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Accadde oggi: 2 gennaio

Accadde oggi: 2 gennaio

Almanacco del 2 gennaio, anno 1547: nella Repubblica di Genova si concretizza la congiura dei Fieschi, ordita per rovesciare il governo del principe-ammiraglio Andrea Doria. L’evento è tutto fuorché marginale. Anzitutto fornisce a chi se ne interessa, un quadro esatto del panorama politico (e non solo) genovese della prima metà del Cinquecento. In secondo luogo, è archetipo delle più celebri macchinazioni avvenute in Europa proprio in quel secolo, perché l’episodio del 2 gennaio 1547 intreccia rivalità personali, conflitti sociali, interessi economici e grandi equilibri geopolitici, a Genova come nel resto del continente.

Accadde oggi: 2 gennaio

Un po’ di contesto non guasta mai, che dite? Dopo la riforma del 1528, Genova era formalmente una repubblica, ma di fatto si trovava sotto l’influenza (a chiamarlo “dominio” non si commette peccato) di Andrea Doria, il principe ammiraglio, legato a doppio filo alla monarchia asburgica di Carlo V. Il nuovo assetto aveva ricomposto l’antico conflitto tra fazioni, ma lo aveva fatto cristallizzando il potere nelle mani di una oligarchia nobiliare, divisa tuttavia al suo interno.

Da un lato stavano i “nobili vecchi”, famiglie antiche, radicate nel sistema finanziario internazionale e profondamente filospagnole (Doria, Spinola, Grimaldi). E dall’altro i “nobili nuovi”, in larga parte ex popolari ammessi al patriziato dopo il 1528, più vicini agli interessi commerciali e manifatturieri e spesso inclini a una politica estera più autonoma, talvolta filofrancese. La congiura dei Fieschi si inserisce precisamente in questo solco.

2 gennaio Genova restaurazione filospagnola 1528

I Fieschi, antichissimo casato comitale, appartenevano alla nobiltà storica ma avevano progressivamente perso influenza politica diretta. Il padre del congiurato, Sinibaldo Fieschi, era stato un fedele sostenitore di Andrea Doria, contribuendo con ingenti prestiti alle imprese imperiali. Questo sostegno, tuttavia, aveva dissanguato le finanze familiari. Alla sua morte, la vedova Maria Della Rovere e i figli si trovarono in difficoltà economiche e costretti a ritirarsi nel feudo di Montoggio, mentre i Doria accrescevano ricchezza e prestigio.

Alcune discordie economiche, unite al trattamento sprezzante riservato a Gianluigi Fieschi da Giannettino Doria (nipote e designato erede politico di Andrea) alimentarono un risentimento profondo. Poi chiaramente, a queste motivazioni personali si sommarono immancabili ragioni politiche. Si dica ciò in virtù dell’ostilità verso un sistema percepito come tirannico, l’avversione al dominio spagnolo e il richiamo – sincero o strumentale, chissà – all’ideale della libertà repubblicana. Come ha messo in luce la storiografia moderna, la congiura fu dunque il prodotto di una convergenza di interessi. Un calderone in cui ribollivano sentimenti di rivalsa familiare, la crisi economica, il sempreverde conflitto tra ceti dirigenti e le visioni alternative del futuro di Genova.

2 gennaio Gianluigi Fieschi

Gianluigi Fieschi preparò l’azione con grande cura e notevole abilità dissimulatoria. La domenica corrispondente al 2 gennaio 1547 si mostrò pubblicamente sereno. Sappiamo dalle fonti coeve che frequentò le piazze, fece visita ad Andrea e Giannettino Doria, riuscendo a dissipare ogni minimo sospetto. In parallelo, fece entrare in città uomini armati – contadini dei feudi fiescani e soldati legati ai Farnese, rivali dei Doria – nascondendoli nel suo palazzo di Vialata e su una galea ancorata in porto.

La sera, durante una cena apparentemente conviviale, rivelò ai congiurati il piano. Bisognava procedere prima con l’occupazione preventiva delle porte della città, per poi impadronirsi delle galee doriane in Darsena. Infine era necessario liberare gli schiavi musulmani per creare confusione ed eliminare Andrea Doria, spezzando il suo dominio.

2 gennaio ex palazzo Fieschi

L’azione ebbe inizialmente successo. Le porte di San Tommaso e dell’Arco caddero presto; si occupò la Darsena grazie anche al tradimento di Scipione Bergognino. Mentre le galee dei Doria caddero in mano ai congiurati. Nel corso degli scontri venne ucciso Giannettino Doria, colpito da un’archibugiata e successivamente finito dai rivoltosi. Guai a credere si trattasse di una vittima collaterale. Anzi, si trattò di un evento di enorme portata simbolica, dato che la congiura eliminava l’erede designato del sistema doriano.

Ma proprio nel momento decisivo avvenne l’episodio che segnò il destino della congiura. Gianluigi Fieschi, salito in armatura completa su una galea, cadde in mare durante il passaggio fra due navi. Il peso dell’armatura lo trascinò a fondo e morì annegato, senza che i suoi uomini se ne accorgessero immediatamente. Una morte indegna, se posso dire, per un’azione complessa, architettata per chissà quanto tempo.

2 gennaio letteratura Congiura Fieschi

La dipartita del capo paralizzò l’azione. I congiurati, pur padroni della Darsena, persero coesione. Il popolo non insorse, anzi si rinchiuse nelle case. I fratelli di Gianluigi tentarono invano di proseguire l’azione, ma furono costretti alla fuga o all’esilio. Andrea Doria, rifugiatosi inizialmente a Masone, rientrò in città una volta compreso il fallimento del colpo.

La repressione fu durissima. Il cadavere di Gianluigi, recuperato giorni dopo, venne esposto e infine gettato in mare per impedirne la celebrazione funeraria. I beni dei Fieschi furono confiscati, i palazzi distrutti e la famiglia bandita. L’episodio fornì a Doria anche il pretesto per consolidare il proprio potere e promuovere una riforma istituzionale (il cosiddetto Garibetto), volta a ricomporre il conflitto tra nobili vecchi e nuovi sotto la sua egida.

2 gennaio Andrea Doria palazzo San Giorgio

La congiura dei Fieschi, pur fallita, ebbe effetti profondi, poiché mise in luce la fragilità del sistema doriano. L’eco degli eventi del 2 gennaio incrinò la fiducia spagnola nella stabilità della Superba Genova e mostrò quanto il consenso interno fosse tutt’altro che compatto. Non è poi un caso se l’episodio affascinò anche la letteratura e la riflessione politica europea, da Retz a Schiller, come paradigma del conflitto eterno tra libertà e potere, tra repubblica e tirannide.