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Gli dei nell’Odissea: chi era pro e chi era contro Ulisse?

Una parte importante della narrazione dell’Odissea comprende la presenza di questa o quella divinità greca. Ma quanti dei compaiono nell’Odissea di Omero? E soprattutto: quanti erano pro e quanti erano contro Ulisse?

Dei nell’Odissea: ma quanti ce n’erano?

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Crediti foto: @Giuseppe Bottani, sconosciuto, Sotheby’s

In effetti sia nell’Odissea che nell’Iliade compaiono diverse divinità greche. Nell’Odissea in effetti ne compaiono parecchie, alcune con ruolo di protezione nei confronti di Ulisse altre con toni decisamente più avversativi, forse anche un tantino vendicativi. E poi c’erano le divinità opportuniste: tecnicamente parlando non volevano nuocere al re di Itaca, ma si dimostrarono essere alquanto possessive ed egoiste.

Ma quali sono i principali dei nell’Odissea? Eccoli.

Poseidone (decisamente contro Ulisse) – Fondamentalmente la divinità che maggiormente osteggia Ulisse nell’Odissea è Poseidone, il dio del mare. Poseidone era un dio alquanto spietato che puniva coloro che osavano sfidare lui o qualsiasi cosa avesse a che fare col suo dominio.

Ed effettivamente Ulisse lo fece infuriare parecchio quando accecò Polifemo, il figlio del dio. Si tratta di uno degli episodi più celebri dell’Odissea. Ad un certo punto, durante il viaggio di ritorno da Troia, Ulisse e il suo equipaggio rimangono bloccati sull’isola dei Ciclopi.

Entrati all’interno di una caverna, sono qui colti in flagranza di reato da Polifemo. Il Ciclope li cattura e inizia a tenerli prigionieri nella grotta, cibandosi di loro. Così, per fuggire, Ulisse attivò la sua proverbiale astuzia. Usando un palo acuminato e arroventato riuscì ad accecare Polifemo. Poi nascose se stesso e il suo equipaggio sotto il ventre delle pecore del Ciclope.

Polifemo non voleva infatti togliere il masso che chiudeva la caverna, per timore che l’equipaggio fuggisse. Solo che ad un certo punto dovette cedere, per permettere alle sue amate pecore di uscire per pascolare. E insieme alle pecore fuggirono anche Ulisse e i suoi.

La fuga riesce, ma mentre Ulisse veleggiava intorno all’isola, ecco che Polifemo iniziò a urlare, avvisando gli altri Ciclopi dell’aggressione subita. Gli altri Ciclopi gli chiesero chi lo stesse aggredendo e Polifemo risposte: “Nessuno”. Questo perché, preventivamente, Ulisse gli aveva detto di chiamarsi Nessuno. In questo modo gli altri Ciclopi pensarono che Polifemo li stesse prendendo in giro e lo lasciarono perdere. Capendo di essere stato gabbato, Polifemo invocò il padre Poseidone per vendicarsi.

E Poseidone lo fece con i fiocchi e i contro fiocchi. Scatenò tempeste e naufragi continui, impedendo così a Ulisse di tornare a casa.

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Crediti foto: @Jacques Neilson, Louvre

Atena (pro Ulisse) – C’era una divinità greca che stravedeva per Ulisse, grazie anche alla sua intelligenza e astuzia. E questa divinità era Atena, dea della saggezza, della guerra e dell’arte. Fin dall’inizio Atena fa tutto quello che è in suo potere per aiutare lui e la sua famiglia. Per esempio, assume le sembianze di un vecchio amico di Ulisse per aiutare Telemaco a cercare notizie sul padre.

Durante tutto il viaggio, poi, appare a Ulisse sotto varie forme, fornendo utili suggerimenti su come superare le sfide che Ulisse doveva affrontare. Per esempio, compare dinanzi a lui in veste di giovane ragazza, vecchia amica e anche di pastore.

Sempre Atena consiglia a Ulisse di assumere le sembianze di un mendicante per testare la lealtà dei suoi servi e per pianificare l’attacco finale contro i Proci.

Zeus (abbastanza pro Ulisse, ma non fatelo arrabbiare) – Il re degli dei compare nell’Odissea nelle sue vesti non di dio farfallone, bensì di dio giusto e imparziale, particolarmente interessato a far rispettare a tutti le leggi dell’ospitalità. Pur non schierandosi apertamente dalla parte di Ulisse come Atena, forse anche in virtù della predilezione per la figlia guerriera, ecco che Zeus aiuta Ulisse quando questi lo invoca per chiedergli di farlo andare via dall’isola di Calipso.

