra Mondiale

Durante l’occupazione dei Paesi Bassi da parte dei tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, ecco che i nazisti non solo mantennero aperto lo Stadio Olimpico, ma promossero anche lo sport. Questo perché l’idea era che avrebbe contribuito a mantenere “calmo” il popolo, seguendo l’assunto che chi praticava o seguiva lo sport non si sarebbe ribellato.
Per questo motivo, anche durante l’occupazione, lo Stadio Olimpico era regolarmente aperto e gremito di appassionati. Tuttavia c’era uno sport che era vietatissimo: le corse dei piccioni. Anzi, c’era uno specifico ordine da parte delle forze di occupazione di abbattere tutti i colombi in cui ci si fosse imbattuti.
Questa avversione nei confronti dei colombi derivava dal fatto che, in passato, erano usati per trasmettere messaggi. E durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi inorridivano al pensiero che dei piccioni viaggiatori potessero essere usati per lo spionaggio nei Paesi Bassi.
Quindi, quel 30 giugno 1940, l’Olanda divenne un paese off-limits per i piccioni. Era fatto divieto ai suddetti volatili di lasciare le colombaie. Inoltre tutti gli allevatori di piccioni dovevano registrare i pennuti in loro possesso. Non paghi, poi, crearono anche la Brigata dei Piccioni, per assicurarsi che la legge fosse applicata a dovere.
Probabilmente si erano resi conto di un piccolissimo problemino. Se potevano vietare agli allevatori di spalancare le porte delle colombaie, ecco che diventava un tantino difficile spiegare ai piccioni selvatici che no, non potevano volare, lasciare la città o cercare di elevare la loro condizione sociale aspirando al rango di colombi viaggiatori.

Se è vero, infatti, che all’epoca molti abitanti di Amsterdam allevavano piccioni viaggiatori, è anche vero che c’erano orde di piccioni selvatici che svolazzavano di qua e di là. Non potendoli però facilmente distinguere da quelli viaggiatori, ecco che fra il 1940 e il 1942, la Brigata dei Piccioni registrò circa 32.709 colombi in città.
Ma quelli selvatici? Dura la vita, anche perché la Brigata dei Piccioni, oltre ad avere il compito di identificare e monitorare gli allevatori di colombi, aveva anche quello di sparare a vista a ogni piccione che fosse colto a volare in violazione della normativa anti-piccione in vigore.
Dal 1942, poi, i tedeschi divennero ancora più severi. Decisero infatti che tutti i piccioni viaggiatori di Amsterdam dovessero essere uccisi. La responsabilità di tale mattanza ricadde sugli allevatori. Come prova, infatti, dovevano poi consegnare le zampe mozzate, comprensive degli anelli.
Ma fatta la legge, trovato l’inganno. Alcuni intraprendenti allevatori, infatti, nascosero i loro piccioni viaggiatori e consegnarono ai tedeschi zampe di altri piccioni, corredandole di anelli.

Verso la fine della guerra, poi, la lotta anti-piccione si intensificò: ormai detenere piccioni viaggiatori poteva essere punibile con la morte. Ci si potrebbe chiedere giustamente se, alla fine, i tedeschi riuscirono a uccidere tutti i colombi di Amsterdam. Ebbene, la risposta è negativa. Un documento d’archivio della Brigata dei Piccioni, registrato nell’agosto del 1944, recita così: “Sorveglianza a Rivierenbuurt, Amsterdam-Zuid. I piccioni volano ancora lì. Quando verrà distribuito il cibo, si cercherà di catturarli”.
Da queste parole si percepisce tutta la mestizia dei soldati tedeschi che non riuscirono nel loro intento di ottenere una città di Amsterdam che fosse “piccione-free”.
E comunque i tedeschi non furono gli unici ad avere degli arci nemici nel mondo animale. Pensiamo a Napoleone Bonaparte e la sua nemesi: i conigli! Neanche lì ci fu molto da ridere (per Napoleone e il suo entourage, per lo meno. Questo perché probabilmente i conigli se la spassarono parecchio).




