Almanacco del 9 febbraio, anno 1111: l’imperatore Enrico V di Franconia e papa Pasquale II stipulano lo Iuramentum Sutrinum. L’accordo passò alla storia come un tentativo, benché effimero, di porre fine alla lotta per le investiture. Il patto fra le massime autorità della cristianità europea prevedeva la rinuncia imperiale alle investiture ecclesiastiche in cambio della restituzione dei beni e delle regalie da parte della Chiesa.

Se proprio vogliamo fornire una descrizione, magari semplicistica, però ad effetto, di ciò che fu lo Iuramentum Sutrinum del 9 febbraio 1111, la possiamo mettere in questi termini: rappresentò un momento cruciale, seppur fallimentare, del braccio di ferro medievale tra Chiesa e Impero. Un braccio di ferro al quale però dobbiamo per forza di cose fare rimando. Già, stiamo per affrontare il capitolo della lotta per le investiture. Prometto che sarò breve e conciso.
A distanza di oltre trent’anni dall’umiliazione di Canossa, il conflitto pareva non conoscere una fine. Sì, erano mutati i protagonisti, ma i nodi di fondo erano sempre gli stessi. Cioè, ancora non si capiva chi avesse il diritto di nominare i vescovi e in quale misura il potere spirituale potesse sottrarsi all’autorità temporale.
Alla morte di Enrico IV, il figlio Enrico V ereditò non solo il titolo di rex Romanorum (che se ricorderete dai precedenti approfondimenti, significava che all’imperatore, per essere tale, mancava l’atto dell’incoronazione a Roma), ma anche il problema irrisolto dei rapporti con la Chiesa. A differenza del padre, egli si presentò inizialmente come un sovrano disposto al compromesso. Quando nel 1110 scese in Italia per ottenere la corona imperiale, l’obiettivo era chiaro. Voleva giungere a un accordo che gli consentisse l’incoronazione senza rinunciare del tutto al controllo politico sull’episcopato tedesco, che costituiva uno dei pilastri del potere imperiale.

Il 9 febbraio 1111, durante le trattative con papa Pasquale II, si giunse a un’intesa che, almeno sulla carta, sembrava risolvere radicalmente la questione. La stretta di mano ebbe luogo a Sutri e prevedeva che i vescovi e gli abati del regno germanico rinunciassero ai feudi, ai diritti e alle prerogative temporali ricevuti dall’impero. Dall’altra parte, l’imperatore Enrico V avrebbe rinunciato definitivamente all’investitura con anello e pastorale, riconoscendo che la nomina ecclesiastica spettava esclusivamente alla Chiesa. Era una soluzione estrema, quasi “utopica” per quei tempi. Si parlava di separare in modo netto potere spirituale e potere temporale, riportando i vescovi a una condizione puramente religiosa.
Proprio per questo, l’accordo si rivelò subito impraticabile. I vescovi tedeschi, che da generazioni erano anche grandi signori territoriali, si opposero con forza a una rinuncia che li avrebbe privati delle basi materiali del loro potere. Quando Enrico V giunse a Roma per l’incoronazione e si rese conto che l’applicazione concreta del patto stava naufragando, reagì con pacatezza… No, scherzo, se la prese parecchio. Di fronte al rifiuto di procedere all’incoronazione, fece arrestare il papa e numerosi cardinali. La disputa giuridico-teologica si trasformò in un aperto scontro di forza.
L’autorità imperiale tenne prigioniero Pasquale II per ben 61 giorni, in condizioni dure, nel castello di Tribuco, nella zona di Montopoli di Sabina. Ah, se interessati, sappiate che del castello non resta pressoché nulla, se non una collinetta dove poggiavano le fondamenta dell’edificio.

La pressione psicologica e fisica ebbe l’effetto sperato: il pontefice cedette, concedendo a Enrico V non solo l’incoronazione imperiale, ma anche il riconoscimento del diritto di investitura dei vescovi. Il 13 aprile 1111 Enrico cinse il proprio capo della corona imperiale. Prima di lasciare Roma, pretese inoltre la promessa che non vi sarebbero state rappresaglie per quanto accaduto. L’impero sembrava aver segnato un punto, ma la vittoria, lo dico adesso, era solo apparente.
Gli ambienti riformisti della Santa Romana Chiesa percepirono l’accordo – imposto con la violenza – come largamente illegittimo. Solo nel 1122, con il Concordato di Worms tra Enrico V e papa Callisto II, si giunse a una soluzione di compromesso più equilibrata e duratura. Ma questa è una storia che conosciamo già molto bene, vero?




