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Foto del giorno: saune portatili

Foto del giorno: saune portatili

Fotografia di anonimo, USA, 1955. Due persone testano l’efficienza e la comodità delle saune portatili. Questi dispositivi, pensati appositamente come passive soluzioni dimagranti, ebbero un discreto successo al di là dell’Atlantico. Ciò a partire dagli ultimi anni ’40 fino agli anni ’60 del Novecento. L’arco cronologico presentato combaciò con una lunga e curiosa stagione in cui tecnologia, fiducia cieca nel progresso e ansia per le forme del proprio corpo si fusero, partorendo oggetti quasi surreali.

Foto del giorno: saune portatili

Le saune portatili – nome generico che utilizzerò per comodità, ma che ammetto non essere il più adatto per descrivere a pieno la vastissima gamma di oggetti ideati in un simile contesto – si presentavano come degli “armadi termici“. Strutture richiudibili in cui la persona (quasi sempre una donna nelle immagini pubblicitarie) sedeva con la testa all’esterno mentre il resto del corpo restava in balia del calore interno.

L’idea di fondo era semplicissima, ma scientificamente fragile. Lo scopo era sudare, sudare e ancora sudare per sciogliere il grasso in eccesso. Gli inventori avevano confuso deliberatamente la perdita di liquidi con il dimagrimento reale. La serie di dispositivi rifletteva un clima culturale specifico degli USA del tempo. In parte di questa cosa ne abbiamo già discusso in tempi non sospetti. Si parlava tanto di “medicalizzazione dell’estetica”, del boom di prodotti dimagranti che promettevano risultati rapidi senza fatica. Insomma, fu l’era delle pozioni magiche vendute come panacee a tutti i mali, veri o presunti che fossero.

saune portatili pubblicità USA

Le saune portatili non nascevano dal nulla. O meglio, non erano propriamente figlie del XX secolo. Sempre perché l’Ottocento è il secolo più pazzo che esista (questa teoria me la porto nella tomba!), ess affondavano le loro radici nelle pratiche termali ottocentesche e nelle cosiddette sweat boxes, già utilizzate in ambito medico e pseudo-medico tra fine XIX e inizio XX secolo, quando gli “esperti” vedevano nel sudore il più valido mezzo per eliminare “tossine” e ristagni corporei.

Nel secondo dopoguerra si impose un’altra retorica. In un’epoca in cui la pubblicità iniziava a parlare direttamente alle donne, il Reduce-o-matic (questo il nome di una delle diverse saune portatili) divenne il simbolo della promessa di trasformazione domestica del corpo. Una sorta di sogno possibile da realizzare grazie alla tecnologia elettrica e all’idea che il progresso potesse correggere ogni imperfezione fisica.

saune portatili anni '60

Lo svarione scientifico non passò inosservato, per fortuna. Già negli anni ’50, con il consolidarsi della fisiologia moderna e della dietetica, tali dispositivi iniziarono a perdere credibilità, pur continuando a circolare. La loro progressiva scomparsa non segnò però la fine del concetto. L’idea della sauna personale sopravvisse, trasformandosi.