Almanacco del 4 febbraio, anno 1969: viene formalizzata l’elezione, avvenuta il giorno prima, di Yasser Arafat alla presidenza del Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), assumendone di fatto la guida politica e simbolica. In quel 4 febbraio del 1969 la turbolente storia del Medio Oriente conobbe un’evoluzione considerabile, a posteriori, fondamentale.

Quantomai necessario sottolineare il seguente aspetto: l’ascesa di Yasser Arafat al vertice dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina non avveniva né per puro caso, né in un contesto di tregua fra le parti componenti la resistenza palestinese. Si può dire senza commettere errori di presunzione che l’elezione del 4 febbraio fu una conseguenza diretta dell’esito della guerra dei sei giorni, combattuta nel 1967.

Fino a quel momento l’OLP, esistente dal ’64, era stata un’organizzazione largamente controllata dai regimi arabi, in particolare dall’Egitto di Nasser, e guidata da figure percepite come burocratiche e poco incisive. La disastrosa sconfitta araba del 1967 contro Israele delegittimò però l’idea che la “liberazione della Palestina” potesse avvenire per iniziativa degli Stati arabi.

Si creò dunque un vuoto di leadership. Nel mentre emersero i movimenti guerriglieri palestinesi autonomi. I nomi dovremmo conoscerli a menadito: primo fra tutti Fatah, guidato da Arafat. Quest’ultimo godeva ormai di enorme prestigio tra i profughi e nei campi fedayn grazie alle azioni armate e a una retorica fortemente identitaria.
Accadde che tra il 1968 e il 1969 Fatah riuscì progressivamente a conquistare posizioni decisive all’interno del Consiglio Nazionale Palestinese, in pratica l’organo rappresentativo dell’OLP. A voler scegliere un momento topico in tal senso, indicherei la battaglia di Karameh, nel marzo 1968, in Giordania. Certamente non fu una grandissima vittoria militare nel senso stretto del termine, ma lo scontro l’esercito israeliano accrebbe enormemente il prestigio di Arafat. In quell’occasione egli apparve per la prima volta come il leader palestinese capace di resistere a Israele. Non solo, dimostrò di poterlo fare senza mediazioni arabe.

Il 4 febbraio 1969, durante la sessione di ratifica del Consiglio Nazionale, Arafat divenne il presidente eletto dell’OLP. Con lui, l’organizzazione cambiò natura: da strumento diplomatico controllato dall’esterno passò ad essere un movimento politico-militare a guida palestinese. L’idea alla base del nuovo corso era che solo i palestinesi potessero essere protagonisti della propria liberazione. Arafat seppe tenere insieme anime molto diverse (nazionaliste, marxiste, islamiche) mantenendo Fatah in posizione egemone, e trasformò l’OLP nel principale interlocutore internazionale della questione palestinese.

Concludendo, il 4 febbraio del 1969 segnò l’inizio dell’era Arafat. Un’epoca caratterizzata da un delicato equilibrio tra lotta armata, diplomazia e costruzione di una rappresentanza politica riconosciuta. Da quel momento, nel bene e nel male, la storia dell’OLP e quella personale di Arafat divennero inseparabili.




