Almanacco del 6 marzo, anno 961: il futuro imperatore romano d’Oriente Niceforo II Foca espugna Candia dopo diversi mesi d’assedio, completando la riconquista dell’isola di Creta e ponendo fine all’emirato che nel frattempo vi si era stabilito. Tra IX e X secolo l’isola di Creta occupò una posizione cruciale negli equilibri del Mediterraneo orientale. Situata al crocevia tra Egeo, Levante ed Egitto, essa costituiva per l’Impero romano d’Oriente una piattaforma avanzata di controllo marittimo. Proprio per questo, quando nel primo quarto del IX secolo un gruppo di esuli andalusi riuscì a impadronirsene, l’evento produsse uno sconvolgimento strategico di lunga durata.

Ovviamente occorre rintracciare le origini dell’emirato per comprendere a pieno gli eventi del 6 marzo 961. Ebbene, le radici dell’emirato vanno ricercate nelle tensioni interne all’Emirato omayyade di Cordova. Nell’818, una rivolta scoppiata nel sobborgo cordovano di al-Rabaḍ contro al-Ḥakam I fu repressa con durezza. Come potete immaginare, migliaia di ribelli intrapresero la strada dell’esilio.
Una parte trovò rifugio in Nord Africa, altri si dedicarono alla guerra di corsa. Guidati da Abū Ḥafṣ ʿUmar al-Ballūṭī, questi gruppi occuparono Alessandria d’Egitto per alcuni anni, finché nell’827 furono espulsi dalle forze abbasidi. Secondo le fonti islamiche, proprio in quell’anno (o comunque giù di lì) essi approdarono a Creta. Le fonti bizantine tendono invece ad anticipare lo sbarco di qualche anno.
In breve tempo gli andalusi consolidarono il controllo dell’isola e fondarono una nuova capitale fortificata, Rabḍ al-Khandaq, la futura Candia (odierna Heraklion). Pur riconoscendo formalmente l’autorità del califfo abbaside di Baghdad, l’emirato di Creta operò di fatto in piena autonomia. Per oltre un secolo Creta divenne una base avanzata della guerra marittima islamica nell’Egeo.
Le cronache romee descrivono l’emirato come un centro di pirateria e di traffico di schiavi, responsabile di devastanti scorrerie su Eubea, Cicladi, Peloponneso e persino sulle coste dell’Asia Minore. Episodi come la distruzione della flotta imperiale presso Taso (829) o la cooperazione con Leone di Tripoli nel sacco di Salonicco (esatto, proprio quello terribile del 904) alimentarono l’immagine di Creta quale minaccia permanente. Ma questa è una versione delle tante. Ecco, appunto, cosa dicono le tante altre?
Le fonti arabe e i dati numismatici offrono un quadro più articolato, per così dire. Candia emerge come centro urbano dinamico, con un’economia monetaria attiva e solidi legami commerciali con l’Egitto e il Levante. L’agricoltura conobbe un’intensificazione produttiva (forse con l’introduzione della canna da zucchero) e l’isola si integrò nelle reti economiche del mondo islamico. La popolazione appare mista: musulmani (andalusi e convertiti), cristiani rimasti nelle campagne e una minoranza ebraica.

Per Bisanzio la perdita di Creta fu un trauma strategico. Numerose spedizioni si conclusero con rovesci clamorosi. Le sconfitte del 843 (spedizione di Teoktisto), del 911 (Himerios) e soprattutto del 949 (Costantino Gongila) mostrarono quanto fosse difficile espugnare Candia, protetta da possenti mura e da un sistema difensivo efficace.
La situazione cambiò nel X secolo, quando l’Impero conobbe una fase di rinnovata forza militare sotto la dinastia macedone. L’espansione in Oriente e la riorganizzazione dell’esercito tematico crearono le condizioni per un’operazione su larga scala. Nel 960, sotto l’imperatore Romano II, il comando della spedizione passò al generale Niceforo Foca (futuro basileus col nome di Niceforo II Foca) uno dei più abili strateghi del suo tempo. A capo di una grande armata e di una poderosa flotta, Foca sbarcò a Creta nell’estate del 960, sconfisse le forze musulmane in campo aperto e pose l’assedio a Candia.
L’assedio si protrasse per mesi, durante l’inverno 960-961. Le fonti bizantine insistono sulla disciplina e sull’organizzazione delle forze imperiali: trincee, torri mobili, macchine d’assedio e un blocco navale serrato. Alla fine, il 6 marzo 961, le mura cedettero. I romani presero la città e la saccheggiarono. L’emiro ʿAbd al-ʿAzīz ibn Shuʿayb (detto Kouroupas) finì in catene insieme al figlio e condotto a Costantinopoli per il trionfo.

La riconquista segnò un passaggio decisivo. Sì, perché Creta divenne nuovamente un thema romano orientale, le strutture islamiche furono smantellate e avviata un’intensa opera di cristianizzazione. La caduta dell’emirato eliminò la principale base musulmana nell’Egeo e ristabilì la supremazia navale bizantina nella regione.
Allora come interpretare questo accadimento della seconda metà del X secolo? Beh, anzitutto bisogna dire che la fine dell’Emirato di Creta non fu soltanto una vittoria militare. Rappresentò il simbolo della rinascita bizantina del X secolo. Con essa si chiudeva una fase in cui l’Egeo era stato teatro di instabilità cronica e si apriva una stagione di espansione imperiale che avrebbe portato, pochi anni dopo, alle campagne vittoriose in Cilicia e in Siria. Creta, per oltre un secolo ponte tra due mondi, tornava così nell’orbita di Costantinopoli, lasciando però tracce profonde nella storia mediterranea del Medioevo.




