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Foto del giorno: il terrore negli occhi dei civili in Vietnam

Foto del giorno: il terrore negli occhi dei civili in Vietnam

Fotografia di Horst Faas (Associated Press), nei pressi di Saigon, Vietnam del Sud, 1° gennaio 1966. Un gruppo composto da tre donne e un bambino cerca riparo in un acquitrino durante uno scontro a fuoco tra soldati statunitensi e nordvietnamiti. È il terrore a prendersi il centro della scena, ravvisabile soprattutto negli occhi della donna in primo piano. Sono civili, ma nelle logiche della guerra moderna non sono esenti dall’orrore della morte e della distruzione.

Foto del giorno: il terrore negli occhi dei civili in Vietnam

L’amaro assunto oggi è comprovato, ma all’epoca non è che fosse così chiaro all’opinione pubblica. Sia chiaro il seguente aspetto: i civili subivano da decenni gli effetti devastanti dei conflitti (un ragionamento valido sin dalla Prima guerra mondiale). Ma era la percezione della loro condizione che variò sensibilmente con la guerra in Vietnam. E chi contribuì a cambiarla furono principalmente i fotografi sul campo di battaglia.

Di loro e del loro approccio diretto (anzi, direttissimo) si è già detto in molteplici occasioni. Per correttezza d’informazione, cito la storia del dodicenne Lo Manh Hung, il premio Pulitzer Toshio Sakai o gli scatti a ricordo della precaria condizione femminile durante gli anni di guerra.

civili Horst Faas Vietnam

Horst Faas, autore dello scatto in sovrimpressione, fu tra i principali fotoreporter nel Sudest asiatico di quegli anni. Il natio di Berlino operò per l’AP già da giovanissimo – aveva 23 anni quando iniziò – e dal 1962 fino al 1974 rimase quasi in pianta stabile in Vietnam, per seguire l’evolversi degli accadimenti.

Anche grazie a lui i media cambiarono radicalmente la maniera di raccontare il conflitto, mostrando le immagini della sofferenza dei civili vietnamiti. E questo risultava essere fondamentale per lo sviluppo di un autonomo spirito critico da parte degli individui, capaci di farsi un’idea propria indipendentemente da ciò che la classe dirigente intendeva comunicare. Il caso statunitense è il più noto, ma non l’unico.

civili fotografia 1966 Saigon

La fotografia del 1° gennaio 1966, in grado come poche altre di rendere esplicito e quindi di dare forma al terrore, fu scattata mentre le truppe nordvietnamite stringevano d’assedio la città di Saigon. In quel momento di grandissima tensione, tre donne e un bambino tentano la fuga dalla città. Sono consapevoli di ciò che sarebbe successo di lì a poco. La paura per i proiettili che sorvolano le loro teste (così come l’elmetto di Faas) assume le sembianze di una reazione fisionomica. È il rigurgito della signora in primo piano, l’espulsione di un male che non sembra andare via.