Fotografia di anonimo, Nepal, 1951. Decine e decine di uomini trasportano di peso l’automobile del primo ministro nepalese. Impossibile non sorridere di fronte a questo scatto fotografico, testimone eccezionale di un’epoca e di un contesto storico-geografico lontano anni luce dal nostro, e per questo affascinante.

L’auto in questione apparteneva a Juddha Shumsher Jung Bahadur Rana. Egli fu primo ministro del Nepal dal 1932 al 1945 e figura di spicco della dinastia dei Rana, che aveva esercitato un controllo di fatto assoluto sul Paese dal 1846. Immaginiamo la stirpe dei Rana come un’oligarchia ereditaria, capace di ridurre il monarca a un burattino, buono solo al simbolismo di Stato. Il Nepal dei Rana restò a lungo in una condizione di isolamento. Non solo diplomatico, come verrebbe da pensare a primo impatto, ma anche infrastrutturale.
Durante il loro dominio, l’accesso degli stranieri era rigidamente controllato e l’istruzione limitata a una ristretta élite. Le opere pubbliche moderne? Quasi inesistenti al di fuori della Valle di Kathmandu. L’introduzione di tecnologie occidentali, vedasi l’automobile, avveniva esclusivamente per uso privato delle élite, senza alcuna ricaduta sistemica sul territorio.

All’inizio degli anni ’50 non esistevano strade carrozzabili che collegassero Kathmandu al resto del Paese o all’India in modo continuativo. La capitale era raggiungibile soltanto tramite sentieri montani, ponti precari e piste per muli. Capite bene che in un simile contesto, possedere un’auto non combaciava col suo utilizzo. Era più un atto di ostentazione, un modo neppure troppo velato di esibire prestigio e potere.
La Mercedes-Benz, forse una berlina di lusso degli anni ’30 del XX secolo, fu quindi trasportata interamente a mano, smontata in parte o caricata su strutture lignee, attraverso fiumi, pendii e ponti di fortuna. Le fonti parlano di circa 100 uomini impiegati contemporaneamente (forse ne furono di meno) e di un viaggio durato settimane, forse mesi, lungo il percorso dalla frontiera indo-nepalese fino a Kathmandu.

La data dello scatto non è casuale. Il 1951 segna la fine del regime dei Rana, rovesciato da un movimento politico sostenuto dal re Tribhuvan e dall’India indipendente. È l’anno in cui il Nepal inizia lentamente ad aprirsi al mondo, ponendo le basi per la costruzione delle prime strade moderne. Proprio per questo, la fotografia assume un valore quasi simbolico. Rappresenta l’ultimo atto di un Nepal arcaico, in cui la modernità arriva come oggetto estraneo, trasportato fisicamente su spalle umane, prima di diventare sistema, infrastruttura e rete.




