Fotografia di anonimo, Beirut, campo base italiano in Libano, 1983. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini saluta le truppe italiane di stanza in Medioriente. All’apparenza banale, lo scatto rappresenta un momento cruciale della storia contemporanea italiana. Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, delle truppe armate italiane si trovavano al di fuori del territorio nazionale per quella che, almeno formalmente, era una missione di peacekeeping.

Il nome della missione era Italcon e si svolse in due fasi, fra il 1982 e il 1984. Mentre la nazione festeggiava il successo della nazionale calcistica al mondiale di calcio, con il celebre scatto di Pertini in aereo a giocare a carte con i neocampioni, i militari italiani si trovavano in un paese di guerra. Ma perché c’era questo bisogno? Le truppe italiane erano le sole? Per rispondere a queste domande dobbiamo analizzare più alla larga la questione.
La vicenda si inserisce nell’attualissimo scontro fra Israele e Palestina che, senza entrare troppo nei dettaglia, riguardò anche la vicina nazione in questione. Il 6 giugno di quello stesso 1982, con l’Operazione pace in Galilea, le forze armate israeliane (l’ormai noto IDF), entravano nel Libano del sud. La situazione era molto calda e Philip Habib, inviato in Libano dal presidente statunitense Ronald Reagan, cercava un punto di incontro per evitare situazioni ancora più spiacevoli.

Elemento importante al fine di meglio comprendere la questione è la presenza della base operativa dell’OLP in Libano. I combattenti per la liberazione della Palestina da qui manovrarono le loro operazioni dal 1971 al 1982 appunto. Per evitare massacri e pesanti scontri a fuoco fra IDF e OLP, Habib trovò un accordo. I sopravvissuti dell’organizzazione potevano trovare rifugio nei vicini stati arabi pronti ad accoglierli. In tutto questo però ancora nessuna traccia del perché i soldati italiani si trovavano lì.
Parte fondamentale dell’accordo trovato da Philip Habib ha come protagoniste proprio le forze internazionali, francesi, americane, inglesi e italiane appunto. La loro presenza nel territorio libanese avrebbe avuto il compito di garantire la pacifica transizione e chiusura dell’annosa vicenda. La missione italiana Italcon, ripartita in “Libano 1” e “Libano 2” successivamente, trovava il suo compito proprio all’interno di questa cornice.

La questione geopolitica era, ed è oggi più che mai, molto complicata però. I due interventi brevemente descritti non portarono alla conclusione della vicenda. Dopo la riapertura del conflitto Israelo-Palestinese nel 2006, fu necessario infatti un nuovo intervento internazionale. Anche questa volta le truppe armate italiane vi presero parte. A distanza di un anno, il Presidente della Repubblica scattava due foto. Una di gioia, di un mondiale vinto e sofferto, una di onore militare e di guerra. Un triste dualismo del quale, purtroppo, spesso e volentieri non si può far a meno.




