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Accadde oggi: 10 febbraio

Accadde oggi: 10 febbraio

Almanacco del 10 febbraio, anno 1936: nel contesto della guerra d’Etiopia, si svolge la battaglia dell’Amba Aradam, conflitto armato combattuto tra forze del Regno d’Italia, al comando del maresciallo Pietro Badoglio, contro le forze etiopi del ras Mulugeta. Il massiccio dell’Amba Aradam andava oltre la definizione geomorfologica di “montagna”. Questo perché il rilievo costituiva un formidabile bastione naturale che dominava la regione dell’Endertà. Prenderlo, in poche parole, garantiva di riversarsi sulla via per Addis Abeba.

Accadde oggi: 10 febbraio

All’alba del 10 febbraio, dopo settimane di preparazione logistica e ricognizione aerea, Pietro Badoglio diede avvio all’offensiva. L’esercito italiano, forte di una netta superiorità tecnica, mise subito in campo artiglieria pesante e i carri leggeri CV33. Oltre ciò, fece un uso sistematico dell’aviazione, la quale svolse sia compiti di bombardamento che di osservazione continua. Fin dalle prime ore, l’attacco italiano fu accompagnato dall’impiego massiccio di armi chimiche, in particolare granate all’arsina e bombe all’iprite, utilizzate non solo contro le trincee ma anche lungo le vie di comunicazione e le retrovie nemiche.

10 febbraio mappa guerra d'Etiopia

Badoglio concepì l’operazione come una manovra di accerchiamento progressivo. L’obiettivo era costringere le truppe del ras Mulugeta a scendere dalle posizioni elevate e spingerle verso il piano di Antalo, dove sarebbero state annientate dal fuoco concentrato italiano. L’11 febbraio le regie divisioni iniziarono l’aggiramento del massiccio montuoso da ovest, mentre un altro corpo si muoveva a est. Mulugeta comprese troppo tardi l’ampiezza della manovra e non riuscì a riorganizzare efficacemente la difesa.

10 febbraio maresciallo Pietro Badoglio

Il 12 febbraio fu probabilmente il giorno più duro della battaglia dell’Amba Aradam. Le truppe etiopi tentarono una discesa improvvisa dal fianco occidentale dell’Amba, colpendo duramente le Camicie Nere, ma l’azione non fu sufficiente a fermare l’avanzata italiana. L’artiglieria e l’aviazione continuarono a martellare senza sosta le posizioni etiopi, aggravando il caos e le perdite. I gas vescicanti provocarono effetti devastanti. Si parla della decimazione di interi reparti. La disgregazione delle forze di Mulugeta divenne sempre più evidente.

10 febbraio alpini su altura Amba Aradam 1936

Tra il 14 e il 15 febbraio l’operazione giunse alla fase conclusiva. Approfittando della nebbia e dell’oscurità, gli italiani completarono l’accerchiamento dell’Amba Aradam. Quando le nubi si diradarono, molti etiopi compresero che ogni via di fuga era ormai preclusa. Seguì un ultimo, disperato tentativo di resistenza. Si combatté addirittura all’arma bianca, ma per gli etiopi il destino era pressoché segnato. Con la morte di ras Mulugeta (colpito durante un tentativo di reazione dopo aver appreso dell’uccisione del figlio) la battaglia iniziata il 10 febbraio 1936 poteva dirsi conclusa. Un capitolo importante della guerra d’Etiopia era stato scritto.

10 febbraio italiani conquistano altura

La vittoria italiana si trasformò immediatamente in massacro. Nei giorni successivi Badoglio ordinò di colpire con bombe all’iprite le colonne etiopi in ritirata, mentre gruppi locali, come gli Azebu Galla, si unirono agli italiani nell’attacco ai fuggitivi. Le perdite etiopi furono enormi, stimate in circa 20.000 uomini, mentre quelle italiane, secondo i comunicati ufficiali, risultarono relativamente contenute.

10 febbraio stampa italiana 1936

Dal punto di vista strategico, l’Amba Aradam segnò il collasso dell’organizzazione militare etiope nel settore settentrionale. Ci sono poi altri due aspetti della vicenda. Quello storico, ovviamente, rimanda a uno degli episodi più controversi della guerra d’Etiopia. Un simbolo dell’uso sistematico delle armi chimiche e della violenza coloniale esercitata dall’Italia fasc.sta. Poi c’è l’aspetto linguistico-culturale, che probabilmente qualcuno fra voi avrà già subodorato. Gli uomini del Regio Esercito che tornarono in Italia, useranno il termine “Amba Aradam”, poi translitterato in “ambaradan“, per indicare una situazione caotica, confusa, disorientante. Gli aggettivi si sposarono alla perfezione con quanto accadde nell’Africa orientale a partire dal 10 febbraio del ’36.