Ad un certo punto, poi, Atena chiede a Zeus di aiutare Ulisse e il re degli dei acconsente volentieri.

Tuttavia in almeno un’occasione Zeus decide di punire l’indisciplinato equipaggio di Ulisse, tanto per ribadire a tutti quanto sia importante rispettare gli avvertimenti degli dei. Questo accade quando l’equipaggio decide di ignorare gli avvertimenti divini relativi al fatto di non toccare assolutamente il bestiame di Elio.

I marinai, affamati, fanno spallucce e si cibano del bestiame del dio del sole. Zeus decide così di punirli distruggendo nave ed equipaggio con un fulmine.

Hermes (neutrale, faceva solo il suo lavoro) – Un altro dio che compare spesso nell’Odissea è Hermes. Ma non tanto perché sia a favore o contro Ulisse. Il fatto è che, da bravo messaggero degli dei, si limitava a portare comunicazioni e istruzioni.

Per esempio, è Hermes che è spedito sull’isola di Calipso per chiederle di liberare Ulisse, tenuto prigioniero dalla ninfa per sette anni. In questo caso Hermes si dimostra comprensivo e diplomatico con Calipso: capisce le difficoltà nel lasciare libero un amante, ma è inflessibile nel farle notare che la ninfa doveva obbedire agli dei e far finalmente partire quel poveraccio di Ulisse.

Hermes compare in sogno anche a Telemaco, esortandolo a chiedere aiuto agli altre re per cercare il padre. Ed è sempre Hermes ad avvertire Ulisse di quanto sia pericolosa la magia di Circe, fornendogli anche un’erba particolare per proteggersi dai suoi incantamenti. Inoltre è sempre Hermes alla fine a condurre le anime dei Proci negli Inferi, ingannandoli e inducendoli a seguirlo.

Circe (enemies to lovers) – Classico cliché che trasforma i nemici in amanti. O quasi. La maga Circe era una dea, figlia del Titano Elios e di Perseide, sorella di Perse, Eete e Pasifae (la moglie di Minosse). Quando Ulisse e i suoi arrivano sull’isola di Circe, questa, come era solita fare, trasforma i marinai in maiali. Tutti tranne Ulisse: grazie all’erba fornita da Hermes, riesce a resistere alla sua magia e costringe la maga a liberare i suoi uomini.

A questo punto, però, Circe si innamora di Ulisse e inizia a fornirgli suggerimenti importanti per la sua missione. Infatti è Circe che avverte Ulisse del pericolo delle Sirene e di Scilla e Cariddi. Inoltre gli consiglia di andare negli Inferi per cercare la guida del profeta Tiresia.

In realtà Circe non aveva tanta voglia di lasciar andare Ulisse per la sua strada. E a dirla tutta neanche Ulisse voleva andarsene. Furono i suoi uomini a obbligarlo a chiedere alla maga di lasciare l’isola, desiderosi di tornare a casa. A questo punto alla maga non rimase che abbozzare: consigliò al meglio Ulisse, suggerendogli come affrontare le difficoltà che avrebbe trovato lungo la strada per Itaca.

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Crediti foto: @John Singleton Copley, Metropolitan Museum

Calipso (un’amante un tantino possessiva) – Calipso era una ninfa marina, una divinità minore figlia del Titano Atlante e dell’Oceanina Pleione, la madre delle Pleiadi. Un po’ come succede con Circe, anche Calipso si innamora di Ulisse e fa di tutto per trattenerlo sull’isola di Ogigia.

Arriva a offrirgli anche il dono dell’immortalità, ma a differenza di quanto accaduto con Circe, da cui Ulisse non aveva poi così tanta voglia di distaccarsi, ecco che con Calipso viene preso da una forte nostalgia di casa, tanto da implorare Zeus di aiutarlo ad abbandonare l’isola.

Calipso usa i suoi poteri per trattenerlo sull’isola, motivata da un amore possessivo e forse un pochino malato. Arriva a manipolarlo anche emotivamente e psicologicamente in modo da soddisfare i propri desideri. Alla fine, però, Zeus decide di ascoltare le suppliche di Ulisse e manda Hermes a dire alla ninfa di lasciar partire l’eroe.

Calipso inizialmente si rifiuta di dare retta alle richieste del re degli dei, sostenendo che si stava comportando né più né meno come le altre divinità maschili per soddisfare i propri desideri. Tuttavia alla fine Calipso è costretta a capitolare, lasciando Ulisse libero di tornare al suo viaggio.